CINEMA/ Qualunquemente e Che bella giornata: due film vincenti grazie al realismo

- Maria Luisa Bellucci

MARIA LUISA BELLUCCI prova a spiegarci il segreto del successo dei due film italiani di questo inizio anno più amati dal pubblico

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Antonio Albanese, protagonista di Qualunquemente (Foto Ansa)

Il più bel film italiano degli ultimi periodi, luno. Il più realistico, se diamo ascolto alle cronache, laltro. Supportati, entrambi, da una non banale dose di risate che è solo una delle chiavi del loro successo. Stiamo parlando di Che bella giornata, con uno spumeggiante Luca Medici, alias Checco Zalone, e di Qualunquemente, con Antonio Albanese.

Coshanno in comune? Tutto o niente, a dire il vero. Hanno colpito gli italiani al cuore e alla pancia. Hanno conquistato il botteghino – Albanese primo nel box office del fine settimana, mentre Zalone ha sfondato il muro dei 40.000.000 di euro superando addirittura La vita è bella di Benigni. Parlano, ciascuno a proprio modo e in contesti differenti, del nostro Sud.

Questa, però, è solo la superficie. Perché, a ben guardare, le ragioni del loro successo sono profonde e si possono cogliere anche rispetto a un filone comico ormai rodato negli anni, un evergreen, quello dei cinepanettoni. Questi ultimi contano su un team di personaggi che non nascono come comici, ma sono comunque rodati. De Sica&Co, unitamente alle varie soubrette del momento, creano una squadra riconosciuta e facilmente riconoscibile dal pubblico, così come la comicità che inventano, che fa ridere in quanto demenziale.

Sullaltra barricata sfilano pellicole come Benvenuti al Sud, con Claudio Bisio, La Banda dei Babbi Natale, con Aldo Giovanni e Giacomo, e i nostri Che bella giornata e Qualunquemente. Tutti film che nascono attorno alla figura di un attore che in primis è un comico di professione. questo a far la differenza? O forse il tipo di comicità?

Demenziale, come si è detto, per i De sica &Co. Più elegante per Benvenuti al Sud. Legata alla schematicità televisiva, per Aldo Giovanni e Giacomo. Un mondo a parte sono, invece, Checco e Cetto La Qualunque, perché costruiscono la risata sui forti contrasti, come già aveva fatto Bisio prima di Natale.

 

È indubbiamente questa la marcia in più. I forti conflitti sono, per regola, il motore drammaturgico delle storie meglio riuscite e, evidentemente, anche delle risate più durature. Contrasti di situazione, paradossali e demenziali sono il pane quotidiano dei cinepanettoni. Conflitti sociali, fortemente radicati nel tessuto culturale e storico italiano sono gli argomenti di cui ci parlano Checco e Cetto.

 

Che bella giornata – siamo certi che sia questa la chiave del suo grandissimo successo – racconta in maniera delicata ed estremamente divertente temi non banali come l’integrazione culturale e religiosa, il terrorismo, la disoccupazione giovanile, la pratica delle raccomandazioni, le difficoltà di un amore interraziale e infine, come scordarlo, l’annoso baratro che corre tra Nord e Sud del Belpaese.

 

Il mitico Cetto La Qualunque, invece, ci proietta in un mondo che non conosciamo direttamente, ma di cui sentiamo parlare dalle cronache. La politica e la scalata alla conquista del potere in un Sud che non ha regole se non quelle del trash, dell’illegalità, dell’esageratamente fuori dagli schemi, dell’adulterino e della ragazza facile-donna oggetto.

Tutti temi, in entrambi i casi, di fortissima attualità e che ci riguardano in prima persona, toccando le corde del nostro vivere quotidiano. Potremmo definire il cuore pulsante di Checco e Cetto come una realtà caricaturale estremizzata. Accade, così, che, mentre i cinepanettoni creano una comicità che, in quanto demenziale, può piacere o no, Checco e Cetto parlano di noi.

 

A Checco il merito di alleggerire la serietà di una situazione difficile, regalando allo spettatore certamente più consapevolezza sul/sui problemi, ma donandogli al contempo una chiave diversa per leggere le contingenze. Un riso amaro, invece, è quello che ci rimane alla fine di Qualunquemente. Si ride, ma con una certa sofferenza, perché qui, rispetto a Che bella giornata, l’estremizzazione della realtà acuisce il problema ponendocelo come irrimediabile.

 

Un paragone, per quanto azzardato, non è fuori luogo. Roberto Benigni con il suo indimenticabile La vita è bella ci fece piangere, ma riuscì a farci dimenticare il dramma dei campi di concentramento strappandoci una risata catartica sul finale del film. Gli italiani, vien da pensare – e da dire – han voglia e bisogno di ridere.

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