HAPPY DAYS/ Il musical che mostra il vero volto di Fonzie e co., gli “eroi di tutti i giorni”

- La Redazione

Il telefilm degli anni70 rivive in un musical stile Broadway, il cui punto di forza sono trucco e costumi e il lavoro degli attori su gestualità e voce. La recensione di CAMILLA MEREGHETTI

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Happy Days - il Musical

Milano come una piccola Broadway? La strada è ancora lunga, ma certo il capoluogo lombardo ha sempre più da offrire agli appassionati dei musical. Lultima novità si chiama Happy Days Il musical, una produzione della Compagnia della Rancia ispirata alla celebre serie americana che narra le vicende della famiglia Cunningham e dei suoi amici negli anni Cinquanta. Trasmessa sulle reti italiane dal 1977 (tre anni dopo il primo episodio americano), per 11 serie il telefilm ha appassionato un pubblico sempre più numeroso: ancora oggi le repliche fanno parte delle programmazioni tv, seguite da giovani e adulti. Chi non conosce i tipici gesti di Fonzie, il colore dei capelli di Ricky, il mestiere del signor Howard Cunningham? Quasi come in una moderna commedia dellarte, i protagonisti di Happy Days devono fare i conti con problemi comuni a qualsiasi famiglia del mondo e li risolvono facendo appello ai valori dellamicizia, dellaccoglienza, dellonestà, della collaborazione, della fiducia. Questa semplicità è forse la chiave di un successo universale che dura da oltre quarantanni.  
La storia in questo caso prende lavvio dai problemi economici di Big Al, proprietario del mitico Arnolds, punto di ritrovo dei ragazzi di Milwaukee: il locale rischia di essere trasformato in un parcheggio. Bisogna dunque trovare dei fondi per pagare i debiti e contrastare lofferta economica della società edilizia che ha messo gli occhi su quel terreno. Tutti sono chiamati a inventarsi qualcosa, per salvare Arnolds dal fallimento: Marion e le casalinghe venderanno torte, Chuky e sottiletta Joanie e gli altri ragazzi si scateneranno in una trascinante gara di rock&roll acrobatico, Fonzie combatterà sul ring contro i fratelli-bulli Malachi, nellincontro in diretta tv organizzato dal signor Cunningham e dalla loggia del leopardo. Tutto sembra essere risolto, quando Fonzie scappa dalla città in sella alla sua Harley Davidson: non può compromettere la sua reputazione a causa di un dolore al ginocchio che gli impedisce di combattere, e – soprattutto – non può scalfire la sua immagine di playboy solitario, per il ritorno in città del suo unico grande amore, Pinky.
In due ore gli spettatori rivivranno levoluzione che i personaggi hanno subìto in undici anni di episodi: non vengono riproposte solo delle macchiette, dunque. Come Fonzie scopre il significato di essere un vero eroe, ovvero di rimanere al fianco dei propri amici nonostante le proprie (per lui inammissibili) debolezze, anche gli altri sono chiamati a riflettere sulla propria vocazione: Ricky sul fidanzamento con Lorybeth; la signorra Cunningham sul desiderio di far emergere la creatività al di fuori delle mura domestiche; Joanie sul significato di diventare adulti. Ognuno di loro, in questo confronto con le scelte della vita, è un eroe: l eroe di tutti i giorni, come si canta nel finale.

A parte Rock around the clock,la famosissima sigla scritta da Bill Haley&His Comets, le canzoni sono state composte ad hoc e per la maggior parte risultano piacevoli e orecchiabili, grazie all’interpretazione dei bravissimi Fonzie (Riccardo Simone Berdini), Chuky (Alessandro Lanzillotti), Marion Cunningham (Sabrina Marciano), Joanie (Maria Silvia Roli) e Pinky (Floriana Monici), accompagnati dalla band live. Azzeccate inoltre alcune trovate coreografiche come in Un messaggio tra le note, ambientata nel garage di Fonzie, con le ballerine che a sorpresa escono dal cofano dell’auto che sta aggiustando e vi scompaiono alla fine; o anche il combattimento tra Fonzie e i Malachi, con un buffissimo effetto a rallenty. Altre invece risultano un po’ meno comprensibili ma divertenti, come la comparsa di Elvis Presley e James Dean, rievocati come consiglieri dal playboy dal ciuffo perfetto e dall’eterno chiodo nero.
La vera forza di questo spettacolo però è l’impressionante somiglianza degli attori con quelli originali, merito di trucco e costumi e di un attento lavoro degli interpreti sulla gestualità e sulla voce: particolarmente riusciti i personaggi di Marion e Howard Cunningham, del cugino Chuky e ovviamente di Fonzie. In Happy Days – Il musical chi ha amato la serie potrà rivivere l’atmosfera rasserenante e allegra del telefilm, divertendosi con le trovate scenografiche in perfetto stile anni ’50, di cui si anticipa solo il sipario composto da enormi dischi in vinile e relative copertine.

Lo show rimarrà al Teatro della Luna fino al 10 aprile, dopodiché il tour proseguirà a Napoli, a Torino e a Trieste, per chiudersi al 22 maggio 2011. Per info e costi del biglietto, www.teatrodellaluna.com

(Camilla Mereghetti)

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