LIBERA USCITA/ Il film sulla falsa libertà che manda in crisi la comicità dei fratelli Farrelly

- Maria Luisa Bellucci

Celebri per le loro commedie, i fratelli Farrelly tornano al cinema con Libera uscita, che non riesce però a essere allaltezza dei precedenti film. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

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Una scena del film Libera uscita

Cerano una volta Scemo e più scemo e Tutti pazzi per Mary. Ma questa, purtroppo per noi e per i fratelli Farrelly, è unaltra storia. Si riparte da Rick (Owen Wilson) e Fred (Jason Sudeikis) protagonisti di Libera uscita. Quarantenni, mariti premurosi – più o meno – e padri affettuosi. Uomini perfetti, insomma, non fosse per quel vizietto che li accompagna nella loro consolidata amicizia, arrivando a minare le fondamenta della loro americana casa con staccionata.

Irrimediabilmente attratti dalle altre donne verso i cui lati A e B le loro teste fanno giri di 360, non riescono a eludere lo sguardo stupefatto delle rispettive mogli. Belle e in gamba, fra laltro. Due differenti punti di vista, i loro. Gli uni – Rick e Fred – a proprio agio nelle rassicuranti e inamidate camicie da mariti premurosi, ma con la necessità – o il semplice desiderio? – di evadere dalla quotidianità. Le altre, incredule nel constatare che quelle famose case con staccionata non bastano più ai loro uomini.

E se non ci fossimo mai sposati?, pensano Rick e Fred? Ora, in effetti, potrebbero divertirsi e acchiappare nella rete del single rampante tante belle gallinelle. O è, questa, solo la sindrome dei maschi quarantenni in crisi nel loro senso di virilità, dopo che anni di abitudinario matrimonio hanno affievolito il ricordo del maschio conquistatore? Perché prima cè quella delluomo in equilibrio sulla soglia dei trenta che non accetta lidea di – perché no – assumersi responsabilità che vadano oltre il proprio ombelico. Lultimo bacio di mucciniana impronta docet. Così come Baciami ancora si infila nella linea dei maschi claustrofobici rispetto alla femminea bellezza della propria moglie/compagna di vita.

Con una differenza. Gabriele Muccino è allergico alla risata. I fratelli Farrelly, come si confà al loro stile, scelgono la linea comico-demenziale. Ma i tempi di Scemo e più scemo e Tutti Pazzi per Mary sono lontani. Accade, così, che quella libera uscita dal matrimonio – in cui tutto è concesso! – che le dolci consorti concedono ai due mariti in calore perde in forza comica.

Le risate ci sono, le situazioni quasi paradossali anche, ma Rick e Fred proprio non ce la fanno a farci ridere come i Farrelly di un tempo avrebbero fatto. Due ragazzotti impacciati che nascondono un potenziale comico demenziale non indifferente e che, invece, si limitano a fare la figura degli imbranati un po’ stupidi. Mentre le mogli, affrante, conquistano uomini come se niente fosse.

Ma cos’è? Una gara maschi contro femmine? O una riflessione sul matrimonio? Ci aveva già pensato Revolutionary Road – chapeau – e ultimamente la vena più leggera e comica di Hollywood ci è tornata con Sex and the city 2, in cui l’appartamento di Carrie diventa rifugio per coloro – fra i suoi amici e amiche – che necessitano di scappare dal sigillo nuziale. Si resta interdetti e il film è bocciato. Non tanto per il tema. Ma perché avremmo voluto ridere di più.

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