LARTE DI CAVARSELA/ Ragazzi senza meta in un film con gli adulti “sbiaditi”

- Ilenia Provenzi

Il film di Gavin Wiesen racconta una storia di stampo holdeniano, con protagonista un ragazzo misantropo e solitario. La recensione di ILENIA PROVENZI

Arte_CavarselaR400
Una scena del film L'arte di cavarsela

Quando si parla di unadolescenza tormentata, il pensiero corre subito al Giovane Holden, il simbolo di una generazione in crisi con se stessa e con la realtà circostante. Larte di cavarsela (in inglese, The Art of Getting By), il film uscito dal Sundance e diretto da Gavin Wiesen, racconta una storia di stampo holdeniano, con protagonista un ragazzo misantropo e solitario alle prese con un mondo al quale si sente estraneo, come una nota stonata.

Cè una buona dose di prevedibilità nelle vicende narrate, oltre che di autocommiserazione, ma non manca qualche sprazzo di emozione e di sorpresa. Toni seri e leggeri si bilanciano nello stile di Wiesen, che senza produrre un capolavoro sa fare bene i compiti. A differenza del suo protagonista.

Il giovane George (Freddie Highmore), che frequenta una high-school newoyorkese, si trascina tra le lezioni senza la minima voglia di applicarsi, sfoggiando unaria ora pigra, ora depressa, lasciando però intravedere una mente brillante. A casa legge Camus, isolandosi dal mondo complicato della madre e del patrigno che rappresentano tuttaltro che un modello a cui ispirarsi. Nelluniverso di Wiesen i genitori sono delle figure sbiadite e segnate dallombra del fallimento, al contrario degli insegnanti che appaiono entusiasti del loro lavoro, anche quando gli studenti non sembrano interessati a ciò che hanno da dire.

George non è felice di deluderli, ma la sua relazione con lambiente scolastico è tormentata, sulla scia dei modelli letterari a cui il film sembra ispirarsi. E complicato è anche il suo rapporto con Sally, la bella studentessa che un giorno irrompe nella sua vita e lentamente sgretola la sua emarginazione, conquistata dallingenua ribellione del ragazzo che considera unanima affine.

La storia damore adolescente sullo sfondo della Grande Mela è già stata al centro di altri film del genere, come Lamore giovane e Fa la cosa sbagliata. A unirli è la presenza del ragazzo malinconico e sensibile, che non riesce a esprimere la sua personalità e si isola in una bolla di indifferenza nei confronti del mondo circostante. George è un ribelle non perché anela alla libertà e mal sopporta le costrizioni sociali, ma perché non vede uno scopo, un obiettivo allettante nella vita che conduce e che lo aspetta in futuro.

Emma Roberts, che interpreta la sua sfuggente anima gemella, è una delle sorprese migliori del film e dimostra di meritare una parte da protagonista. L’amicizia/amore che nasce tra Sally e George è il fulcro emotivo del racconto e si sviluppa in alcune scene delicate e intense. Quando sono insieme, cercando di mettere a fuoco i sentimenti reciproci, si ha l’impressione che i due personaggi siano autentici, come se sperimentassero davvero per la prima volta i tormenti che ci sono tanto familiari.

Così, nonostante il regista non si sforzi di superare i luoghi comuni del film adolescenziale che unisce il romanticismo e la storia di formazione, con una colonna sonora adatta al target di riferimento, vince nella costruzione dei personaggi. Siamo immersi nell’alta società di Manhattan, ma i ritratti umani sono sfumati, senza picchi di cattiveria né di bontà. Emerge il carattere viziato, a volte insopportabile, ma anche il fascino e la dolcezza.

Gli adulti sono figure molto lontane dal modello di sicurezza e di saggezza che, in un mondo ideale, ci si aspetterebbe che fossero per i loro figli. Al contrario sono irrisolti, oppressi da un senso di fallimento, sempre alla ricerca di una vita migliore tra un divorzio e un trasloco, incapaci di trovare una misura nell’educazione dei loro rampolli, a volte lasciati troppo liberi e senza una guida.

Non è certo una visione del mondo ottimista e rassicurante, ma non bisogna dimenticare che rispecchia un ambiente – quello della Upper Class di New York – fatto di ricchezza e di privilegi, ma tristemente privo di energia e dell’arte pratica “di cavarsela” nella vita quotidiana. Un mondo dove l’assenza di uno scopo più alto, di un obiettivo per cui lottare e da conquistare con le unghie e con i denti porta all’indifferenza e allo “spleen” di baudeleriana memoria, spingendo i giovani a ripiegarsi in se stessi e a sfuggire all’impatto con la realtà.

Eppure c’è qualcosa di buono che suscita tenerezza ed empatia nello spettatore. La sensibilità del protagonista, l’apertura ai sentimenti e al romanticismo che, in un modo o nell’altro, prima o poi si insinua nella vita dei giovani. Anche in quella degli eredi tormentati del giovane Holden.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori