THE WORDS/ Tre storie per scoprire il confine tra realtà e finzione

- Ilenia Provenzi

The Words, diretto da Brian Klugman, racconta tre storie incastrate luna nellaltra, che si rivelano in realtà ununica trama. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film

Che cosa siamo disposti a fare per realizzare un sogno? The Words, diretto da Brian Klugman, racconta tre storie incastrate luna nellaltra, che si rivelano in realtà ununica trama narrata da tre scrittori.

Il primo è un autore di successo, Clay Hammond, non più giovanissimo, che presenta il suo ultimo romanzo al pubblico. Una giovane dottoranda lo ascolta attenta, ansiosa di scoprire chi si nasconde dietro la facciata delluomo sicuro di sé. Crede di sapere i fatti salienti della sua vita, ma, come spesso accade, la persona idealizzata non corrisponde a quella reale.

Il secondo è il protagonista del romanzo, Rory Jansen, un aspirante scrittore pieno di speranze e di sogni che, dopo il college, si trasferisce a New York con la fidanzata. Quando un agente lo chiama, sillude di avere finalmente raggiunto il suo obiettivo, ma il verdetto è amaro: la sua storia non è pubblicabile, perché troppo sofisticata. Costretto ad accettare un lavoro dufficio in una casa editrice, Rory sente di avere tradito la sua vera natura, finché non gli capita tra le mani un manoscritto dalle pagine ingiallite. La storia è appassionante e del tutto anonima. Una vera tentazione.

Ed ecco che entra in scena il terzo narratore, un vecchio misterioso che ferma il giovane scrittore in un parco e gli racconta del suo passato, segnato da una tragica storia damore ambientata a Parigi, immortalata in un manoscritto perduto. Rory riconosce la storia: è quella che lui stesso ha rubato, pubblicandola come sua e raggiungendo il sospirato successo. Impossessarsi dei racconti altrui, però, ha un prezzo. Ti devi prendere anche il dolore, gli ricorda il vecchio, che rifiuta di rendere pubblica la verità, ma non può perdonare il giovane. Assieme alle parole, Rory si è appropriato dei suoi sentimenti.

Qual è il confine tra la finzione e la fantasia? Che cosa succede quando le parole si trasformano in esperienza, e viceversa? La moglie crede di vedere nel romanzo di Rory la sua vera essenza, ma quel romanzo non è altro che una bugia. E mentre i giorni passano, la vita dello scrittore ripercorre quella del vecchio, il vero autore, assorbendone come predetto la sofferenza e il senso di perdita.

The Words può avere dei difetti, ma è un film che pone delle domande e incoraggia a riflettere. Che cosa significa scrivere? Quale prezzo si è disposti a pagare per realizzare un sogno? Rory diventa ricco e famoso, ma si ritrova terribilmente solo. Se il sogno non è reale, ma incarna una menzogna, tutto alla fine precipita: si mette in dubbio l’amore, si mette in dubbio se stessi. Rimane una casa vuota, bellissima ma gelida come un igloo, dove la verità è sepolta sotto strati di finzione che è troppo tardi per sciogliere.

Chi scrive, per lavoro o per diletto, riconoscerà nella sceneggiatura di Brian Klugman e Lee Sternthal il desiderio, che diventa bisogno, di raccontare una storia per dare un senso alla vita. Ma siamo sicuri che rifugiarsi nelle parole non sia un modo per cambiare la realtà, per tentare di viverla in modo diverso quando il destino ci sfugge di mano, spingendoci in una direzione che non vorremmo?

A volte gli scrittori creano dei personaggi che li rappresentano, per avere quella seconda chance che la realtà quotidiana raramente concede. Lasciano nelle loro storie dei frammenti di sé, degli stralci di vita vera o immaginata, perché in fondo chi può dire se sia più reale ciò che vediamo e tocchiamo, oppure il prodotto della nostra fantasia?

Rory ruba le parole, ma le parole diventano sue soltanto quando vive in prima persona i sentimenti che nascondono. Se prendi la storia, prendi anche il dolore. 

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