TROPPO AMICI/ Una famiglia in viaggio verso un “punto di non ritorno”

- Maria Luisa Bellucci

Dopo aver firmato egregiamente Quasi amici, Nakache e Toledano tornano con un film che non allaltezza del precedente, ma ugualmente divertente. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

Troppo_amiciR439
Una scena del film
Pubblicità

Film ansiogeno, Troppo amici, per chi è allergico alla famiglia. Sia quella di sangue che quella acquisita. Un susseguirsi di cose da sbrigare, appuntamenti cui non mancare, telefonate da fare. Il tutto cercando di non lasciarsi sorpassare dalla furbizia scatenata dei propri figli. Anzi, di uno in particolare. Lucien, perché Prosper è ancora troppo piccolo per scatenarsi in una furia indomabile. Una peste senza eguali, Lucien, che rompe e irrompe nella vita affaticata e a tratti scassata di Alain e Nathalie.

Ex animatore di villaggio lui, con lobbligo morale di dedicarsi a un lavoro stabile, ma con in cuore la malinconia verso un mestiere che non può più fare. Perchè ormai è cresciuto. diventato un uomo e deve inseguire la stabilità come moneta con cui pagare il benessere familiare. Poi cè Nathalie. Bionda e molto francese, sia nellatteggiamento che nel portamento. Un po svampita, sicuramente molto presa dalla gestione domestica. Complicata quanto frenetica anche grazie al carattere ancora un po adolescenziale di Alain. Per cui Nathalie di figli non ne ha due. Ma a tratti tre. Alain compreso.

Nathalie, però, non è sola. Si porta appresso tutta la sua famiglia, una presenza emotivamente ingombrante nel già complicatissimo menage familiare con Alain. Una gabbia di obblighi che si declinano nelle mille forme del vivere quotidiano e che incatenano la fantasia emotiva del povero Alain. Che sì, è ancora un po bambino, ma almeno è se stesso. Mentre Jean-Pierre e sua moglie, rispettivamente fratello e cognata di Nathalie, sembrano geometricamente studiati come larchitettura della casa in cui abitano.

Pubblicità

Una bizzarra e colorata apparenza di perfezione cela la fantasia individuale dei due, troppo impegnati a piacere più agli altri che a se stessi. Un rincorrere continuo verso le aspettative che il mondo circostante riversa loro addosso adombra le reali possibilità di felicità. Al punto da sembrare una macchietta vivace e sbiadita nello stesso tempo. Che fa ridere, ma rattrista nel celare dietro di sé evidenti incongruenze tra la volontà dessere qualcuno ed essere qualcosa daltro.

Pubblicità

La pazzia quasi bonariamente e scherzosamente omicida di questa famiglia (Nathalie e Jean-Pierre) racchiude la propria essenza in Roxanne. Folle e divertente, Roxanne è un concentrato di tagliente e disperata ironia che travolge come un uragano. E che conduce, a suo modo, a un punto di rottura. Il punto di non ritorno. Quello a partire dal quale ogni cosa può, anzi deve, cambiare. Ogni personaggio intraprende il proprio personale cammino di crescita e di conquista dellindipendenza. Dagli altri, dai pregiudizi che rinchiudono in un anacronistico luogo comune Bruno – medico di colore costantemente scambiato per infermiere -, da legami che non vanno spezzati, solo moderati, e da quella parte di sé che ha bisogno di essere sostenuta per credere di poter esistere.

Nella commedia di Eric Toledano e Olivier Nakache tutto questo scivola via portandoci in un mondo immaginario surreale nella sua comica frenesia. Restiamo senza fiato, travolti dal ritmo affannoso e affannato di Nathalie e Alain. Ce ne lasciamo trasportare, quasi impauriti e straniti dalla pressione che proviamo all’inizio del film. Invece poi tutto si scioglie. Le tensioni si allentano. Ciascuno dei personaggi percorre la propria strada, ritrovando quella parte di sé lasciata in balìa dello stress sociale.

Non delude la commedia di Olivier Nakache ed Eric Toledano. Che dopo aver firmato egregiamente Quasi amici, tornano al grande schermo con un film che certamente non è all’altezza del precedente, ma che ugualmente diverte e intrattiene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

I commenti dei lettori