WAR HORSE/ Un kolossal “affresco” dove lamicizia trionfa tra le guerre

- Ilenia Provenzi

Il nuovo kolossal di Spielberg ripercorre le vicende della Grande Guerra dal punto di vista di un purosangue e del suo rapporto di amicizia con un ragazzo. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film War Horse

La nobiltà di un animale contro la violenza degli uomini: War Horse, il nuovo kolossal del maestro Spielberg, ripercorre le vicende della Grande Guerra dal punto di vista di un purosangue fiero e indomito, che diventa il simbolo di un ideale di purezza miracolosamente sopravvissuto agli orrori del fronte.

Tratto dal bestseller di Michael Morpurgo, uscito in Inghilterra nel 1982, il film narra le avventure del cavallo Joey, acquistato da un umile agricoltore del Devon e addestrato dal giovane e testardo Albert (Jeremy Irvine). Insieme, ragazzino e cavallo cercheranno di dissodare il terreno per pagare i debiti contratti dalla famiglia con il ricco Lyons, unimpresa eroica resa però vana da una pioggia torrenziale che distruggerà il raccolto.

Il destino non smette di giocare a sfavore dei due amici: per evitare il tracollo economico, il padre di Albert decide di vendere Joey a un ufficiale britannico, ignorando le proteste del figlio. La Prima guerra mondiale sintromette così drammaticamente nel rapporto tra il ragazzino e il suo destriero, che attraversa la Manica e finisce in trincea, dove cambia diversi padroni. Prima è catturato dai tedeschi, ma i due giovani ufficiali che fuggono con lui non fanno una bella fine, poi passa alle cure di una ragazzina francese, Emilie, che vive con il nonno, per tornare infine nelle mani di un soldato tedesco.

Lo stesso destino che ha diviso Joey e Albert, però, gioca inaspettatamente a loro favore. Raggiunta letà giusta per arruolarsi, infatti, Albert raggiunge lesercito britannico e cerca il suo amico cavallo per tutto il fronte occidentale, ritrovandolo proprio al termine del conflitto. Tutti i fili si ricongiungono nel commovente finale, che vede il trionfo della purezza e dei sentimenti sulle brutture della guerra, mentre la pace e la bellezza della natura ci ricordano quando inutili e devastanti siano le battaglie tra i popoli.

War Horse è un kolossal per famiglie che sinserisce nel filone del cinema di guerra tanto caro a Spielberg (vedi Salvate il soldato Ryan), una storia in cui trionfa lamicizia tra il ragazzino e il cavallo, due spiriti puri in un mondo che ha perso il rispetto per lumanità a causa delle logiche del potere e del denaro.

La prima parte, ambientata nella verde campagna del Devon tra le case di pietra e le fattorie, mostra la nascita del legame tra Joey e Albert, rafforzato dall’eroica impresa di arare il campo per salvare la famiglia dal tracollo. Le scene dedicate all’addestramento del cavallo sono forse eccessivamente lunghe e danno l’impressione che il film sia privo di un ritmo efficace, come se non sapesse bene che direzione prendere.

Con lo scoppio della guerra la storia diventa più avventurosa, ma altrettanto dispersiva: mentre Joey passa di padrone in padrone, il pubblico fa conoscenza con diversi personaggi (gli ufficiali, i soldati, la ragazzina francese con il nonno). Ma non ha tempo di affezionarsi, perché il film procede per brevi affreschi che, pur essendo in qualche modo collegati tra loro, formano tante piccole vicende a sé stanti, che lanciano dei temi importanti (la lotta contro la povertà, il trauma della guerra, la tragedia dei ragazzini in trincea) senza svilupparli fino in fondo. Probabilmente perché in primo piano c’è soltanto lui, Joey, il vero protagonista del film, lo spirito libero e innocente che subisce la follia degli uomini senza potersi opporre, ma in mezzo a loro trova anche l’amicizia, l’affetto, la compassione.

Per apprezzare il film bisogna amare i suoi veri protagonisti, i cavalli, lasciarsi incantare dalla splendida fotografia e chiudere un occhio sulle lungaggini, la struttura episodica, il ritmo talvolta davvero troppo lento. Rimane tuttavia la sensazione che la storia poteva decollare e invece è rimasta a terra, accontentandosi di essere un affresco affascinante ma non pienamente convincente.

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