SFOOTING/ Barzaglio, Pirlite, batterie al Lichtio e GeroVidal: i segreti della Juve bionica

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Un campionato stravinto e una Coppa Italia sfiorata. Ma come ha fatto la Juve a correre, correre, correre, senza tregua, dall’inizio del campionato? Ce lo spiegano i COMIC ASTRI

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Alessandro Del Piero (Juventus)

Un campionato stravinto e una Coppa Italia sfiorata. Ma come ha fatto la Juve a correre, correre, correre, senza tregua, dall’inizio del campionato? Solo merito dello staff di preparatori atletici che hanno affiancato Conte? No, in realtà c’è di più. E per scoprirlo, abbiamo dovuto indagare nei sotterranei del ritiro di Vinovo. Qui, nascosto da uno strato di rocce, granito e chiellinite (è una lega di ferro, manganese, silicio e succo di caciucco, che non solo sugli avversari in campo, ma anche su curiosi, spie e paparazzi ha lo stesso effetto della kryptonite su Superman) si trova un bunker inaccessibile. E il Labo Elkann, laboratorio top secret dove uno staff di scienziati studia da anni lampia gamma di sostanze eccezionali, diremmo quasi stupefacenti (ma solo dal punto di vista scientifico) che hanno consentito ai giocatori juventini di andare a 200 allora per tutto il campionato. Qui è nata la Juve bionica, capace di vincere lo scudetto, con la sola forza di una buona dose di iniezioni di fiducia del team di scienziati, che agli ordini del professor KarlAlbert Einstein (si pronuncia Einstìn), hanno messo a Punto (a Torino  Punto si scrive sempre con la P maiuscola) questa incredibile macchina da gol. A tal proposito, meritano una citazione anche i due più stretti collaboratori del professor Einstein (si pronuncia Einstìn): la dottoressa frau Helmuta Hallerin (nipote di Helmut Haller e silenziosissima ricercatrice esperta di Hallergie) e il dottor Igortudor (si pronuncia Aigortiudor), gobbo dalla nascita (ma non ci riferiamo a una passione primigenia per la Juve, bensì alla sua evidente cifoscoliosi che lo ha attanagliato sin dai primi vagiti) e tifosissimo dellHajduk Spalato, quando il lavoro e i lancinanti dolori alla gobba lo permettono. Ebbene, questo intraprendente terzetto è giunto a scoprire importantissime sostanze, di cui siamo in grado di darvi conto dettagliatamente.

La Fiatina.  E un composto sintetizzato del metabolismo energetico, utilizzato nellalimentazione base di ogni giocatore juventino. In pratica è una versione amplificata della creatina. Si tratta di una molecola, rinvenuta nei testicoli dellamministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e comunemente chiamata Common rail: è formata da sei cilindri, una pompa di accumulo ad alta pressione per pompare le proteine e da iniettori di carboidrati a comando elettronico. Garantisce ai giocatori bianconeri accelerazioni da zero a 100 in soli 8 secondi. La Fiatina è stata anche testata sui lavoratori della Chrysler, somministrata a piccole dosi nel menu della mensa aziendale: i risultati in termini di produttività sono stati davvero eccellenti. A Pomigliano dArco, però, la Fiatina ha trovato la dura opposizione del sindacato: non può esserne ammesso luso in azienda in sostituzione della dieta mediterranea, perché eliminerebbe del tutto il desiderio di riposare, rilassarsi o prendersi una pausa caffè. Un effetto collaterale insostenibile, almeno a detta dei delegati di fabbrica.

Il Vinovil. Brevettata proprio a Vinovo, da cui prende appunto il nome, è una colla particolarmente adesiva, applicata sui guanti di Buffon, che ne accentua la presa. Non ne viene ovviamente consigliato luso sulle scarpe, proprio per non rallentare i rinvii; vista però la topica occorsa al numero uno bianconero contro il Lecce (dove probabilmente è stata inavvertitamente applicata della sciolina proveniente, non si sa ancora come, dalla malga al Sestrieres dove vive lo skiman che prepara gli sci alla famiglia Agnelli), il professor Einstein (si pronuncia Einstìn) ne sta studiando una versione meno viscosa. Buffon usa spesso il Vinovil per incollare sul suo album le figurine Panini. Invece Giovanni Muciaccia, storico conduttore di Art Attack, dopo aver scoperto questa colla (di cui parla in continuazione nel suo programma per bambini), quando non lavora a Disney Channel, staziona a casa Buffon dove sta letteralmente incollato al lato B della Seredova.

Il Barzaglio. Tutti si sono chiesti come ha fatto il difensore bianconero a giocare sempre danticipo sugli attaccanti avversari, che fin dal fischio dinizio preferivano girargli alla larga. Ebbene, dalle colonie di batteri recuperati nel palato del giocatore, il professor Einstein (si pronuncia Einstìn) ha tratto un preziosissimo organismo di origine vegetale, il Barzaglio (nome scientifico: Barz-Allium sativum), capace di conferire allalito del giocatore un aroma pungente, fastidioso, oseremmo dire al limite del fetido, insopportabile per i giocatori avversari, impossibilitati così anche solo ad avventurarsi nella trequarti campo juventina. Ingenti richieste di spicchi di Barzaglio sono giunte a Vinovo da Buckingham Palace: il principe Carlo lo userebbe addirittura come contraccettivo, perché proprio non vorrebbe più saperne di Camilla Parker Bowles.

Il Pirlite. Scoperto fin dai primi giorni del ritiro nella radice quadrata dei capelli di Pirlo, questa sostanza esalta le funzioni cerebrali e potenzia le capacità di risoluzione dei problemi. E riconoscibile dal fatto che a contatto con una sfera di cuoio produce lampi di genio. Il pirlite non va però confuso con la Pirlite, una sostanza gassosa che da una decina di mesi circa abbonda nellarea che va da Milano (zona via Turati) fino a Milanello. Gli effetti della pirlite? Annebbia il cervello nei momenti in cui si devono prendere decisioni importanti. Non a caso, da mesi, ogni lunedì mattina Adriano Galliani, per recuperare un po di autostima, è stato avvistato tra le brume della bassa Brianza passeggiare, occhi vitrei fissi nel vuoto, in compagnia di Josè Mourinho. Pare che lo Special One, nel suo italiano alquanto colorito, continuasse a ripetergli come un mantra: Adriano, tu non hai preso la pirlite, ma vendere Pirlo è stata una pirlata: lasciatelo dire da uno che non è un pirla!.

Il GeroVidal. E’ una sostanza rinvenuta nella pelle di Arturo Vidal, che ha poteri di rinvigorimento e di ringiovanimento. Il giocatore cileno, infatti, che in realtà ha 72 anni, ne dimostra atleticamente solo 24, proprio grazie a questa sostanza. Il GeroVidal è stato sperimentato, in dosi omeopatiche, su Margherita Hack. La novantenne astrofisica, che aveva più volte tentato di rinnovare la patente, ma era stata sempre respinta per via dell’età, dopo aver assunto il GeroVidal, ha guidato per otto ore ininterrotamente e, una volta bucata una gomma, ha provveduto personalmente a sostituirla pur non avendo il crick a portata di mano.

Le batterie al Lichtio. Gli osteoblasti prelevati dallo sterno di Stefan Lichtsteiner hanno rivelato la presenza di una incredibilmente numerosa colonia di Lichtio, uno strano batterio a forma di tavoletta di cioccolato, che garantisce una carica inesauribile di energia. Pochi milligrammi di Lichtio assicurano una durata pari a quella di una trasmissione del duo Fazio-Saviano trasmessa al rallentatore. La Swatch, azienda svizzera leader nel settore degli orologi, è già pronta a mettere in commercio il “Licht-Einsteiner”: è un orologio con una carica pari a 10 container di Pocket Coffee, piccolo come un principato, costoso come un gioiello principesco, intelligente come un teorico della relatività: il “Licht-Einsteiner” infatti ti dice le ore anche in turco, ti dice cose turche a qualsiasi ora, risolve le equazioni, porta a spasso il cane quando ha lo stimolo, paga l’Imu all’ultimo giorno senza fare la coda, posticipa all’infinito gli appuntamenti con la suocera…

Lo Shampooluc. Ma come ha fatto il professor Einstein (si pronuncia Einstìn) a convincere la Juventus ad aprire il Labo Elkann? Tutto merito della triconometria – dal greco tríx (capello), nòmos (legge) e métron (misura), scienza che studia la crescita dei capelli a partire dall’inclinazione dei follicoli sul cuoio capelluto – branca della matematica applicata alla calvizie, di cui il professore è un luminare. Per questo motivo un anno fa Antonio Conte, poco contento dei suoi pochi capelli, si è rivolto a lui. Ebbene il professor Einstein (si pronuncia Einstìn) gli consigliò un balsamo per capelli inventato da Igortudor (si pronuncia Aigortiudor), ma sperimentato sino a quel momento solo sulle razze ovine autoctone della Val d’Aosta: lo Shampooluc. Si tratta di uno shampoo della Val d’Ayas a base di acqua, testosterone, fontina, fondue, carbonade, tegole di Aosta e Seupa de grì (antica minestra valligiana a base di orzo), in grado di stimolare la crescita dei follicoli e di rinvigorire la consistenza dei bulbi piliferi. Il risultato? Conte può vantare un primato invidiabile: è da un anno che non perde più (i capelli).

 

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