NUDI E FELICI/ Tra viaggi e risate, una lunga “rincorsa” verso la felicità

- Maria Luisa Bellucci

MARIA LUISA BELLUCCI commenta il nuovo film di Davide Wayne con Jennifer Aniston e Paul Rudd: un incredibile tuffo nella vita immaginata per poi scoprire che non è quello che cerchiamo

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Una scena del film
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Commedia leggera e decisamente godibile. Questo è Nudi e felici, che si propone con una trama semplice, talvolta scontata nel suo fluire, ma non per questo sgradevole. Così come anche i personaggi, che giocano su una psicologia lineare e prevedibile. Non ci saranno, dunque, grandi sorprese o momenti di sentita affezione verso la storia e i suoi protagonisti. Nonostante questo, però, il film di David Wayne merita un’opportunità. Perché colora a suo modo il cielo estivo e per la riflessione che è l’anima della pellicola.

Che cos’è la felicità? Come può, ciascuno di noi, raggiungerla? Quella vera, si intende. Non il sentimento racchiuso in una elegante scatola preconfezionata o l’atteggiamento esistenziale di spensierata leggerezza. La felicità palpabile. Quella che ci mette in crisi quando ci si accorge di non possederla e chiede si faccia di tutto per ottenerla. Scavalcando i propri limiti – o quelli che si ritenevano tali. Mettendosi in discussione. Scavando dentro di sé e sfogliando gli strati di finta pelle che, per circostanze sociali o personali, si è costretti a indossare.

quello che succede a George e Linda, formichine operose nel brulicante mondo della Grande Mela. La bellissima, costosissima e frenetica NYC. Che carica i suoi abitanti di entusiasmo, sogni e aspettative e chiede loro il conto quasi ogni giorno. Per un attimo – che dura un soffio – George (Paul Rudd) e Linda (Jennifer Aniston) si convincono che comprare casa a New York sia la scelta migliore da fare. La strada verso la felicità. Come se affrontare il ritmo affannoso – ma tremendamente glamour – di questa giungla, che del mondo ne è l’ombelico, non sia già una gara di sopravvivenza. Ci si mette la vita a porre il primo stop.

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Alacre lavoratore lui, in cerca dell’Opportunità della vita lei, George e Linda devono fare i conti con un mercato del lavoro competitivo e instabile e, una volta crollata l’impalcatura della loro vita quasi perfetta, resta una sola cosa da fare. Caricare la macchina e ri-partire da un’altra parte. La situazione fuori Manhattan, però, non è meno complicata. C’è l’ipocrisia dell’eleganza in cui vive il fratello di George, un arricchito provinciale grezzo e felice, a suo modo, in una vita dorata. E poi c’è l’Elysium, un B&B dai toni e colori new age. Immerso nel verde e in uno spirito di comunità e condivisione che ribaltano i canoni della società tradizionale, pronto ad accogliere chiunque voglia abbandonare gli schemi del mondo contemporaneo per abbracciare riti di purificazione e di verità, è una tana a metà di fricchettoni e sentimentalisti.

Le apparenze, però, ingannano. E insegnano a Linda e George che la felicità non risiede in luoghi, azioni o persone appartenenti al mondo esteriore, bensì, retorico a dirsi, pone le proprie radici dentro di sé. In questo la pellicola è certamente scontata. Lo è di meno nella reazione che i due ragazzi hanno quando si trovano nudi di fronte allo specchio di sé. Nudi e disorientati, perché nel lasciar andare le sovrastrutture mentali e sociali cui convenzionalmente ci si adegua, si vedono per la prima volta per quello che sono. Raccontandosi reciprocamente verità scomode.

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Messa da parte questa retorica, il film di David Wayne si riprende vagamente nel finale. Con un tocco tutto americano che volge lo sguardo a un happy end appagante – per spettatori e protagonisti – contro un ipotetico finale amaro, seppur nella commedia, di sapore europeo, George e Linda trovano la loro personale e sincera strada verso la felicità. Cadono, ma si rialzano e corrono verso una prospettiva nuova della loro vita che non nega le loro abitudini precedenti, ma semplicemente le trasforma.

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