LA VITA CONTRO/ Una giovane scommessa per sfidare la violenza

- Valentina Vitali

Il film realizzato da una troupe tutta under 30 che parla con sensibilità sul duro tema delle violenza sui minori a partire da un’opera reale di sostegno. L’analisi di VALENTINA VITALI

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Una scena di Una vita contro

Quando una rete televisiva prende strade coraggiose e decide di rivoluzionare anche momentaneamente il palinsesto per  misurarsi con argomenti  scomodi, allora quella tv svolge appieno la sua funzione sociale e merita lappellativo di tv pubblica. Quando questa rete si chiama Rai 1, regala allo spettatore un po di orgoglio campanilista nel pagare il canone. 

Questo succede stasera, venerdì 14 settembre venti minuti dopo la mezzanotte, con la messa in onda di La vita contro, docufiction interamente prodotta da mamma Rai; parliamo di un prodotto in qualche misura ribelle, forte, emotivamente toccante, il cui centro sono storie drammatiche di violenza e infanzia negata dove i protagonisti, però, hanno avuto il coraggio di reagire. Una bella scommessa questa, e ad alzare lasticella arriva una troupe tutta under 30 che con laudacia, la forza delloriginalità e la delicatezza di chi è giovane riesce a raccontare con un linguaggio che va dritto al cuore le conseguenze di ripugnanti atti di violenza verso i minori.

Lidea di questa opera nasce da Carlotta Ercolani, già autrice per il piccolo e grande schermo, e tre sono gli elementi di cui si compone: un testo che ci guida con grazia e fermezza attraverso le differenti storie (testo scritto dalla stessa Ercolani e letto dallattrice Cecilia Dazzi), ricostruzioni cinematografiche dei fatti e testimonianze dei protagonisti; oggi, da adulti, possono raccontarci con rinnovata forza quanto è loro accaduto tanti anni fa, in un tempo in cui la loro infanzia andava protetta. La scelta della commistione con la finzione cinematografica è conseguente alla consapevolezza che il cinema possiede una forza narrativa impagabile; in Una vita contro lo spettatore viene catapultato senza troppi convenevoli nellintimità del mondo tragico e brutale delle ingiustizie sui minori. 

Una scommessa, dicevamo. Una scommessa sui giovani: il regista è Tommaso Agnese (29 anni) già autore di diversi documentari e format tv, in preparazione del suo debutto cinematografico e oggi al suo esordio sulla docufiction. Tommaso ha riunito intorno a sé una troupe di coetanei: dallo scenografo (Francesco Benedetti, 26 anni) alla costumista (Amina Lomboni, 25 anni) al direttore di produzione (Carlo Traini, 29 anni) che con costanza e professionalità ha seguito il  progetto dalla nascita alla messa in onda, per finire con direttore della fotografia (Davide Manca, 29 anni, già autore della fotografia per due film per il cinema), che con la sua luce ha dato energia alle atmosfere del racconto registicamente così complesso.

Ma non finisce qui: uno dei motori trainanti di questo documentario è una piccola e coraggiosa realtà romana in forte espansione che porta il nome di “Fabrique du Cinéma”; Fabrique è un’insieme di giovani cineasti che ha deciso di far gruppo per promuovere il cinema young, disseminando l’anno di appuntamenti, proiezioni e incontri aperti a tutti. E in questo caso l’associazione si è voluta far carico – autonomamente proprio perché anch’essa è costituita da giovani – della promozione e della pubblicità dell’opera.

Giovani, coraggiosi, impegnati. Degni di attenzione, senza dubbio. Quindi stasera, dopo cena, prendiamo quella tazzina di caffè che solitamente ci neghiamo per non disturbare il sonno, schiacciamo il tasto 1 del telecomando, e restiamo in attesa di “La vita contro”.

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