BLING RING/ Emma Watson in un film sulla noia che fa andare a caccia di un giudizio

- Maria Luisa Bellucci

Il film di Sofia Coppola è tratto da una storia vera: alcuni giovani di buona famiglia di Los Angeles rubano nelle case delle star per vincere la noia. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

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Una scena del film

Atteggiamento difficile da assumere di fronte allultimo film di Sofia Coppola, Bling ring. Cercheremo di essere oggettivi, senza imporre giudizi. Non tanto perché dietro la macchina da presa cè una figlia darte, quanto poiché riteniamo che la materia trattata – e soprattutto il modo di rappresentarla – meritino uno sguardo distaccato, così da permettere a voi spettatori di scegliere da che parte stare: valutare come inutile il film o, diversamente, salvarlo. Se da una parte, infatti, lascia piuttosto indifferenti a causa di un incedere ripetitivo, dallaltra è proprio la coazione a ripetere che coinvolge i giovani protagonisti a dare un senso – o meglio Il Senso – alla pellicola. Che è tratta da una storia vera. Quella di un gruppo di ragazzini che nella Los Angeles patinata e finta agiscono ai danni delle Star del momento.

Questi giovani belli e dannati, infatti, amano il lusso. I soldi, le macchine costose, i vestiti e i gioielli griffati. Si organizzano, così, per scoprire dove abitino gli idoli delliconografia contemporanea e, approfittando della loro assenza, si introducono nelle rispettive abitazioni. Qui, osservati dalle telecamere di sorveglianza, rubano senza fondo, sino ad accumulare un bottino di 3 milioni di dollari.

Una vita sfrenata, la loro. In cui i furti milionari sono intervallati da serate folli in discoteca a base di musica, alcol e droga. Nonostante le loro giornate alla luce del sole siano incorniciate da famiglie perfette. Ricche, belle e bon ton. Ma la noia, si sa, è una brutta compagna di avventura. Qui è anche il filo conduttore che unisce nelle notti senza senso i protagonisti della storia. Noia che irrompe nel vuoto, riempiendolo di adrenalina effimera. Quella che si prova nel rubare oggetti griffati e costosissimi per il solo gusto di farli propri e assomigliare un po di più alle Star di oggi. Un mondo di plastica e finzione. Di superficiale stato danimo nellaffrontare la vita. Di vuotezza e di indifferenza verso il desiderio di riempire il nulla.

Sofia Coppola non giudica, si limita a raccontare la vicenda. sicuramente, però, nel modo in cui lo fa che possiamo trovare il suo stile. La ripetitività delle situazioni, scandita da un ritmo decisamente vivo, si snoda lungo tutto il film diventando protagonista della storia. attraverso di essa che la Coppola esprime la noia e la vacuità delle vite di questi ragazzi. lunico modo, probabilmente, che ha a disposizione per far provare anche a noi spettatori il loro medesimo senso di inconsistenza. Per cui, come già era successo in Somewhere, anche in Bling Ring accade che il senso del film, anzi, più correttamente lestetica della storia, diventi il contenuto della stessa.

Vacuità e inconsistenza che si declinano non solo nella totale mancanza di idee e ideali dei protagonisti, ma anche nell’effimero rapporto di amicizia che li lega. Pronti tutti, appena la situazione si complica, a discolparsi – o almeno ci provano -, facendo ricadere la colpa sugli altri del gruppo.

Crediamo che la Coppola si esima dall’esprimere un giudizio anche nel finale del film. Non prende posizione. Semplicemente lascia che le azioni – o le non azioni – dei giovani protagonisti parlino da sole. Ecco, forse, perché si prova un senso di muto stupore quando iniziano i titoli di coda. In effetti, è sempre più facile, nel guardare una storia, appoggiarsi al parere di chi te la sta raccontando piuttosto che trasformare l’oggettività del regista in una propria e personale opinione.

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