IL FUTURO/ Il film che vuol “perdonare” il pessimismo dei giovani

- Federico Bason

Alicia Scherson, con il suo film, cerca di descrivere la difficoltà di vivere il quotidiano, di affrontare il domani con fiducia. La recensione di FEDERICO BASON

Il_futuro_filmR439
Una scena del film

Il futuro è quello che uno ha dentro. E Bianca, la protagonista del film, lo vede senza luce. In compagnia del fratello Tomas, vive la città di Roma, in solitudine, come unico contatto le amicizie un po ruffiane, di una palestra sotto casa. A sorprendere, non è la descrizione della città, tipicamente pasoliniana, con il dialetto strascicato, quellindolenza aggressiva, che porta i poveri a sottomettere altri poveri, anche solo per cinico divertimento, cè di più: è la posizione espressa da Bianca, la sua realtà che non vuole affrontare, la sua condizione che non vuole vedere. Non ci sta a vivere in quel modo, né da shampista, né da prostituta.

Gli amici del fratello, Libio e Bolognes, accattoni in cerca di opportunità, vivono allombra di una palestra, coltivando muscoli e assumendo integratori, cercarsi un lavoro è tabù perfino parlarne. Coinvolgono Bianca in un folle piano: derubare Maciste (Rutger Hauer), un ex body builder in disarmo, con un passato di attore, che trascorre la vecchiaia in una solitudine dorata. Bianca, proponendosi come escort, sarebbe entrata in villa e avrebbe individuato la cassaforte. Le scene di nudo, di sensualità, di Bianca che si offre allanziano atleta non sono volgari. Costringono lo spettatore a soffermarsi sulla vera indecenza, quella che appartiene ai due spiantati (Libio e Bolognes), che non riuscendo a combinare nulla nella vita svelano quanto sia falsa la loro amicizia.

amore, quello che Maciste prova per Bianca oppure bisogno di compagnia? Perché insieme, a parte il sesso, non riescono a essere felici? La storia de Il Futuro comprende la difficoltà di vivere il quotidiano, di affrontare il domani con fiducia. Dà lopportunità di comprendere chi sono i giovani, senza retorica. Scoraggiati, senza iniziativa, eppure disponibili alla redenzione, se colgono la mano di chi vuole soccorrerli.

La diversità radicale tra ambienti, la villa di Maciste e lappartamentino di Bianca, sono accomunati dalla paura di osservare se stessi. Da una parte porte chiuse, mobili coperti, stanze silenziose, lautodenuncia di aver paura del prossimo, di non accoglierlo e non sentirsi partecipi. Dallaltra la confusione di pentole, piatti, forchette da lavare, lo sporco, il disordine perenne, il castigo di percepire la propria vita senza nesso, senza né capo e né coda.

La riflessione di Bianca, sull’amore, si chiude con l’immagine del cielo, al tramonto. Triste, ma con uno stormo di gabbiani che attraversa lo schermo, quasi a perdonare il pessimismo. Perché la solitudine di una ragazza non deve essere l’ultima parola in questa vita. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori