ALLA RICERCA DI JANE/ Un film sul confine tra realtà finzione che si perde ad Austenland

La pellicola di Jerusha Hess, tratta da un romanzo di Shannon Hale, perde loccasione di diventare un Truman Show al femminile. La recensione di ILENIA PROVENZI

27.11.2013 - Ilenia Provenzi
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Una scena del film

Le donne vanno pazze per Jane Austen. Il successo dei romanzi della scrittrice inglese non si offusca nel tempo, anzi, sopravvive senza problemi al cambiamento delle mode letterarie e dei costumi. Per spiegarne il motivo bisogna pensare ai personaggi che la Austen ha creato nei suoi libri e che rappresentano dei modelli di uomini e di donne sempre attuali, evitando di cadere nello stereotipo. Elinor e Marianne, la ragione e il sentimento; Elizabeth Bennet e Mr. Darcy, lorgoglio e il pregiudizio, oppure Emma, la ragazza che cerca di sistemare la vita altrui e non riconosce lamore nella propria, sono figure in cui ci si identifica sempre, perché affrontano problemi e sentimenti universali.

Il cinema ha sfruttato lappeal di Jane Austen per trasformare i suoi romanzi in adattamenti più o meno riusciti, e anche questanno, nel periodo prenatalizio, è arrivato nelle sale un film dedicato al mondo dellautrice britannica: Austenland – Alla ricerca di Jane, tratto da un romanzo di Shannon Hale e prodotto dalla creatrice di Twilight, Stephenie Meyer.

Stavolta, però, la prospettiva cambia. La storia ha come protagonista Jane (Keri Russell), una ragazza moderna così innamorata dei personaggi della sua scrittrice preferita da non riuscire, nella vita, a costruire una relazione vera. Delusa dal mondo circostante, decide di investire tutto in una vacanza speciale, unimmersione nel parco chiamato Austenland, dove ogni dettaglio è studiato per offrire una perfetta simulazione dellepoca in cui i suoi adorati romanzi sono ambientati. Compresi gli animali impagliati.

Ognuno, qui, ha un ruolo da interpretare, con privilegi stabiliti in base alla somma che il visitatore è disposto a pagare. E Jane non può permettersi il pacchetto migliore. Tra una disavventura e laltra, la donna si trova ad affrontare i suoi problemi di convivenza con la realtà, fino a non riuscire più a distinguere tra la verità e la finzione, tra i rapporti sinceri e quelli che, invece, seguono un copione. Il sogno si trasforma in un incubo, lillusione di libertà in una trappola. Le regole sono fatte rispettare dalla severa proprietaria interpretata da Jane Seymour, che controlla ogni incontro e sorveglia i discorsi e le relazioni che si instaurano nel regno di Austen. Riuscirà lamore (vero) a trovare la sua strada tra i merletti, i temporali, gli intrighi e i pettegolezzi?

Il risultato è una commedia che, pur partendo da alcuni elementi classici, punta a distorcere la realtà e i personaggi per ottenere un deciso effetto straniante. Gli esseri umani coinvolti nel gioco sembrano mostrare il loro lato peggiore, rivelando l’avidità, l’arroganza e la tendenza a usare gli altri per i propri scopi. Tutto appare esagerato: l’ossessione della protagonista (folle più che romantica), l’interpretazione degli altri personaggi, la ricerca delle gag comiche. La favola si trasforma in un prodotto kitsch (voluto?) che dovrebbe risultare dissacrante, ma finisce invece per sfiorare il ridicolo.

Pur partendo da un’idea originale e interessante, infatti, il regista Jerusha Hess non riesce a sfruttarla fino in fondo e si lascia sfuggire l’occasione di costruire un nuovo Truman Show al femminile, capace di far riflettere sul motivo dell’ossessione di una donna del XXI secolo per un uomo che appartiene non solo al passato, ma alla finzione narrativa.

Della vera Jane Austen, che nella società chiusa dell’Ottocento ebbe il coraggio di fare la scrittrice e di ritrarre delle donne coraggiose e appassionate, capaci di amare e di far crollare con i loro sentimenti accesi le altrui certezze, non rimane che la pallida ombra, mentre i personaggi e lo spettatore finiscono – letteralmente – lost in Austenland.

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