SFOOTING/ Tempo di elezioni, tempo di lavoro per gli scrutatori e per gli “scrutattori”

- Comic Astri

La parola scrutatore ha un doppio significato. In ambito navale è il mozzo di una nave, in quello elettorale è colui che ha il compito di scrutare, o per meglio dire fissare gli elettori

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Quattro giorni di lavoro a 170 euro netti, che ne dite? In questi tempi di recessione non è poi tanto male. Anche a Cremona la pensano così, tant’è che si è verificato un vero e proprio assalto di candidati ai posti di scrutatore di seggio, in vista dell’election day di domenica e lunedì prossimi. Compenso di 170 euro netti, appunto, addirittura 224 per i presidenti di sezione, senza contare che il posto da scrutatore consente di maturare i diritti per la pensione e non prevede il rischio di finire tra gli esodati nell’arco di tempo richiesto per espletare questa funzione da pubblico ufficiale.

Insomma, una serie di vantaggiosi incentivi economici che, in tempi di crisi, fanno evidentemente gola agli italiani con l’acqua alla gola: al giorno d’oggi, con la recessione perdurante, i chiari di luna delle procure che mettono sotto processo un’azienda via l’altra come se fossero ciliegie, nonché la scarsa affidabilità delle nostre banche, chi resta escluso da questa sorta di arruolamento entra in una crisi profonda, umana e professionale. In alcune città, proprio per ovviare a questo dramma, sono già nate le prime sezioni della Scrutatori Anonimi, che offrono, attraverso sedute di autocoscienza in cabine comuni multiposto e multifunzione, la concreta possibilità di disintossicarsi da schede, urne, preferenze e simboli elettorali.

A dar retta allo Zingarelli, vocabolario che ne sa una financo più dei politici impegnati nei comizi elettorali, avendo rubacchiato qua e là in giro per il mondo un sacco di rumors, come si usa dire oggi, la parola scrutatore ha un doppio significato. Il primo è antico. “In ambito navale, si chiama scrutatore quel mozzo di una nave che sta appollaiato sull’albero maestro e da lì osserva, cioè scruta, l’orizzonte. In gergo marinaresco, lo scrutatore viene chiamato vedetta. Siccome numerose star televisive americane e non pochi divi di Hollywood hanno cominciato la propria carriera come mozzi sulle navi, una volta raggiunta la popolarità hanno preso il nome di vedette, tanto per non dimenticarsi il loro passato da scrutatori: prima guardavano, oggi sono guardati (e ammirati assai!)”.

E il secondo significato? Riprendiamo lo Zingarelli: “In ambito elettorale si chiama scrutatore di seggio colui il quale ha il compito di scrutare, al punto di fissare, in maniera così attenta e scrupolosa da sfociare non di rado nell’ossessività, tutti coloro che si presentano al seggio elettorale per esercitare il loro diritto di voto. La professione di scrutatore prevede una presa in carico dell’elettore, dal momento in cui entra nel seggio fino alla sua dipartita (dal seggio stesso, s’intende). In tutto questo (solitamente breve) lasso di tempo, l’elettore deve essere tenuto d’occhio passo dopo passo, prestando particolare cura nell’individuazione di quei votanti che, con falsa noncuranza, tentano di sottrarre (nel gergo degli scrutatori: “tentano di lazzulare”) la matita (chiamata anche lapis) con cui hanno esercitato il loro diritto di suffragio in cabina. A questo singolare tipo di infrattori della legge viene dato il nome di lapis-lazzuli. Qualora il furto dovesse realmente attuarsi, lo scrutatore dovrà assumersi il compito di scrutarli dritti negli occhi e, con un semplice colpo di palpebre, invitarli a restituire l’oggetto che avrebbero intenzionalmente voluto maltogliere al seggio stesso”.

Esistono ovviamente diverse specializzazioni, non tutte lecite, a dire il vero. Tra queste ultime, gli scrutatori più diffusi sono gli scroccatori, cosiddetti perché – nella pausa pranzo nei giorni del voto e dello spoglio – ti invitano al ristorante, ti guardano nel portafoglio e ti dicono: “Ho lasciato a casa i soldi, puoi pagare tu ostriche, caviale e Moet & Chandon che ho ordinato per tutti i componenti del seggio?”. Forse persino peggio sono quegli scrutatori, perfidi e maneschi, che riescono, e non solo durante lo spoglio delle schede, a far lavorare solo il presidente con il suo segretario. Categoria davvero misconosciuta, quella degli sfruttatori.

Una terza specie di scrutatori riguarda quei tipi compìti e diligenti, così tanto preparati da saper rispondere a qualsiasi tipo di enigma, gente che sta ai tavoli del seggio come nel proprio banco di scuola, che prende le elezioni seriamente, come fossero lezioni al ginnasio: per tipi così, ogni voto è come un esame. Tali rigorosissimi scrutatori sono soprannominati scrutini. Esiste un’ultima categoria veramente singolare. Scrutatori dall’aspetto vomitevole, dal carattere difficile da digerire, che accolgono a male parole qualsivoglia elettore entri nel seggio. A peggiorare la loro già disdicevole situazione, esalano maleodoranti emissioni d’aria, provenienti dallo stomaco e transitanti attraverso il cavo orale. Avrete perciò tutti capito che stiamo parlando degli scrutatori detti scrutti. Una categoria specialissima, ma molto rara, è costituita dagli scrutatori che al momento dello spoglio declamano il responso della scheda, interpretandolo con grande pathos e forza espressiva. Sono i cosiddetti scrutattori.

Se ritenete di poter avere qualche chance su questa impervia strada, allora sappiate che sono graditi tutta una serie di requisiti specifici. Innanzitutto, essere esperti di egittologia, per saper decifrare i geroglifici, o per meglio dire, le preferenze delle schede elettorali. Secondo: essere adusi alle levatacce, ma, nello stesso tempo, non disdegnare affatto le ore piccole. Terzo: aver lavorato, per un tempo ragionevole, presso un’agenzia di pompe funebri, avendo quindi maturato una certa qual dimestichezza con le urne. Quarto: non appartenere, né mai aver fatto parte in passato, ad alcun ordine religioso: nella professione di scrutatore i voti non vanno presi, bensì attribuiti. Un fitto e tremendo mistero avvolge la vita degli scrutatori: corrisponde al vero la voce che essi non si rechino mai, nemmeno quando vanno in vacanza o all’estero, in alcuna località turistica balneare per non dover correre il rischio di entrare in una cabina?

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