LA MADRE/ Tra horror e fantasmi una lotta in cui si impara ad amare

- Ilenia Provenzi

La Madre si presenta come un film dell’orrore, da brivido, costruito in modo semplice che però affronta tematiche profonde ed emotivamente efficaci. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film

Una ghost story che affronta i delicati temi dellabbandono, della crisi e della maternità. Un horror movie che unisce degli elementi intriganti e alcune evidenti ingenuità, con un buon cast e una regia non sempre allaltezza. Tutto questo è La Madre, il film ispirato a un cortometraggio del 2008 in cui due bambine sono terrorizzate dallorrendo spettro di una figura materna. Il regista è lo stesso, Andrés Muschietti, che interpreta i temi e le tendenze contemporanee dellhorror iberico (la pellicola è prodotta da Guillermo Del Toro): il tono dark, la catena di colpe che dai genitori ricadono sui figli, linconscio associato al mondo dellinfanzia e i riferimenti magici legati alla terra.

Al centro della storia si trovano due sorelline, Victoria e Lily. Nel difficile clima della crisi economica, il padre esce di testa e uccide due colleghi e la moglie, per poi fuggire con le figlie su una strada ghiacciata. La guida spericolata lo porta fuori strada, in un bosco innevato, dove luomo trascina le bimbe fino a un capanno. Qui si rifugia in attesa di completare il suo orrendo piano omicida, che prevede leliminazione dellintera famiglia. Qualcosa, però, lo ferma. Un essere mostruoso e spettrale lo uccide, per poi crescere Victoria e Lily come due selvagge, simili alle fate crudeli della tradizione celtica. Ma una persona non si è arresa alla loro scomparsa e, dopo alcuni anni, riesce a rintracciarle: si tratta di Lucas, lo zio, che ottiene laffidamento delle nipoti assieme alla fidanzata Annabel.

La nuova famiglia non ha vita facile: mentre Victoria conserva un barlume della sua vera natura e anela allaffetto della coppia, Lily rifiuta di lasciarsi domare. Dorme sotto il letto, si muove come un animaletto e parla con mama, il fantasma che le ha cresciute negli anni di abbandono. Annunciata dalle falene che si staccano dal muro, lorrenda creatura non accetta di staccarsi dalle figlie e non esita a eliminare chiunque minacci il loro legame.

Annabel, inizialmente a disagio nel ruolo di genitore, si trova coinvolta suo malgrado in una storia atroce, nella quale impara ad amare come una madre, ma è costretta a confrontarsi con il sovrannaturale. Il fantasma, infatti, porta il nome di Edith, una donna morta suicida assieme al suo neonato molti anni prima, imprigionata nel mondo degli spiriti che non trovano pace. Come già nel ghost movie The Woman in Black diretto da James Watkins, una madre si vendica di un torto subito, distruggendo il futuro di altri bambini.

Da un lato, La Madre si presenta come un film dellorrore realizzato in modo semplice, che costruisce la tensione attraverso degli espedienti classici: presenze che appaiono alle spalle allimprovviso, mostri avvolti in veli neri che passano attraverso i muri, mani scheletriche che uccidono senza pietà. Molte sono le scene che gli americani definirebbero creepy, ovvero da brivido, spesso con protagonista la piccola Lily; di certo si ottiene leffetto desiderato – il salto sulla sedia – ma senza sforzarsi di trovare un modo più sottile per destabilizzare gli animi.

D’altro canto, la storia affronta delle tematiche profonde ed emotivamente efficaci. La lotta più interessante non si gioca tra l’umano e il sovrannaturale, ma concerne la crescita di due bambine che hanno perso tutto: i genitori, la fiducia, l’umanità. Il macabro legame con la madre fantasma è un angosciante sostituto del calore familiare, necessario per crescere in modo sano e per sviluppare la propria identità.

Per Victoria, in cui la capacità di scegliere autonomamente è già più sviluppata, esiste ancora una speranza, ma la piccola Lily è perduta. È straziante vederla mentre si tiene avvinghiata al mondo degli spiriti, in bilico tra l’immateriale e la terra. I richiami ai rituali magici delle mostruose creature dei boschi distinguono la pellicola da altri ghost movie, ma il finale melodrammatico rovina la tensione costruita nel corso di tutto il film.

Dopo la visione, allo spettatore resta forse l’emozione creata dal percorso di Annabel, da aspirante rock star felice di non avere figli a madre che rischia la vita per salvare le nipoti del suo compagno. Al film di Muschietti manca qualcosa per essere davvero efficace, ma va il merito di avere inserito dei temi profondi in una storia di fantasmi.

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