SERVIZIO PUBBLICO/ Veltroni: Napolitano e DAmbrosio hanno combattuto la mafia. Puntata 23 maggio 2013

- La Redazione

Nella puntata di Servizio Pubblico, di ieri sera 23 maggio, Michele Santoro con Bruno Vespa, Walter Veltroni e Marco TRavgalio hanno parlato dei rapporti Stato-mafia

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Michele Santoro (web)

Nella puntata di giovedì 23 maggio della trasmissione di approfondimento Servizio Pubblico condotta da Michele Santoro con la collaborazione di Marco Travaglio, si parla soprattutto della trattativa Stato-mafia avvenuta negli anni seguenti alle stragi nelle quali hanno perso la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In studio sono presenti il giornalista e conduttore televisivo Bruno Vespa e Walter Veltroni esponente del Partito Democratico. Come consuetudine si parte dalla disamina iniziale di Michele Santoro sugli anni in cui ci fu lattentato a Maurizio Costanzo, che come tanti altri giornalisti non volle cambiare le sue abitudini e dotarsi di una scorta. Inoltre evidenzia come lo Stato ha voluto cedere parte della sua sovranità alla mafia e allo stesso come in questo momento non può far finta di niente e calpestare la dignità di Bernardo Provenzano che nonostante sia in condizioni fisiche tuttaltro che buone, continua ad essere detenuto con le modalità del cosiddetto carcere duro. Infine, ricorda la recentissima scomparsa di Don Gallo. Prima di iniziare il dibattito viene mandato in onda il filmato dellintervista a un uomo, un pentito mafioso di nome Santino Di Matteo che partecipò alle strage di Capaci. In pratica lui fece le prove con un auto per raccogliere dati relativi alla velocità di percorrenza di quel tratto di autostrada. Fu arrestato nel 1993 ma come lui sottolinea non partecipò concretamente alla strage. Poi divenne un pentito e non appena questa cosa arrivo ai corleonesi, essi riversarono il loro malcontento sul figlio che fu prima rapito e poi strangolato e sciolto nellacido. Veltroni commentando le parole del pentito, ricorda come quello fu un periodo in cui la mafia dopo aver avuto sempre rapporti con lo Stato italiano e in particolare con la Democrazia Cristiana, decise di dover cambiare strategia e di incominciare a imporsi per mezzo di stragi anche sul territorio siciliano. Viene quindi mandata in onda unintervista realizzata ad Agnese Borsellino nella quale lei rammenta come il marito dicesse sempre di essere convinto che la sua morte avrebbe scosso finalmente le coscienza. Inoltre evidenzia come a suo dire lattentato in cui perse la vita suo marito, denota delle caratteristiche molto strane e invita chi conosce la verità nel farla presente. Da notare che a microfoni spenti, Agnese Borsellino fa presente allinviato della trasmissione come allindomani dellattentato, i figli recatisi nellufficio di Paolo Borsellino trovarono tutti i cassetti completamente svuotati. Si manda quindi in onda la telefonata tra DAmbrosio e Nicola Mancino nella quale si parla di Piero Grasso. Secondo Travaglio risulta abbastanza chiaro che Mancino sentendosi a rischio inchiesta si volle cautelare telefonando il Quirinale. Travaglio inoltre fa notare come in quei difficili anni per il Paese siano stati sempre gli uomini politici a mantenere una incredibile omertà. Bruno Vespa dal canto suo rimarca come però le telefonate tra Mancino e il Quirinale siano state quattro ed equamente distribuite tra quelle fatte e quelle ricevute. Veltroni cerca di sgomberare qualsiasi dubbio su DAmbrosio ricordando come sia stato uno dei più stretti collaboratori proprio di Giovanni Falcone e su Napolitano rimarca con forza nel non avere nessun dubbio. Al tempo stesso lex leader del centro sinistra evidenzia come sia fuori discussione che ci sia stato una trattativa tra la mafia e lo Stato anche se non è ancora con quale parte di esso. Infatti, ricorda come in maniera ingiustificata non venne messa sotto sorveglianza la casa dellex sindaco di Palermo Ciancimino, evidentemente colluso con la mafia. Quindi viene mandato in onda un filmato su un altro uomo che partecipò alla strage di Capaci e che oggi è in carcere ed ossia Cosimo DAmato che è stato colui che ha procurato il tritolo. In studio fa il suo ingresso ovviamente rimanendo nellombra proprio Santino Di Matteo, il pentito di cui a inizio di trasmissione si è ascoltata la testimonianza. Di Matteo ricorda il suicidio di Antonino Gioè che aveva paura delle ritorsioni della mafia nei confronti della propria famiglia. Sulla trattativa Stato-mafia cè una piccola discussione tra Veltroni e Travaglio con il primo che difende Napolitano mentre il secondo in virtù del fatto che Veltroni abbia santificato tutti, vorrebbe capire chi centri. Viene mandata in onda la testimonianza di un carabiniere che ha partecipato alloperazione che portò alla cattura nel 2006 di Bernardo Provenzano e che dice che il nascondiglio nel quale fu trovato era stato già segnalato da ben cinque ma non si volle mai intervenire. 

Poi si parla del Governo odierno con Veltroni che sottolinea come sia stato l’unico possibile e che però deve essere inteso come una qualcosa di unico nel suo genere e quindi non ripetibile e inoltre si dice favorevole a un riassetto dello Stato in termini semi-presidenziali. Dopo uno spazio dedicato alle proteste delle mamme per le antenne dannose alla salute presenti nella base militare americana di Niscemi, si parla di Provenzano. Vengono mandate in onda degli stralci degli incontri tra il boss e il figlio, e inoltre si parla di come stranamente ogni qualvolta abbia fatto intendere di voler collaborare, gli siano successe delle cose strane in carcere. A tal proposito viene mandata in onda un’intervista di Sonia Alfano, ex deputa dell’Italia Dei Valori e ora presidente della commissione speciale antimafia, che racconta di un suo incontro con Provenzano e come quest’ultimo si dicesse poco propenso a una collaborazione con la giustizia giacché non vuole mandare al massacro i figli e la stessa Alfano. Ultime battute sulle presunte collusioni tra Dell’Utri e la mafia e quindi spazio alle vignette di Vauro.



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