KIKI CONSEGNE A DOMICILIO/ La scoperta della vocazione in un cartone animato

- Ilenia Provenzi

Questoggi al Meeting di Rimini viene proiettato il film del grande regista giapponese Hayao Miyazaki, che tratta un tema importante e attuale. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film
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Del grande regista giapponese Hayao Miyazaki si conoscono i titoli più famosi, come La città incantata e Il castello errante di Howl, ma non tutti sanno che il film con il quale lo studio Ghibli raggiunse il successo e riuscì a darsi una struttura più stabile è Kiki consegne a domicilio, uscito nel 1989 e questanno riproposto al cinema in una versione ridoppiata. La pellicola sarà proiettata questa sera al Meeting di Rimini (nellambito della minirassegna organizzata in collaborazione con lassociazione Sentieri del Cinema). La storia è tratta da un romanzo per ragazzi di Eiko Kadono e si basa su una premessa semplice ma accattivante: Kiki, una streghetta di tredici anni, si trasferisce in una nuova città per trascorrere un anno come apprendista e conquistare la sua indipendenza. un tema, questo, che sta molto a cuore al regista, attento al pubblico delle ragazzine giapponesi della fine degli anni Ottanta, in bilico tra desiderio di libertà e paura della solitudine.

Per Kiki non è facile adattarsi alla sua nuova vita. Pur essendo una strega, non ha abilità molto diverse da quelle delle sue coetanee. A differenza delle figure dei maghi e delle streghe a cui siamo abituati (e che popolavano i cartoni animati giapponesi degli anni Ottanta e Novanta), Kiki ha un unico talento: sa volare a bordo di una scopa. Entusiasta dellavventura che la attende, raggiunge dallalto la bellissima città di Koriko, modellata sullesempio di Stoccolma.

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Qui Kiki deve trovarsi un lavoro e sfrutta la sua capacità di raggiungere in fretta i posti lontani per fare le consegne a domicilio per Osono, una simpatica panettiera che le offre in cambio vitto e alloggio. Il lavoro la mette a confronto con le difficoltà di tutti i giorni, ma è la solitudine lostacolo più duro. Fin dallinizio Kiki è accompagnata dal fedele gatto nero Jiji, con il quale dialoga quasi fosse un umano. Rappresenta una parte di lei, la sicurezza dellinfanzia e dei legami che la proteggono dal mondo esterno. A un certo punto della storia, però, Jiji non comunica più con Kiki attraverso il linguaggio verbale: diventa un gatto come gli altri, e la sua padroncina deve trovarsi dei nuovi amici.

Crescere significa aprirsi agli altri, superare la paura di essere giudicati e riconoscere le persone sincere. Come Ursula, una giovane e talentuosa pittrice che vive in una casa nel bosco, oppure Tonbo, un ragazzino di Koriko con la passione per il volo. Ma crescere vuol dire anche scoprire il proprio talento. Miyazaki, parlando del film, ha detto che lindipendenza psicologica non sempre coincide con quella economica.

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I giovani che escono di casa possono trovare un lavoro per mantenersi, a volte sono sostenuti dai genitori, ma sanno scoprire la loro vocazione? Quella passione che rende ogni sforzo più leggero e che permette di trovare il proprio posto nel mondo? Kiki è in grado di volare e si affida alla scopa della mamma per viaggiare, ma il volo porta con sé anche l’angoscia e la solitudine. Quando si accorge di non riuscire più a staccarsi da terra, teme di avere fallito. Dovrà ritrovare la sicurezza e la fiducia in se stessa necessarie a non arrendersi e ad andare avanti, contando sulle sue forze e sulle persone che la sostengono.

Il film non è stratificato e complesso come La città incantata, eppure contiene tutti i temi cari al regista: la bellezza della natura, la formazione dei giovani, il vero senso dell’amicizia, che non coincide con la semplice compagnia, ma si basa su una condivisione profonda.

Professionalità e indipendenza sono due valori importanti per il regista e particolarmente sentiti anche da noi, in un periodo in cui il lavoro è diventato fonte di angoscia mentre dovrebbe essere un mezzo per scoprire se stessi.

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