PERCY JACKSON 2/ Il Mare dei Mostri con un “buco” che porta il film lontano dai grandi

- Ilenia Provenzi

Nelle sale cinematografiche è arrivato il secondo capitolo della saga di Percy Jackson e gli dei dellOlimpo, diretto stavolta da Thor Freudenthal. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film

Qualcuno ha visto Percy Jackson come la risposta mitologica al mondo magico di Harry Potter. Niente bacchette magiche, ma poteri divini. Invece del castello di Hogwarts, il Campo Mezzosangue. Rick Riordan, il creatore della saga, ha ripreso i miti greci per costruire una storia ambientata negli Stati Uniti di oggi, dove il monte Olimpo incontra lEmpire State Building e un dodicenne scopre di essere il figlio di Poseidone, il dio del mare. Il giovane Percy è approdato al cinema nel 2010 con ladattamento dal primo libro della serie, Percy Jackson e gli dei dellOlimpo: il ladro di fulmini, diretto da Chris Columbus e interpretato dal giovane Logan Lerman (lattore di Noi siamo infinito). Torna oggi con Il mare dei mostri, scritto da Marc Guggenheim, diretto da Thor Freudenthal e prodotto dalla Fox.

Pur essendo un semidio, Percy Jackson si rivela al pubblico come un ragazzino insicuro alla ricerca di unidentità, un figlio che si relaziona con un padre assente interrogandolo davanti al mare silenzioso. In questo secondo capitolo scopre di avere un fratello ciclope, Tyson (Douglas Smith), la cui madre era una ninfa marina. Ma le vicende familiari passano in secondo piano quando scatta lemergenza: il Campo Mezzosangue dove Percy si allena con Tyson e Chase (Alexandra Daddario), la figlia di Atena, è in pericolo. Un toro meccanico e sputafuoco distrugge la barriera protettiva, indebolita dalla malattia di un pino che si trova sul confine, avvelenato da una sostanza misteriosa. Come salvarlo?

Per assicurare al campo – e al mondo intero – la sicurezza, Percy e i suoi amici sono costretti a intraprendere una missione pericolosa che li porterà attraverso il Mare dei Mostri, ovvero il Triangolo delle Bermuda, alla ricerca di una preziosa reliquia: il mitico Vello dOro. Il nemico è lex ladro di fulmini Luke (Jake Abel), deciso a prendere il vello, usare i Titani arrabbiati e risvegliare il crudele Kronos per distruggere lOlimpo (la sequenza che ricostruisce la backstory di Kronos rappresenta uno dei momenti migliori del film). A complicare le cose ci si mette anche Clarisse La Rue, la bellicosa figlia di Marte che detesta Percy e non perde occasione per umiliarlo.

La mitologia greca è collocata nella metropoli moderna secondo una ricetta tipicamente urban fantasy, creando un mix accattivante che presuppone una buona conoscenza dellOlimpo greco. Lironia è il tono che prevale in questa saga diretta ai ragazzini tra i dieci e i quindici anni, che non riesce però a raggiungere la profondità necessaria per puntare a un pubblico più alto.

Il tema del destino non è sufficiente a dare un respiro universale alla versione cinematografica, che fa leva alla fine sul fascino dell’azione, sul ritmo elevato e sugli effetti speciali di qualità. A soffrirne è la storia: invece di mirare a un prodotto in grado di uscire dal recinto del genere young adult per diventare universale, in Percy Jackson prevale la scelta di restare nell’ambito di un film per ragazzi, facilmente dimenticabile. La trama, inoltre, rivela l’assenza di fluidità narrativa: gli episodi si susseguono in modo schematico, senza una vera e propria progressione in grado di tenere gli spettatori incollati allo schermo.

Senza dubbio si trovano scene ben costruite (una su tutte, la corsa in taxi con le tre autiste prive di occhi), battute divertenti, momenti spettacolari, eppure si ha costantemente la sensazione che il potenziale della storia non sia stato sfruttato adeguatamente. Manca un elemento importante per salvare il prodotto dal dimenticatoio, il respiro universale che permette a una vicenda di superare i confini del genere per allargarsi e toccare i nervi scoperti della società contemporanea.

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