I DUE VOLTI DI GENNAIO/ Un film giallo dalla “doppia faccia”

- Claudia Cabrini

Il film di Hossein Amini è un prodotto cinematografico tanto studiato da apparire eccessivamente ridondante e di poco interesse, spiega CLAUDIA CABRINI nella sua recensione

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Una scena del film

Si intitola I due volti di gennaio, ed è uscito nel Regno Unito il 16 maggio scorso. Arrivato in Italia purtroppo non entusiasma la critica, né, ancor peggio, il pubblico. Diretto dal bravo sceneggiatore Hossein Amini, vede un cast niente male, che tuttavia un poco si perde tra le difficili complicazioni di una recitazione poco credibile e reale.

La sinossi abbastanza complessa vanta però una penna di tutto rispetto. I due volti di gennaio è infatti tratto dal noir di Patricia Highsmith, giallista raffinata, che i più conoscono per esser abilmente riuscita a legare il suo nome al grande schermo grazie a una serie di pellicole notevoli, tra cui ricordiamo, ad esempio, Lamico americano di Wim Wenders. Una scrittrice sicuramente particolare, anche e soprattutto capace – ogni volta – di sconvolgere spettatori e lettori con racconti assolutamente interessanti e per nulla banali. Da qui si può quindi scusare un poco lesordiente Amini, che cerca, al contrario, di portare in sala un film giallo molto ben fatto, ma che nella sostanza non sorprende e poco entusiasma. Insomma, non ci riesce affatto.

Certo la trama non è semplice, e anche spiegarla può apparir complicato. Sinteticamente, una coppia di turisti americani incrocia per caso in Grecia un giovanissimo connazionale spendaccione, che vive le sue giornate allinsegna del divertimento e poco altro, con labitudine – tanto per cambiare – di spennare coloro che simpaticamente gli si affidano per visitare i luoghi più caratteristici. E come in ogni racconto narrativo che si rispetti, i guai arrivano, oppure te li vai a cercare. I nostri protagonisti, quindi, allinsegna della astuzia malsana, giocheranno carte sporche e cattiverie, in cambio di tanti tantissimi verdoni. I lati oscuri dei personaggi, infatti, sembrano proprio infiniti. E anche stavolta la figura del detective non può mancare. Ed è qui che allora i rapporti si complicano ulteriormente e lo spettatore rischia di perdersi. Insomma, I due volti di gennaio assolutamente non piace.

A Hossein Amini tuttavia solo complimenti, perché, si sa, la prima da regista non è mai troppo semplice. Riesce infatti a gestire comunque il lavoro con capacità, permettendo di affrontare lopera della Highsmith con rispetto e partecipazione, mettendo in gioco una tecnica filmica certo positiva, ma non sufficiente. Ciliegina, almeno quella, sulla torta è certo linteressante suspense stavolta in azione, unica magia in grado, in questo caso per lo meno, di coinvolgere lo spettatore portandolo a sognare di arrivare per primo, di risolvere il caso prima che lo faccia la sinossi stessa.

I due volti di gennaio è allora davvero un film dalla doppia faccia: un prodotto cinematografico tanto studiato (primo lato della medaglia, perché no anche positivo) da apparire eccessivamente ridondante e di poco interesse (secondo lato della medaglia, decisamente cattivo). Con la bella Kirsten Dunst, Viggo Mortensen, Oscar Isaac, Daisy Beva, Brian Niblett e Socrates Alafouzos, purtroppo questo film non riesce nello scopo di divertire e, almeno in Italia, fallisce anche al botteghino. Il pubblico condivide la (bassissima) votazione della critica, e ancora una volta si può abilmente notare come non tutti i film possano esser targetizzati su scala internazionale. Gli Usa, ad esempio, lo considerano un prodotto assolutamente ben fatto, affascinante e da non perdere. Le votazioni di pubblico, consultando le testate americane tra le più famose, arrivano ad apprezzamenti pari all’85%.

Chissà, magari siamo noi che ancora una volta di cinema ci capiamo poco. Io credo però che il giudizio “plebeo” sia legge universale. A me non è piaciuto, agli spettatori del nostro Bel Paese neanche. Sconsiglio e al tempo stesso lascio, anche stavolta, spiraglio aperto. Magari ad alcuni farà assolutamente impazzire. La speranza d’altronde non muore mai.

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