GIORGIO AMBROSOLI/ Chi è lavvocato ucciso nel 1979 di cui parla la fiction Qualunque cosa succeda

- La Redazione

Da stasera su Rai 1 verrà trasmessa la fiction in due puntate Qualunque cosa succeda, che vede Pierfrancesco Favino interpretare lavvocato Giorgio Ambrosoli, avvocato ucciso nel 1979

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Giorgio Ambrosoli

Da stasera su Rai 1 verrà trasmessa la fiction in due puntate Qualunque cosa succeda, che vede lattore Pierfrancesco Favino interpretare lindimenticato avvocato Giorgio Ambrosoli, nato a Milano il 17 ottobre 1933 in una famiglia della media borghesia locale, molto cattolica con il padre Riccardo che è stato avvocato e che in un certo qual senso ha dato una propria impronta al giovane Giorgio affinché ricalcasse le sue orme quanto meno in ambito professionale. Giorgio, durante il periodo liceale, incomincia ad avvicinarsi al mondo delle politica diventando un acceso militante del partito monarchico. Contemporaneamente fa in modo di non trascurare la propria formazione scolastica che passerà attraverso liscrizione alla facoltà di Giurisprudenza dellUniversità di Milano dove si laureerà nel 1958. Inizia a praticare la professione di avvocato facendo tirocinio presso uno studio legale milanese. In questo periodo conosce e si innamora di Anna Lori, che a distanza di qualche anno, per la precisione del 1962, porterà allaltare. Un matrimonio che si dimostrerà molto felice come del resto testimonia la nascita di tre figli, tra cui Umberto, anchegli avvocato che si è presentato alle elezioni regionali lombarde come candidato presidente della coalizione di centrosinistra nel 2013.

Dopo aver terminato il praticantato, Giorgio Ambrosoli decide di specializzarsi in una tematica ben precisa, ossia le liquidazioni coatte amministrative. La specializzazione inizierà nel 1964 e dopo aver chiuso il percorso formativo potrà incominciare una fattiva collaborazione con la Società finanziaria italiana. Il suo impegno e la sua dedizione al proprio lavoro furono immediatamente lampanti tantè che nel 1974 lallora Governatore della Banca dItalia, Guido Carli, decise di riconoscere i suoi meriti affidandogli un compito di grande onore e responsabile come quello di Commissario liquidatore della Banca privata italiana. Tale banca si trovava in un momento di estrema difficoltà, nonché a un passo da clamoroso fallimento per via della gestione piuttosto scellerata e quanto mai sospetta da parte del banchiere di origini siciliane Michele Sindona.

Una faccenda piuttosto complicata nella quale si erano scoperti degli intrecci tra politica, criminalità organizzate e la loggia massonica conosciuta come P2, nella quale Giorgio Ambrosoli non ebbe paura di mettere mano facendo il proprio dovere. Dalle sue ricerche venne fuori in maniera lampante come Sindona aveva eseguito delle operazioni illecite, truccando i bilanci dello stesso istituto bancario. Non appena si videro in pericolo, Sindona e tutta lorganizzazione criminale-massonica che si muoveva nellombra, incominciò a fare delle pressioni e presentare minacce molto pesanti allo stesso Ambrosoli affinché avallasse la legalità della situazione evitando ripercussioni penali e finanziarie per lo stesso Sindona.

Tuttavia Giorgio Ambrosoli non si fece piegare nonostante fosse ben conscio di come la sua vita fosse in grande pericolo, cosa che appare chiara nell’ambito di una lettera che scrisse alla moglie. Le sue indagini andarono avanti senza timore per la propria vita fino a che la sera dell’11 luglio 1979 venne assassinato davanti al portone della propria casa da un killer americano che si scoprì poi essere stato pagato complessivamente 115 mila dollari dallo stesso Sindona. A due anni di distanza dalla morte di Giorgio Ambrosoli si venne a conoscenza di come alle spalle di Sindona vi fosse la potente mano della loggia massonica P2. Nel 1999 gli è stata conferita la medaglia d’oro al valore civile. 

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