LEI/ Il film di Jonze sullamore che trasforma

Nel suo film Jonze descrive lamore non in termini adolescenziali, ma partendo dalla sua assolutezza per declinarlo in un percorso di crescita. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

19.03.2014 - Maria Luisa Bellucci
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Una scena del film

La bellezza del film Lei vive in quella linea non troppo sottile che separa la realtà – il mondo tangibile – dalla dimensione virtuale. Lì, nellorizzonte che unisce questi due mondi, il regista Spike Jonze fa nascere lamore fra Theodore e Samantha. Un uomo, il primo, che a un anno scarso dalla separazione dalla moglie ancora non riesce a firmare le carte del divorzio. Bloccato comè tra i ricordi che resero felice il suo matrimonio e le parole con cui compone lettere damore commissionate dai clienti della società per cui lavora. Samantha, invece, non esiste. Almeno non nel senso convenzionale del termine. il sistema operativo di unintelligenza artificiale, nuova compagna di quotidianità non solo per Theodore, ma anche per gli altri abitanti di questa città americana divisa tra unambientazione dal gusto retrò e una tecnologia avanzata. Che raggiunge il limite del fantascientifico.

Solo in un paio di momenti la pellicola sembra arenarsi in una stanchezza paludosa. Ma è un difetto facilmente perdonabile. Perché questa storia emoziona, toccando corde certamente universali come quelle dellamore, ma con una grammatica che nellanticonvenzionalità dei protagonisti riesce a raccontare linnamoramento in modo totalmente tradizionale e classico. Come molti film, ormai, non sono più in grado di fare.

La chiave, forse, sta nelle parole con cui Theodore descrive Samantha. Un essere che ancora riesce a stupirsi ed entusiasmarsi della vita. Perché non sa nulla di essa. Della sua pienezza. Delle sue sfumature. E con lingenuità di chi ha tutto da imparare, si pone di fronte a essa con uninnocenza e una vivacità disarmante.

Jonze descrive lamore nella sua essenza. Nella sua purezza. Non in termini adolescenziali, ma partendo dalla sua assolutezza per declinarlo in un percorso di crescita e maturazione. Per farlo sceglie un soggetto, Samantha, che non ha passato e uno, Theodore, che dal passato è schiacciato. La loro vita diventa un intrecciarsi armonioso di scambi reciproci. Lei prova emozioni, o meglio lesperienza del contatto con Theodore le insegna a viverle e abbandonarsi a esse. Lui riscopre la voglia di amare, di aprire totalmente il proprio cuore, di scontrarsi con il vuoto che lex moglie gli ha lasciato e con le ragioni per cui lei se ne andò.

Ecco che l’amore tra di loro diventa il viatico verso un percorso di trasformazione. È un amore totale. Che passa dall’innamoramento al tradimento. Ma che nella sua inevitabilità mostra a essi l’orizzonte possibile che si staglia di fronte a loro. Ponendosi, paradossalmente, come esperienza già passata.

La naturale leggerezza con cui il regista affronta questa storia rende il film ancora più emozionante. Ci si appassiona al loro amore. Se ne colgono lo splendore e l’imperfezione, provando un briciolo di tenera compassione per un sentimento destinato a scontrarsi con una realtà che li vede, nel concreto, inconciliabili. Eppure, nonostante tutto, non c’è rabbia. Solo la pienezza per un amore che illumina una parte nascosta di noi liberandoci dall’ombra della sofferenza.

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