SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO/ Un film sui vampiri che parla a ogni uomo

Protagonisti del film sono due vampiri, garanti del passato glorioso che preservano quel poco di purezza che ancora sopravvive nel presente. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

21.05.2014 - Maria Luisa Bellucci
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Una scena del film

In un tempo non troppo lontano in cui tutto è corrotto, solo gli amanti sopravvivono. Quelli che salvano il bello e il puro con lamore sincero per la vita. Da non confondersi con chi della vita ne abusa e la consuma fino a renderla marcia e insignificante. Con uno sguardo anticonvenzionale e provocatorio, pur restando fedele a toni mai sopra le righe, Jim Jarmusch firma una pellicola che non tradisce il suo spirito di regista indipendente made in Usa. Lo fa dirigendo una storia dark e malinconica, volta a un passato che non cè più e che è solo un lontano ricordo.

Protagonisti sono Adam (Tom Hiddleston) ed Eve (Tilda Swinton). Lui, vampiro che vive nel buio notturno di Detroit circondato – quasi sepolto – da vinili che suonano la musica che lui stesso compone. Musica elettronica, per la precisione, che se da una parte rompe con il passato tanto osannato da Adam, dallaltra si pone come triste e malinconico elogio funebre di un tempo che ha smesso di esistere, lasciando spazio a un presente già ora insignificante e distruttivo.

Più possibilista e positiva, più matura e materna, Eve, vampiro anchessa, vive a Tangeri, separata da migliaia di chilometri dal suo Adam. Loro, sì, si amano. E amano la vita. La amano di un rispetto profondo e quasi anacronistico, al punto da decidere consapevolmente di non cibarsi più di sangue umano, ma solo di sangue realizzato in laboratorio. Cè unaltra, forse ancor più inquietante, ragione dietro questa loro scelta. La necessità di preservarsi da ciò che appare, sempre di più nel corso del tempo, inquinato. Come, per esempio, il sangue umano della nostra epoca, corrotto e impuro.

un film, questo, lineare nel suo svolgimento e costruito su unalternanza di chiari e oscuri che accompagnano il significato della storia e dei simboli che la attraversano. Come già la scelta dei nomi, un chiaro riferimento ai genitori biblici dellumanità, che qui come nei testi sacri sono, in qualche modo, allorigine del peccato originale. Eve, soprattutto, candida luce che, nel suo essere tenebra, è aperta e possibilista, dolce verso una realtà che è in degrado, ma pur sempre apprezzabile nel suo divenire.

La notte scivola a Detroit, accompagnando i due amanti, finalmente ricongiunti, tra edifici diroccati e fabbriche fantasma, accrescendo il loro già ricolmo senso di nostalgia per i tempi andati, per i grandi personaggi che resero grande la storia degli uomini.

In questo film tutto è capovolto. Sono dei vampiri, infatti, a farsi garanti del passato glorioso e a preservare quel poco di purezza che ancora sopravvive nel presente. Vampiri contro zombie, che qui sono proprio gli esseri umani. Tra queste prospettive ribaltate, il regista si muove lento e con sguardo minuzioso. Al punto che il ritmo, molto più che blando, è quasi assente. Forse per accrescere il senso di degrado e di malinconia.

Ciò che è sicuro è che l’apatia quasi esasperante non fa apprezzare a una prima visione la storia, il suo svolgimento e i personaggi. Jim Jarmusch, però, concede a noi spettatori una seconda possibilità. Quella di fermarci a riflettere sul reale significato che ha voluto nascondere dietro una vicenda fatta di vampiri come tante altre ormai di questi tempi, ma allo stesso modo così diversa. Ecco, lasciare che il tempo faccia il suo corso e far sedimentare le ragioni di Adam e Eve può essere un buon modo per apprezzare se non in toto, almeno in parte il messaggio che il regista ci vuole raccontare. Decisamente a modo suo. 

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