SYNECDOCHE, NEW YORK/ Un film stupefacente “sospeso” tra vita e arte

Charlie Kaufman, con protagonista Philip Seymour Hoffman, è uscito nel 2008, ma è arrivato solo pochi giorni fa nei cinema italiani. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

29.06.2014 - Maria Luisa Bellucci
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Una scena del film

Charlie Kaufman, dopo aver firmato la sceneggiatura di film quali Essere John Malcovich, Il ladro di Orchidee, Confessioni di una mente pericolosa e Se mi lasci ti cancello, approda alla regia di Synecdoche, New York, una pellicola stupefacente. impossibile trovare altri aggettivi per definirla. Si potrà – a visione avvenuta – approvare o meno la difficoltà interpretativa che la storia impone, ma non ci si potrà esimere dal considerare la messa in scena della vita di Caden Cotard – un bravissimo Philip Seymour Hoffman – unimpresa che lascia senza parole.

Caden Cotard. Il film è lui, avviluppato in una dimensione temporale di cui lui stesso perde i riferimenti e che viene scandita dagli avvenimenti esterni che si intromettono nella sua malinconica e solitaria esistenza. Benché regista teatrale di successo e con allattivo un premio molto prestigioso, Caden è solo. Abbandonato dalla moglie pittrice che parte per Berlino portandosi con sé la loro bambina Olive, franato in storie destinate a consumarsi, lunico amore che gli resterà tragicamente accanto per tutta la vita è quello di Hazel.

Il vortice di solitudine che lo travolge, però, va oltre la sua vita privata. Si dondola tra una dimensione interiore esistenziale oppressa dalla paura e certezza di una morte imminente e la creazione di unopera teatrale colossale che moltiplica e riproduce gli angoli della sua vita in un puzzle a cui mancherà per anni un tassello fondamentale. Proprio quel piccolo pezzo che gli impedirà di rendere visibile al pubblico la sua opera magna.

Benché quasi dallinizio le scene siano popolate di elementi surreali, il film è portato avanti da un filo conduttore, quello dellattesa di una morte certa. Che in Caden si concretizza nella prima parte della storia nellesasperante manifestarsi di una malattia misteriosa, mentre nella seconda nel nascere e svilupparsi senza fine della sua nuova opera teatrale, che lo travolge e ingurgita sino a trasformalo da regista in una semplice comparsa nella sua stessa esistenza.

Interessante è il cuore pulsante dellopera di Caden. Il motivo attorno a cui decide di scrivere e mettere in scena la sua creazione. Vuole rendere omaggio al teatro dando vita a una storia che sia onesta e sincera. Con gli attori, con il pubblico e con lui stesso. Ma ben presto questa onestà diventa chiaramente unarma a doppio taglio.

Il pretesto per raccontare sul palco gli eventi che colpiscono la sua vita e quelle di chi lo circonda in un gioco volto, sembra, a volerla controllare e fissare, ma di fatto si trasforma in una stanza degli specchi, dove con confusione caleidoscopica è la rappresentazione stessa a prendere in mano le redini della sua esistenza. Fino, addirittura, al punto in cui saranno le comparse a trasformarsi prima in attori protagonisti e poi nei registi delle sue scelte. Scelte non più teatrali, ma di vita quotidiana.

Uscito nel 2008, ma approdato alla distribuzione italiana solo sei anni dopo e, crediamo, esclusivamente per approfittare della presenza nel cast di Hoffman (recentemente scomparso),Synecdoche, New York è un film difficile. Che richiede, per essere accolto e capito nelle sue intenzioni, non solo attenzione, ma soprattutto mancanza di pregiudizio e disinibizione intellettuale.

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