IL VELO DIPINTO/ Un film che spiega il “potere” del perdono

- Ilenia Provenzi

Tratto dal romanzo di William Somerset Maugham, il film di John Curran è da scoprire e da rivedere, per riflettere sui temi sollevati. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film

Paesi lontani, altre culture. Nuovi modi di vedere il mondo e, spesso, anche se stessi. un viaggio fisico e spirituale quello raccontato ne Il velo dipinto, il romanzo di William Somerset Maugham adattato nel 2006 per lo schermo dal regista John Curran e dallo sceneggiatore Ron Nyswaner. Una storia da riscoprire e da rivedere, per riflettere sui temi sollevati e per ammirare la splendida fotografia, che esalta latmosfera di un luogo distante nello spazio e nel tempo.

Kitty, la protagonista (Naomi Watts), è una giovane donna inglese che, spinta dalla madre, sposa Walter Fane, un medico specializzato in batteriologia, profondamente innamorato di lei. Il matrimonio combinato, però, rivela i suoi punti deboli. Kitty non si sforza di conoscere luomo al suo fianco e si lascia andare alla noia. Quando, dopo il trasferimento a Shanghai, incontra il viceconsole Charles Townsend, cede al suo corteggiamento e intreccia una relazione con lui. E il marito lo scopre. La punizione è un viaggio a Mei-tan-fu, un villaggio colpito dal colera, dove Charles lavora come medico.

Il contatto con una realtà così diversa, la consapevolezza del confine sottile tra la vita e la morte, portano Kitty a guardare alla propria vita in modo diverso. A volte è necessario andare lontano per cambiare prospettiva sulle cose, e sulle persone, vicine. Guardando il marito che si dedica con spirito di sacrificio ai malati, Kitty decide di rendersi utile a sua volta e di collaborare con lospedale, aprendosi per la prima volta agli altri e superando il proprio egoismo. La nuova strada intrapresa dalla donna porta a un cambiamento nel legame con il marito, che finalmente impara a conoscere e amare.

Il fascino della Cina degli anni Venti, animata da un nascente spirito nazionalista, fa da sfondo a una storia che non manca di coinvolgere lo spettatore nel cambiamento della protagonista, nel suo viaggio alla scoperta di sé e di un nuovo, inatteso destino. Anche se il punto di vista della narrazione, nel film e nel romanzo, rimane lo stesso (entrambi raccontano la storia dalla prospettiva di Kitty), lepilogo è il terreno su cui si gioca il confronto, perché Nyswaner sceglie di cambiare la direzione del racconto a favore di una chiara riconciliazione della coppia, basata sulla valorizzazione del perdono. Se tornare indietro non è possibile, lunico modo di superare i propri limiti è affrontarli ed essere disposti a rischiare tutto per avere ciò che si desidera davvero. La punizione di Kitty si trasforma allora in unoccasione di riscoperta delle proprie potenzialità e della propria capacità di amare, anche quando ci si trova nelle situazioni più difficili.

Mai scontato, il film dosa le emozioni per risultare romantico ma non sentimentale, drammatico ma non opprimente. La psicologia dei personaggi e la trama dei loro rapporti sono costruite con maestria, nel libro come nell’adattamento cinematografico, dimostrando una volta di più che le belle storie restano nel cuore. 

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