STILL LIFE/ Un film sulla morte per “riscoprire” cuore e amore

- Leonardo Locatelli, int. Leonardo Locatelli

Si può realmente descrivere la vita trattando della morte? Seguendo questo filo viene proiettato oggi al Meeting il film di Uberto Pasolini. Ce ne parla LEONARDO LOCATELLI

Still_Life2R439 Una scena del film

Verso le periferie del mondo e dellesistenza. Il destino non ha lasciato solo luomo. Davanti al tema proposto dalla 35ª edizione del Meeting di Rimini ci si potrebbe domandare quale sia la periferia della vita. Forse un primo tentativo di risposta ci vedrebbe interrogarci da un mero punto di vista di asse temporale: allontanandoci dal centro verso gli estremi, fin dove si potrebbe arrivare? Da una parte risaliremmo alla sua (prima) affermazione, il concepimento; dallaltra giungeremmo invece alla sua conclusione, alla sua negazione, la morte. Una volta venuti a questultimo limite, sarebbe ancora possibile parlare di quello che ne è il cuore? Si può realmente descrivere la vita partendo dalla morte, trattando della morte?

Seguendo anche solo questo primo esile filo, non poteva allora trovare miglior contesto lodierna proiezione alle ore 21:30 presso la Sala Cinema (pad. D3) di Still Life (id., 2013), il quarto e ultimo film proposto dalla rassegna cinematografica curata da Sentieri del Cinema. La pellicola diretta da Uberto Pasolini – classe 1957, romano attivo a Londra, già produttore di Palookaville (1995, Alan Taylor), Full Monty – Squattrinati organizzati (1997, Peter Cattaneo) e I vestiti nuovi dellimperatore (2001, Alan Taylor) e qui alla sua seconda opera, Premio Orizzonti per la migliore regia alla 70ª Mostra Internazionale dArte Cinematografica di Venezia (2013) – vede al proprio centro il piccolo grande solitario John May (Eddie Marsan), scrupoloso e metodico impiegato presso il servizio utenti del municipio londinese di Kennington che si occupa di rintracciare i congiunti delle persone che muoiono nel suo distretto in condizione di apparente solitudine, lanciandosi quasi come un investigatore privato alla ricerca di eventuali legami affettivi e/o di parentela sulla base di quanto eventualmente rinvenibile sui luoghi dei decessi.

Un dipendente comunale «molto lento e ancor più costoso, dal momento che preferisce i funerali alle cremazioni, come afferma il suo direttore di divisione al momento di comunicargli il licenziamento: ancora solo altri tre giorni di lavoro prima di lasciare lufficio nello scantinato del Comune, gli ultimi di una carriera durata ventidue anni. Tre giorni per chiudere quindi anche la sua ultima pratica, quella appena aperta per William Billy Stoke, trovato morto dopo diverse settimane in un appartamento proprio davanti alle finestre di casa May. Un caso da risolvere che nel frattempo finisce però per aprirne un altro, il suo, quello di una nuova prospettiva sulla dignità della propria vita: « quello che vorremmo tutti, in fondo: una donna con cui stare in silenzio

Una ricchissima ora e mezzo di cinema da mozzare il fiato, chiusa da uno dei finali realmente più coraggiosi, emozionanti e “rivoluzionari” degli anni Duemila: «Il titolo Still Life ha vari significati: “vita ferma” (come la vita di John) o “ancora vita” o “vita fotografata”. In italiano “still life” si traduce “natura morta”, ma nella lingua inglese si punta al termine “vita” più che alla “morte”. Infatti Still Life è, per me, un film non sulla morte, ma sul valore della vita degli altri. La mia è un’analisi personale di cosa vuol dire essere soli nella vita. Ho ripensato alle mie serate quando rientro e la casa è buia, silenziosa, senza presenza umana. Il mio riferimento cinematografico è il cinema di Yasujiro Ozu per la capacità di colpire mantenendo basso il volume del film, di raccontare storie di tutti i giorni, con una recitazione realista, pacata e contenuta» (Uberto Pasolini).

Un’opera davvero da non perdere o da rivedere – dopo i plausi veneziani, è stata infatti proposta nelle sale italiane lo scorso mese di dicembre, poco prima delle festività natalizie -, anche perché, come ci ricorda Emily Dickinson, «The Bustle in a House / The Morning after Death / Is solemnest of industries / Enacted opon Earth – // The Sweeping up of the Heart / And Putting Love away / We shall not want to use again / Until Eternity –» («Il Trambusto in una Casa / il Mattino dopo la Morte / è la più solenne delle attività / che si svolgano sulla Terra. // Lo Spazzar via del Cuore / il riporre l’Amore: / non vorremmo più usarli / fino all’Eternità»). Magari anche quando chi non c’è più sia un assoluto sconosciuto e questi “Cuore” e “Amore” nemmeno pensavamo davvero di averli, in fondo…





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