CHI L’HA VISTO? STORY/ Emanuela Orlandi: trent’anni di depistaggi. Puntata 6 agosto 2014

- La Redazione

Stasera su Rai 3 va in onda una nuova puntata di Chi lha visto? Story. Le anticipazioni dicono che saranno analizzati i casi di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e Josè Garramon

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Chi l'ha visto?, conduce Federica Sciarelli

Nella puntata di Chi lha visto?-Le storie, andata in onda ieri sera su Rai Tre a partire dalle 21.05, vengano trattati i casi irrisolti di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e Josè Garramon; a prima vista sembrano storie separate, ma in realtà hanno si intrecciano lun laltra. Emanuela Orlandi è scomparsa a Roma il 23 giugno 1983; figlia di un messo pontificio frequentava la scuola di musica quando 23 giugno Emanuela arriva a scuola stranamente in ritardo. Nel pomeriggio chiama casa per parlare con la mamma e non trovandola racconta alla sorella che prima di entrare a lezione era stata avvicinata da un uomo che le aveva proposto un lavoro di volantinaggio per conto della ditta Avon offrendole un compenso alto. Emanuela che aveva appuntamento a fine lezione con l’uomo misterioso per dargli una risposta sul lavoro uscita da scuola decide di prendere il pullman e tornare a casa, ma da allora della ragazza non si hanno più notizie. Non vedendola rientrare la famiglia e gli amici iniziano a cercarla, due giorni dopo la scomparsa viene pubblicato un appello corredato di foto e numero di telefono; iniziano così una serie di telefonate di sciacalli fatta eccezione per le telefonate di due uomini che all’epoca dissero di chiamarsi Pierluigi e Mario che diedero dei particolari che indussero la famiglia Orlandi a credere alla veridicità di entrambe le telefonate. Non vi era però ancora una pista certa da seguire; si accennò alla tratta delle bianche avvallata anche dalla convinzione di due agenti del Sisde che autonomamente si erano presentati in casa Orlandi. Quelli però erano anche gli anni caldi di Roma: gli anni della banda della Magliana. In Luglio ogni strada e vicolo di Roma fu tappezzata con la foto di Emanuela Orlandi, lo stesso papa Wojtyla fece ben otto appelli per la liberazione di Emanuela Orlandi. in questo scenario che alla segreteria di Stato Vaticana arriva una telefonata che chiede in cambio della liberazione di Emanuela la liberazione di Ali Agca che aveva attentato alla vita di papa Wojtyla due anni prima dando come ultimatum la data del 20 Luglio. Iniziano così una serie di telefonate il cui interlocutore fu battezzato “l ‘americano” ,per trattare. Allo scadere dell’ultimatum con un’ultima telefonata l’americano annuncia che per Emanuela il tempo è scaduto. Ad Agosto però un messagio dei Turkish annuncia che Emanuela è viva e che se Ali Agca fosse stato liberato entro il 30 ottobre la ragazza avrebbe fatto ritorno a casa; nel messaggio però vi era il nome anche di un’altra ragazza Mirella Gregori di cui fino ad allora nessuno aveva sentito parlare. Mirella Gregori era sparita da Roma il 7 Maggio del 1983 quindi qualche mese prima di Emanuela ma la sparizione della ragazza non aveva avuto la stessa cassa di risonanza della Orlandi, la famiglia di Emanuela contatta la famiglia Gregori e si affidano allo stesso avvocato. La famiglia Gregori chiede l’intervento dell’allora Presidente Pertini che in un appello chiede la liberazione di entrambe le ragazze, una settimana dopo arriva una telefonata nello studio dell’avvocato delle famiglie che annuncia che per Mirella Gregori non c’è più nulla da fare. Nel dicembre del 1985 durante una visita in una parrocchia di Roma di Papa Wojtyla, la mamma di Mirella Gregori riconosce in uno degli uomini della scorta una delle persone che spesso si intratteneva con Mirella e le sue amiche: Raul Bonarelli, che intercettato durante un colloquio con un suo superiore si accorda sulla versione da dare nel caso in cui gli inquirenti gli avessero chiesto notizie su Emanuela Orlandi. Nel 2004 Ercole Orlandi il papà di Emanuela si spegne senza aver ritrovato la figlia che ha sempre sperato fosse in vita. Il 18 luglio del 2005 arriva una telefonata anonima alla redazione di Chi l’ha visto che dice che per risolvere il caso Orlandi bisognava andare a vedere chi fosse seppellito nella Basilica di Sant’Apollinare; si viene così a scoprire che nella cripta è stato sepolto Renatino il boss della banda della Magliana ci si chiede allora perché un criminale sia stato sepolto in un luogo Sacro. La compagna di Renatino in una prima versione dice che è stato lui a rapire Emanuela per conto di un prelato, in una seconda versione afferma che Renatino di fatto si occupò solo di far sparire il corpo che a suo dire fu gettato in una betoniera; non vi sono però riscontri al racconto della signora Minardi. Con una telefonta alla redazione di Chi l’ha visto si fa avanti Marco Accetti che a suo dire vuole raccontare la verità in merito alla morte di José Garramoa suo dire da lui ucciso accidentalmente la cui nonna a Montevideo abita vicino alla villa di Gelli; la mamma di Josè è convinta che la strana coincidenza c’entri con la morte del figlio dodicenne. Accetti fa ritrovare un flauto che dice appartenere a Emanuela ma troppi anni sono passati e il dna non ha fornito conferme aggiunge però di essere responsabile del rapimento di entrambe le ragazze che lo stesso fa parte di un’organizzazione e fa intendere che lo scopo è sessuale e che le varie piste politiche sono state solo un depistaggio.

Dopo 31 anni non si sa ancora nulla su questi tre ragazzi. Appuntamento alla prossima puntata, dove si parlerà di Simonetta Cesaroni e altri due delitti.

Marco Accetti nega di essere coinvolto nei casi Orlandi e Gregori, ma nega ogni coinvolgimento nella uccisione del bambino. L’uomo dice che i rapitori usavano la pista della pedofilia per sviare. Attualmente è indagato per quanto riguarda le due ragazze, ma ci sono ancora dubbi sul flauto. Non è stato trovato infatti alcun DNA.

L’uomo del flauto ha investito, uccidendolo, un ragazzo di nome Josè Garramon. Accadde nel dicembre 1983. Il problema è che il suo corpo venne ritrovato a 20 km da casa, dove non sarebbe mai potuto arrivare da solo. La mamma di Josè dice che il bimbo sarebbe morto sull’ambulanza. Accetti non lo avrebbe ucciso, ma viene accusato di omissione di soccorso.

Un signore contatta Chi l’ha visto e consegna un flauto forse appartenuto alla ragazza. Emerge 31 anni dopo la sua ragazza. Si chiama Marco Accetti. Si autoaccusa di aver organizzato i due sequestri. Dichiara di essere l’americano. Ma perchè si fa avanti dopo 30 anni?

Raffaella Guge, figlia di un aiutante del Papa polacca, si accorge di essere seguita ogni volta che esce dal Vaticano. Avvisa subito i genitori. Sorprende la straordinaria somiglianza tra il padre della Orlandi e della Gugel.

Il rettore di sant’Apollinare viene indagato. La Banda della Magliana avrebbe prestato dei soldi allo Ior, la Banca Vaticana, per la causa di Solidarnosc. Papa Francesco ha condannato recentemente le violenze perpetrate dai prelati sui minori.

Un amico di Emanuela ricorda che lui e la ragazza furono pedinati da due uomini. Si tratterebbe di Angelo Cassani e Gigetto. Sono stati identificati dopo ben 26 anni.

Ex di un giocatore della Nazionale e di De Pedis, la Minardi dice che Marcinkus avrebbe ordinato di rapire la Orlandi. Ha visto le due ragazze in altrettanti sacchi della spazzatura. Viene identificato l’autista di De Pedis, che avrebbe partecipato al rapimento secondo le intercettazioni. L’amante di De Pedis finisce tra gli indagati.

Arriva una chiamata al programma ora condotto da Federica Sciarelli. Febbraio 2005: entra in scena la Banda della Magliana. L’anonimo telefonista dice di andare a vedere chi è sepolto nella Basilica di sant’Apollinare. Un boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, che frequenta la basilica dove la Orlandi seguiva le lezioni di musica. E’ il parroco della basilica che decide di dargli degna sepoltura. Il cardinale Ugo Poletti approva la tumulazione. Il Vaticano su insistenza della Procura di Roma nel 2012 fa aprire la Basilica e trovano i resti di De Pedis. Trovate centinaia di resti, ma delle ragazze non vi è traccia, sono resti di età napoleonica.

Per il giudice Adele Rando i due casi non sarebbero collegati, così come non risultano attendibili l’americano e il Turkesh. Il Vaticano non ha mai collaborato. La sorella di Mirella riconosce un uomo legato al Papa visto vicino alla ragazza. Bonarelli, questo il suo nome, viene chiamato a testimoniare. Una sua telefonata con una guardia vaticana suscita fortissimi sospetti. Prosciolto Bonarelli, avrà persino onoreficenze dallo Stato italiano.

Sandro Pertini fa un appello per la liberazione delle due ragazze ma non sembra risolutivo. L’americano chiama nuovamente e minaccia di uccidere Mirella, ma nessun corpo sarà mai ritrovato.

Il settimanale Panorama dedica un servizio alle due ragazze e la madre rilancia l’ipotesi della tratta delle bianche. Paradossalmente, dalla chiamata del Turkesh si accendono i riflettori anche sulla scomparsa di Mirella. Il 12 settembre l’americano chiama casa Gregori e parla con la madre. Vuole parlare con il presidente della Repubblica Pertini per chiedere la liberazione di Alì Agca. La famiglia ha l’impressione di sentirsi guardata mentre è al telefonata. Il 24 settembre altra telefonata dell’americano. Sostiene di averla incontrata per davvero e ne fa una descrizione che convince pienamente la famiglia, gettandola nell’angoscia.

Un certo Alessandro citofona a casa di Mirella. La ragazza scende senza far più ritorno. La sorella si mette sulle sue tracce. Incontra sotto casa Sonia, la quale le dice che la conversazione con Mirella sarebbe durata diversi minuti. Sonia decide poi di non parlare più con i Gregori e verrà condannata per reticenza. Sarà prosciolta.

Mirella Gregori scompare un mese e mezzo, il 7 maggio, e viene citata nella lettera che l’Ansa milanese riceve dal Turkesh, fronte turco di ispirazione anticristiana. La famiglia Orlandi dice che la lettera sarebbe veritiera, perchè farebbe riferimento a delle scarpe bianche effettivamente possedute da Emanuela.

Agenti del SISDE consigliano agli Orlandi di rivolgersi all’avvocato Gennaro Egidio, secondo loro ben voluto dal Vaticano. Ma la Santa Sede dichiara di non saperne nulla. Il magistrato Gerunda lascia l’indagine a causa di “movimenti coperti riguardanti i capi degli uffici”

L’americano dice alla famiglia che la ragazza sarà uccisa entro il 20 luglio se non saranno esaurite le condizioni del riscatto. Il signore chiama anche gli organi di stampa. Il fratello è convinto che il Vaticano abbia avuto le prove che i banditi abbiano effettivamente Emanuela. L’americano fa trovare in una piazza di Roma un biglietto scritto verosimilmente dalla ragazza con cittadinanza vaticana. Viene chiamata anche Laura dai rapitori, una sua amica di scuola. I presunti rapitori hanno una linea diretta col segretario di Stato, il cardinal Casaroli. Il 20 luglio arriva ma il Papa non ha facoltà di poter liberare Agca.

Dopo il Vaticano, l’americano chiama anche a casa Orlandi. Il presunto rapitore fa sentire la voce di una ragazza allo zio, ma non si sa se si tratta di Emanuela Orlandi. Agca intanto dichiara di non sapere nulla dello scambio. Va in onda l’appello dello stesso attentatore del Papa per la liberazione della ragazza.

La magistratura indaga per reati connessi alla libidine. A quel punto la sorella maggiore Federica ricorda che qualche giorno prima della scomparsa della ragazza si era imbattuto in un certo Felix che le aveva proposto di lavorare come attrice sul set de Gli ultimi giorni di Pompei. Intanto sono gli anni in cui spadroneggia la Banda della Magliana. Dal 3 luglio, giorno in cui papa Giovanni Paolo II fa un appello per la soluzione del caso, tutto il mondo parla del caso Orlandi. Un anonimo americano chiama la Sala Stampa vaticana e dice che Mario e Pierluigi sono degli emissari. Chiedono la liberazione di Alì Agca entro il 22 luglio. Lo sconosciuto poi si attribuisce le telefonate di Mario e Pierluigi. Agca viene liberato ma di Emanuela nemmeno l’ombra

Dopo il racconto di un vigile urbano che racconta di aver visto una ragazza davanti al Senato che a giudicare dalla descrizione corrisponderebbe a Emanuela (particolare schiacciante il flauto che fuoriusciva dallo zaino), a casa Orlandi telefona un certo Pierluigi. Dichiara di avere 16 anni, ma per lo zio che risponde al telefono si tratterebbe di un adulto. Pierluigi raccontò che insieme con la sua fidanzata aveva incontrato a Campo dei Fiori due ragazze, una delle quali vendeva cosmetici, aveva con sé un flauto e diceva di chiamarsi Barbara. “Pierluigi” riferì anche che “Barbara”, all’invito di suonare il flauto, si sarebbe rifiutata a causa della vergogna che provava nell’indossare gli occhiali.

Tre ore più tardi “Pierluigi” richiamò, aggiungendo che gli occhiali di Barbara erano “a goccia, per correggere l’astigmatismo”. Queste chiamate risultarono preziose per i familiari, poiché in effetti Emanuela era astigmatica, si vergognava di portare gli occhiali e suonava il flauto. Il 26 giugno “Pierluigi”, durante un’altra chiamata, aggiunse alcune informazioni su sé stesso: disse di avere 16 anni e di trovarsi in quella giornata con i genitori in un ristorante al mare. Comunicò anche che “Barbara” avrebbe suonato il flauto al matrimonio della sorella, ma rifiutò ogni ulteriore collaborazione per rintracciare Emanuela e di incontrare di persona lo zio. In seguito chiama un certo Mario, che chiama la ragazza ancora Barbara ma non aggiunge molti particolari. I genitori a quel punto perdono ogni speranza.

L’odierna puntata di Chi l’ha visto story inizia occupandosi del caso Emanuela Orlandi e di altri due adolescenti scomparsi nel 1983 a Roma, come la ragazza. Il primo servizio si chiama All’ombra del cupolone. Siamo di fronte a tre misfatti con qualcosa in comune? Il servizio prende le mosse dal racconto del padre della Orlandi (ora defunto) letto da un attore. Intervistato anche Pietro Orlandi, che ha avuto modo di conoscere Papa Bergoglio agli inizi del suo pontificato e ha chiesto lumi su sul mistero di sua sorella.

Sarà visibile anche in diretta streaming la puntata di Chi lha visto? Story, che va in onda in contemporanea su Rai Tre. Protagoniste della puntata saranno le storie di Emanuela Orlandi, Mirella Gregari e Josè Garramon. Tre storie ancora prive di verità. Mirella Gregari è sparita il 7 maggio del 1983: aveva solo 15 anni. Emanuela Orlandi invece è scomparsa il 22 giugno del 1983. José Garramon fu ucciso il 20 dicembre del 1983. Di questo omicidio Marco Accetti è luomo ritenuto colpevole e che ha dichiarato di aver partecipato al rapimento di Emanuela Orlandi. Clicca qui per vedere la puntata in streaming.

Questa sera su Rai 3 va in onda una nuova puntata di Chi lha visto? Story, il programma derivato dalla celebre trasmissione di Federica Sciarelli. Se nella scorsa puntata si è parlato approfonditamente di Denise Pipitone, Sarah Scazzi e delle gemelline Alessia e Livia Schepp, le anticipazioni dicono che nel corso della serata odierna si racconteranno le storie di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e Josè Garramon, tre vicende sulle quali aleggiano ancora tanti – troppi – interrogativi. Mirella Gregori sparì nel nulla il 7 maggio 1983 alletà di 15 anni, mentre il 22 giugno dello stesso anno scomparse Emanuela Orlandi dando il là a un giallo intricatissimo che ha coinvolto lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, lIstituto per le Opere di Religione, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti. José Garramon fu invece assassinato il 20 dicembre del 1983: Marco Accetti è luomo ritenuto responsabile dellomicidio e lui stesso ha ammesso di aver preso parte al rapimento di Emanuela Orlandi.

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