SFOOTING/ Dopo la “doccia scozzese” i fermenti separatisti sembrano in difficoltà: ora La riuscirà a staccarsi da Spezia?

- Comic Astri

I COMICASTRI commentano le recenti vicende del referendum per l’indipendenza della Scozia, una vera e propria doccia scozzese per i secessionisti di tutto il mondo

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Cari lettori, oggi largomento lo scegliete voi: preferite che si parli del tempo, inteso come meteo, o della mancata secessione scozzese? Abbiate pazienza ancora qualche secondo ci siamo quasi Ecco in arrivo la nostra valletta-avatar con il risultato della vostra votazione online! Ordunque, lesito in tempo reale del referendum sulla scelta del tema della settimana è appannaggio della Scozia, referendaria anchessa: il lettore ha sempre ragione, perciò Scozia sia!

Orbene, come è possibile evincere e immaginare, il risultato del referendum di questa storica terra, confermatasi settimana scorsa figlia dAlbione (che non è un insulto, tipo figlio dandrocchia, ma lantico nome della Gran Bretagna) è frutto di una battaglia giocatasi a colpi di schede. Un confronto allinizio aspro, che ha pesantemente coinvolto tutti i clan più importanti della Scozia, scesi in campo con precise indicazioni di voto, da una parte o dallaltra. I McDonalds, per esempio, antica famiglia tradizionalmente impegnata nella ristorazione, non hanno esitato a dichiarare: Votiamo per la Scozia indipendente, perché non digeriamo più lInghilterra. Dallaltra parte, i McIntosh, clan emergente che solo negli ultimi decenni ha conquistato potere e notorietà grazie alla propria attività nellinformatica, hanno ribattuto: Scozzesi, ci vuole meno self Ctrl, teniamo Alt la Union Jack, cerchiamo di non Canc secoli di Regno Unito ed evitiamo inutili backup nazionalistici: rimanere con Londra è il miglior antivirus contro i mali della stagnazione economica.

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La dichiarazione ha subito suscitato la veemente risposta di un altro clan storico rivale, gli agguerriti e cruenti Macbeth, certamente dediti a traffici che loschi è dir poco, ma poco dediti alle commedie, e fautori di un prepotente, è il caso di sottolinearlo, contributo al Pil scozzese: Stare con lInghilterra è una vera tragedia, hanno dichiarato col coltello tra i denti. Tutto ciò non poteva non scatenare le ire di un altro terribile e temibile clan scozzese, abituato ad agire sottotraccia, dalla presenza impalpabile, ma con grande seguito popolare, i Loch Ness: Rimanere con gli inglesi? – hanno urlato a muso duro – Ma che mostruosità!. A scaldare i toni oltre il lecito, semmai se ne sentisse il bisogno, ci hanno pensato i McEnroe, gente che ha fatto fortuna con lerba (quella di Wimbledon e Wembley, ma non solo); costoro si sono dichiarati pronti a schiacciare i secessionisti scozzesi, che non hanno il diritto, né tantomeno il rovescio, di staccarsi da Londra.

Su questa sorta di faida tribale dalle dichiarazioni al vetriolo sono infine piombati – è davvero il caso di dirlo – a tutto gas i McLaren, clan scozzese noto e affermato nel settore delle quattro ruote. La loro è stata una vera e propria intimidazione: Acceleriamo decisi sullindipendenza, senza fare retromarce: se i McEnroe provassero a mettersi di traverso, noi potremmo asfaltarli senza pietà anche solo con una sgommata!.

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Insomma, polemiche infuocate, una dopo laltra, che hanno diviso il Paese a metà. Fino alla vigilia del voto, infatti, neppure gli istituti demoscopici hanno saputo anticipare lesito del referendum. Ciononostante, a un attento osservatore degli usi e costumi di quelle terre, non saranno sfuggiti particolari determinanti, piccole tracce significative come vere e proprie dichiarazioni di voto, se è vero, come è vero, che una parte dei cittadini si è recata alle urne agghindata con kilt dordinanza, cornamusa, cardo scozzese e boccale di birra Tennents of Scotland, mentre unaltra parte, leggermente più consistente, ha preferito votare con bombetta, ombrello, impermeabile e immancabile tazza di British Tea. Va detto che, come da tradizione, nessuno ha voluto verbalmente rendere manifesto il proprio voto, da qui il grande imbarazzo, la persistente incertezza, durata sino allultimo, dei sondaggisti.

Londra, ovviamente, ha vegliato sul voto, in maniera discreta ma perentoria: ha impedito – su questo unionisti e indipendentisti si schieravano compatti – un referendum “alla scozzese”, cioè all’insegna del risparmio. L’idea originale, bocciata per le pressioni di Cameron (e pare della regina stessa che, pur non essendo scozzese, non ci tiene a passare per tirchia), prevedeva un unico seggio, a Dundee, quarta città del Paese; gli abitanti di Dundee, i dandyy, contrariamente alle previsioni, si sono fieramente opposti. Così il sindaco: “Noi di Dundee sappiamo da Dundee veniamo, ma tutti gli altri, Dundee vengono? E in quanti? In Dundee!”.

In perfetto stile scottish, poi, gli scozzesi avrebbero voluto risparmiare anche sui tempi (il tempo è denaro…) ai seggi: voto dalle 8 di mattina fino alle 11.30, per mezzogiorno risultati elettorali già di pubblico dominio, addirittura entro le 14 tutti gli scrutatori già regolarmente al proprio posto di lavoro, non prima di essere passati al pub per una bella pinta di MacEwans scura. Si aggiunga che anche la scheda elettorale avrebbe assunto una certa tendenza… alla parsimonia: piccola come un post-it, contenente due sole lettere stampate (perciò poche cartucce d’inchiostro sarebbero bastate a coprire l’intero fabbisogno), un’enorme “Y”, grossa compatibilmente con le dimensioni della scheda, e un’altrettanto grossa “N”. Yes or No, o meglio, “N” comeNeedless to fuck, che si potrebbe tradurre: non ci penso proprio, anzi andate tutti… a quel Paese. L’Inghilterra, appunto!

Ora, dopo l’esito del referendum – una vera e propria “doccia scozzese” per i secessionisti di tutto il mondo – cosa ne sarà di tutta una serie di fermenti indipendentisti scatenatisi in varie parti del globo? Era noto che Rio avrebbe voluto staccarsi da De Janeiro, o meglio, dal signor De Janeiro, ricco e avido possidente, proprietario di oltre la metà della metropoli; Buenos non ne poteva proprio più degli spifferi che arrivavano da Aires e avrebbe voluto abbandonarla: sarà ancora così? Persino Hong avrebbe fatto un pensierino all’idea di separarsi da Kong, forse ora potrebbe ripensarci.

E in Italia? Davvero pochi i casi conosciuti: Cinisello (siamo in provincia di Milano) è anni che tenta di arginare le istanze separatiste di Balsamo, ai cui cittadini, gli orgogliosi Balsamici, al sol pensiero di essere chiamati “cinisellesi” quando non “cinesini” si rizzano i capelli. In Liguria gli abitanti di La vorrebbero separarsi da Spezia, pur di non sentirsi più chiamati dagli spezzini sprezzantemente “quelli La”. Il caso però più curioso riguarda Rho, sempre alle porte di Milano: gli abitanti di R e quelli di O vogliono unirsi in un nuovo Comune, chiamato semplicemente Ro, mentre quelli di H – sia detto, la parte più povera della città – rimarrebbero senza nemmeno la possibilità di comprarsi una consonante, né tantomeno una vocale.

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