HUMANDROID/ Il film che ribalta la “retorica” sui robot (conquistando il pubblico)

- Claudia Cabrini

Spesso le macchine pensanti vengono rappresentate al cinema come antagoniste dell’uomo. Il film di Neill Blomkamp ribalta questa prospettiva. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film

Di film sul futuro, o su quello che verrà, ce ne sono davvero molti. E – con tanto di fantascienza – robot o macchine volanti non mancano proprio mai nella sinossi di questi racconti cinematografici. Dal più classico Star Trek, ai più recenti e quasi apocalittici Matrix, Io Robot, Robotropolis o, ancora, Elysium, le macchine pensanti sono sempre state fonte di interesse da parte di registi e pubblico, sbancando i botteghini e suscitando clamori non indifferenti.

Il più delle volte, però, il vortice che li vede protagonisti gira a loro sfavore, e li vede raffigurati come pezzi di metallo senza cuore o cervello programmati per distruggere l’umanità. E se la visione di prospettive stavolta venisse assolutamente capovolta? Accetteremmo mai un robot amorevole e benevolo che, al contrario, sia disposto a battersi con tutte le sue forze affinché il bene predomini?Qualcosa di simile potremmo dire di averlo già rintracciato in uno dei capolavori del cinema per famiglie americano come L’uomo bicentenario, uscito nelle sale nel lontano 1999, per la regia del grande Chris Columbus. Molto differente, ma altresì intenzionalmente vicino, potrebbe essere allora la nuova uscita firmata da Neill Blomkamp – già regista di District 9 Humandroid.

Dura ben due ore, ma non risulta affatto pesante o lento Humandroid che, con la partecipazione di attori come Sharlto Copley, Dev Patel, e il grande Hug Jackman, racconta abilmente come in un futuro prossimo l’intera forza di polizia sarà robotizzata. A sorvegliare sul crimine, infatti, una serie di automi oppressivi e senza scrupoli.

Quando però il droide Chappie verrà riprogrammato, a lui soltanto sarà regalata la forza pensante, nonché dei sentimenti puri e un cuore. Proprio le emozioni e la ragione trasformeranno Chappie in un agente buono e appassionato, pericoloso tuttavia per le grandi potenze del Paese, che da sempre cercano di guadagnare potere con malavita e crimine. La lotta tra il bene e il male avrà così inizio, con Chappie in pericolo e sotto minaccia e, con lui, anche la libertà e la ragione dell’umanità.

Come nei suoi precedenti District 9 ed Elysium, anche stavolta Neill Blomkamp ha osato a “sfavore” del pubblico, con il rischio che il risultato non raggiungesse il suo scopo. “Volevo che la platea riuscisse a immaginare il nostro come un mondo diverso” racconta, “e che capisse che in questo caso coi robot ci può parlare ma non ragionare. Rimangono della loro idea sempre e comunque, e penso nel film lo si capisca”. Bravo Blomkamp, hai fatto centro.

Poteva risultare l’ulteriore americanata piena di pallottole, avventura, volgarità e deliri da onnipotenza statunitense. Invece tanto di cappello a un film sicuramente più indicato per un pubblico maschile, ma, al contempo, capace di racchiudere in sé quel pizzico di semplicità e di commozione in grado di allargare il target non forse alle famiglie intere, ma quasi. 

Lo spiega anche il produttore Simon Kinberg, che aggiunge: “Humandroid combina una grande storia divertente, a una riflessione interessante su cosa significhi davvero essere dotato di intelligenza. Il ruolo di Copley è stato fondamentale. Nei panni di Chappie, ha davvero recitato davanti a una mdp, permettendo a Chappie di sentirsi personaggio vero e autentico. Ha anche aiutato gli altri attori a recitare al loro meglio. Abbiamo sempre recitato con attori, e mai con una pallina da tennis, come invece alcuni registi fanno quando si tratta di animazioni al computer”.

Un bel film, di avventura e azione, capace di catturare l’attenzione di tutti. Bel lavoro, consigliatissimo per una serata al cinema in compagnia.

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