IO, ARLECCHINO/ Il film che ricorda il “tesoro” nascosto nelle passioni

- Claudia Cabrini

Giorgio Pasotti e Roberto Herlitzka sono i protagonisti del nuovo film di Matteo Bini, capace di ricordare l’importanza di sogni e passioni. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film
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Dopo il successo di Mio papà e la partecipazione in qualità di ospite al CortinaMetraggio 2015, torna su grande schermo Giorgio Pasotti e, stavolta, ci racconta come grazie alla satira si possa combattere il potere disonesto. infatti, arrivato al cinema Io, Arlecchino, nuovo film di Matteo Bini, dove Pasotti (pure lui regista) recita in coppia al fianco di Roberto Herlitzka. 

Una commedia narratoriale intensa, non banale e appassionante, quella di Paolo (Giorgio Pasotti) – noto conduttore televisivo – alle prese con un imprevisto assolutamente inaspettato: una telefonata gli comunica che il padre Giovanni (Roberto Herlitzka) ha avuto un malore, e necessita di cure e affetto. Proprio così, allora, Paolo sarà costretto a far ritorno nel suo piccolo villaggio natio, un borgo medievale in provincia di Bergamo, Cornello del Tasso. E la ruota gira affinché l’ultimo desiderio di Giovanni, da sempre appassionato di recitazione, famoso ex-attore teatrale, diventi realtà: gli ultimi mesi della sua vita, infatti, li vorrebbe spendere con la piccola compagnia teatrale del paese, mettendo in scena spettacoli di commedia dell’arte. 

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Io, Arlecchino è inevitabilmente da considerare con un film vero, anzi verissimo. Chi ama il teatro, chi lo ama davvero, non può non notare con quale capacità recitativa gli attori in scena – e tanto di cappello a sceneggiatori e regia – abbiano davvero trasmesso ciò che si prova ad ardere di passione per un mestiere, quello dell’attore, che appena smetti di farlo già ti manca, e la mancanza ti consuma peggio di qualsiasi vizio, peggio dell’alcool o del fumo di sigaretta che fa tanto male al corpo e alla pelle. Se ami il teatro, se lo ami davvero, non ci puoi star lontano, perché stai male. Impazzisci, d’amore probabilmente, così come impazzisce un amante allontanato dalla donna che ama follemente. Bravissimo Matteo Bini, capace di rendere appetibile uno spettacolo come questo, ricco di spunti di riflessioni, di argomentazioni sulle quali magari pensare o dibattere.

Giorgio Pasotti, stavolta, dimostra le sue capacità attoriali in modo sicuramente più spiccato e positivo rispetto a quanto fatto in diversi prodotti cinematografici passati. E con lui anche Roberto Herlitzka, attore eccezionale più volte apprezzato e già visto in capolavori del cinema italiano e non solo come Marcellino (Luigi Commencini), La bella addormentata (Marco Bellocchio) o ancora – per citarne soltanto alcuni fra i tantissimi – La grande bellezza (Paolo Sorrentino), regala al grande pubblico una recitazione probabilmente tanto vicina alla realtà da poter esser scambiata per realismo (quasi) nudo e crudo.

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Sono moltissime le opere teatrali che hanno visto lo stesso Herlitzka impegnato per la maggior parte della sua carriera in alcuni dei teatri più importanti d’Italia e d’Europa, e questa passione per il palco – magari in parquet, che scricchiola poco prima che tu possa calcarlo, e che con il solo ausilio di un sipario – meglio se di velluto rosso – ti trasforma nell’arco di pochissimi istanti da semplice praticante a vero attore – la trasmette benissimo, senza annoiare né apparire ridondante, a una platea, onnivora e cinematografica, che quasi indescrivibilmente resta lì, ammutolita e strabiliata dalla potente forza della narrazione. 

Un bel film adatto a tutta la famiglia, capace di ricordare – tra le altre cose – che l’unica certezza della vita (o per lo meno quel tipo di sicurezza che non tutti possiedono ma che tutti dovremmo invece avere) sono i sogni: mai abbandonare una passione per strada. Mai lasciar che un tuo desiderio si perda nella confusione del destino. Vi sono emozioni che difficilmente si riescono a dimenticare. Quella per il teatro, ad esempio, è quasi una dipendenza. Perché il Teatro o lo ami o lo odi. Ma se lo ami non riesci più a farne a meno, quasi fosse una droga, ma di quelle buone, buonissime, prelibate. 

Paolo, proprio grazie al papà Giovanni, riscopre dentro sé emozioni che credeva di aver chiuso in un cassetto, e che pensava di aver scordato e perso per sempre. Ridefinisce la sua identità, e riscopre il tesoro artistico rappresentato dal personaggio di Arlecchino, del quale personalmente finirà col vestirne i panni.

Una favola moderna che racconta, a oggi, la più recente ed emozionante tradizione della commedia dell’arte italiana. Un tesoro preziosissimo, troppo spesso sottovalutato, ma che tutto il resto del mondo ci riconosce e ci invidia. 

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