MAURIZIO LANDINI / Chi è il sindacalista della FIOM-CGIL ospite dell’ultima puntata di Servizio Pubblico (18 giugno 2015)

- La Redazione

Maurizio Landini sarà ospite stasera, giovedì 18 giugno 2015, dell’ultima puntata del programma Servizio Pubblico, condotto da Michele Santoro su La7. La scheda del sindacalista FIOM-CGIL 

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Maurizio Landini (Infophoto)
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Nell’ultima puntata di Servizio Pubblico sarà presente anche Maurizio Landini tra gli ospiti di Santoro. Un’ottima occasione per vedere ancora una volta dal vivo uno dei maggiori sindacalisti italiani, ormai da mesi protagonista dell’opposizione da sinistra al governo di Matteo Renzi. Maurizio Landini è nato a Castelnovo ne’ Monti, il 7 agosto del 1961. Figlio di un ex partigiano, è cresciuto a San Polo d’Enza. Landini ha frequentato un istituto per geometri, abbandonando però lo studio dopo il primo biennio, costretto dalla necessità di aiutare il magro bilancio familiare. Diventato apprendista saldatore, si è quindi dedicato con grande profitto all’attività sindacale all’interno della FIOM, iniziando una parabola che lo ha portato via via a ricoprire cariche sempre più importanti all’interno della federazione che riunisce gli operai metallurgici, da sempre considerata la galassia più combattiva del sindacalismo confederale. Nel giugno del 2010 ha infine assunto la carica di segretario generale, a tutt’oggi mantenuta, caratterizzando il suo mandato per l’estrema combattività e la rovente polemica contro la deriva moderata del Partito Democratico. Una polemica diventata sempre più forte con l’arrivo a Palazzo Chigi di Matteo Renzi. Da tempo impegnato nel denunciare i pericoli delle politiche di austerità e la mancanza di democrazia sui luoghi di lavoro, negli ultimi mesi ha deciso di troncare del tutto con il maggiore partito del centrosinistra e di promuovere la nascita di un soggetto politico, la Coalizione Sociale, in cui far confluire tutte le forze che a sinistra si oppongono alle politiche del governo Renzi. Particolarmente virulenta la sua polemica contro il Jobs Act, la legge che ha in pratica abolito l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Una legge vista da Landini come un vero e proprio passo indietro e tesa ad eliminare un’intera stagione sindacale e i diritti che essa aveva portato al mondo del lavoro. Non meno forte la sua polemica contro l’atteggiamento antisindacale tenuto dalla Fiat, con l’espulsione della FIOM dalle fabbriche del marchio torinese. Una polemica premiata dai risultati conseguiti nel corso delle ultime consultazioni per il rinnovo degli sindacali, dove il suo sindacato, a scrutinio non ancora ultimato, ha ottenuto oltre il 36% dei consensi, calamitando il voto dei lavoratori non contenti del nuovo corso impresso da Marchionne. La sua opposizione a Matteo Renzi è stata interpretata da alcuni osservatori come il preludio alla formazione di un partito di sinistra anche in Italia sul modello di Podemos e Syriza. Un partito pronto a raccogliere le istanze di chi attualmente non si sente rappresentato da quelli esistenti e di portare la sua sfida per un modello più avanzato di società. Lo stesso Landini ha però ripetutamente smentito un’ipotesi di questo genere, affermando di non avere alcuna intenzione di formare un nuovo partito e di voler continuare ad agire a livello sindacale. Intanto però la Coalizione Sociale sembra rafforzarsi ogni giorno di più, anche grazie ad adesioni importanti, tanto da essere già oggi accreditata nei sondaggi di un consenso stimabile intorno al 10%. Un consenso che arriverebbe non solo dal mondo che si agita a sinistra del Partito Democratico, ma anche dai tanti scontenti che stanno abbandonando il partito di Renzi, come dimostrato anche dagli ultimi risultati elettorali.

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