ENTOURAGE/ Un film su Hollywood e il cinema “guastato” dalla volgarità

Il film di Doug Ellin racconta di un gruppo, capitanato da un attore, desideroso di realizzare un proprio film a Hollywood. Tuttavia presenta un difetto, spiega ERICA DAL MAS

16.07.2015 - Erica Dal Mas
entourageR439
Una scena del film

Il mare immenso e limpido di Ibiza, squarciato da un elettrizzante yacht e una colonna sonora rock, come sottofondo, per riprendersi da un matrimonio finito troppo presto, sono solo l’inizio di un’euforia da sballo che caratterizza Entourage (regia di Doug Ellin). Un film ipnotico e frenetico, dove rapidità e lentezza, in una panoramica a schiaffo, esprimono una divertente alternanza tra festa e affari: così viene raccontata l’ascesa a Hollywood di un regista alle prime armi chiamato Vincent Chase (interpretato da Adrian Grenier). 

Cosa si prova a vivere in un luogo dove ogni desiderio viene esaudito? Se la fama si traducesse in un’infinità materiale, nemmeno lontanamente immaginata o sognata, cosa succederebbe? Questa è la fantasticheria che travolge realmente il protagonista, leader del gruppo e attore di successo da cui dipende tutta la vicenda, e i suoi tre amici: Turtle, il ricco autista di Vincent, tutto jeans e sneakers (interpretato da Jerry Ferrara), Eric Murphy, la bussola morale del gruppo (interpretato da Kevin Connolly) e il tenero ragazzo, in cerca della sua strada, Johnny “Drama” Chase, fratello di Vincent (interpretato da Kevin Dillon). 

Il film, specchio originale e di più alto valore, dell’omonima serie TV di successo, è tratto dalla sceneggiatura e dal soggetto di Doug Ellin e Rob Weiss. Immersi nella realtà di una Hollywood viziosa e sfrenata, i quattro ragazzi, riuniti dopo tanto tempo, vivono lo spettacolo che si trovano davanti con una sorprendente semplicità. L’amicizia e lo spirito di gruppo, che li inducono a prendersi cura l’uno dell’altro, costituiscono un forte incentivo per intraprendere un nuovo percorso rispetto alla solita recitazione: un film interpretato da loro, prodotto da Eric Murphy e diretto per la prima volta dal regista esordiente Vincent Chase, intitolato “Hide”. 

Per far fronte ai costi di produzione,Vincent decide di contattare il suo ex agente Ray Gold (interpretato da Jeremy Piven): per il ragazzo è arrivata la tanto attesa svolta della sua vita personale e professionale. Il signor Gold rischia così la propria reputazione di capo di una major cinematografica per questo progetto e la sua corsa contro il tempo, per risolvere tutte le questioni d’affari e private, viene presentata, per mezzo di una carrellata, in parallelo all’avventura degli altri protagonisti. La tormentata relazione di Eric con Sloan (interpretata da Emmanuelle Chriqui) in previsione di un bambino, quella improbabile, e tuttavia azzeccata, di Turtle con Ronda Rosey (la vera Ronda Rosey, campionessa mondiale di lotta MMA/UFC) e le esilaranti terapie di coppia di Ray e sua moglie Melissa Gold (interpretata da Perrey Reeves), danno al film una simpatica sfumatura da commedia. 

Ma, mentre i ragazzi si destreggiano tra belle donne, feste e le molte critiche sul loro operato, Vincent non vuole essere giudicato sulla base di un’opera incompleta e fa del suo meglio per comportarsi da vero artista. Il problema maggiore è costituito dagli investitori, convocati da Ray Gold per maggiori finanziamenti finalizzati al perfezionamento del film: Larsen McCredle (interpretato da Billy Bob Thornton), un barone texano del petrolio, e Travis McCredle, suo figlio (interpretato dall’attore candidato all’oscar Haley Joel Osment). Quest’ultimo, mosso da invidia e gelosia nei confronti di Vincent, critica pesantemente “Hide”, soprattutto le parti in cui recita Johnny “Drama” Chase, ritenuto un emerito incapace. 

Frequenti soggettive e piani-sequenza mostrano, però, la ferma volontà dei quattro ragazzi di reagire, restando uniti qualunque cosa accada, nel loro forte desiderio di farcela. Ray Gold, dal canto suo, cercherà di sistemare le cose nella giusta direzione, ma per fare questo, dovrà pagare un caro prezzo, non solo in termini di stress. 

Il tutto è presentato agli occhi dello spettatore come una satira, dove il confine tra realtà e fantasia diventa così sottile che scompare una volta risucchiato dal vortice della fama. Dunque, la scelta dell’effettiva ambientazione hollywoodiana, la presenza di diversi attori famosi, il film nel film “Hide”, con le sue controfigure e i suoi effetti visivi pirotecnici, ottenuto grazie alle riprese in simultanea di una seconda troupe e la capacità di catturare, in qualità di falso documentario, i luoghi più belli di Los Angeles dove vivono i protagonisti, avrebbero reso Entourage un possibile e attuale modello di vita a cui aspirare. Ma il mio giudizio su questo film, potenzialmente divertente per l’improvvisazione, è purtroppo negativo: l’eccesso di volgarità e di caricatura artificiosa ha finito per rovinare, inevitabilmente, la carriera stellare di un entourage straordinario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori