MORIRE D’INFARTO/ L’uso del defibrillatore può salvare una vita: chi può utilizzarlo? (Report, 15 maggio)

- Morgan K. Barraco

L’infarto è una delle prime tre cause di decesso in Italia: il defibrillatore può salvare delle vite se impiegato entro 3-4 minuti dall’attacco cardiaco (Report, 15 maggio)

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Report

L’infarto rappresenta una delle prime tre cause di morte in Italia, ancora di più dei decessi provocati invece dal tumore polmonare. Il killer silenzioso è responsabile del 29,5% dei decessi, secondo le statistiche Istat presentate ad inizio maggio. Si parla in generale di patologie cardiache, fra cui rientrano anche le malattie ischemiche del cuore e le malattie cerebrovascolari, e che spesso portano al cosiddetto infarto. Se da un lato i soccorsi sono in grado di praticare massaggi cardiaci ed usare il defibrillatore, dall’altra ci si chiede che cosa potrebbe fare un comune cittadino nel caso in cui dovesse trovarsi di fronte ad una persona infartuata.

Nella puntata di Report di oggi, lunedì 15 maggio 2017, il programma di Sigfrido Ranucci si concentrerà maggiormente sul defibrillatore, dall’uso alla localizzazione nei centri a maggiore affluenza pubblica. L’infarto richiede infatti un intervento tempestivo ed agire entro cinque minuti dall’inizio dell’attacco può salvare la vita del paziente. Ecco perché dal 2001 la legge prevede che ogni persona possa usare il defibrillatore in caso di emergenza, un dispositivo semplice e previsto in diverse versioni, dal manuale all’automatico e dall’interno all’esterno. 

Il defibrillatore è quindi fondamentale in caso ci si trovi di fronte ad un infarto, ma nasce subito un problema. Dove trovare il dispositivo medicale? La risposta più ovvia riguarda le farmacie, ma è obbligatorio anche sul posto di lavoro. La maggior parte dei decessi per arresto cardiaco infatti, sottolinea il decreto del 18 marzo 2011 (art 2 comma 46, legge n. 191/2009), avviene durante le ore di lavoro. La legge prevede una diffusione capillare del dispositivo medicale, a disposizione anche di personale non sanitario purché provvisto di formazione adeguata.

Il decreto allo stesso tempo promuove “la realizzazione di programmi regionali per la diffusione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici esterni”, indicando in quali luoghi è possibile trovarli, dagli eventi ai mezzi di trasporto dove deve essere garantita sia la disponibilità del dispositivo sia la formazione degli operatori preposti all’utilizzo. Questi ultimi inoltre devono essere in possesso di un attestato di formazione sull’uso specifico del defibrillatore semiautomatico, ottenuto grazie ad una prova pratica e teorica. La distribuzione dei defibrillatori deve essere capillare proprio per garantire un intervento entro i primi 3-4 minuti dall’insorgere dell’attacco, in attesa dell’arrivo dei soccorsi sanitari.

Uno dei settori in cui è stato richiesta l’adozione dei defibrillatori è lo sport. Soprattutto alla luce del decesso di Piermario Morosini, giocatore del Livorno, avvenuta nel 2012. Nonostante l’alta richiesta di obbligare ogni impianto sportivo ad adottare il defibrillatore fra le pratiche di primo soccorso, la legge Balduzzi è stata rimandata diverse volte, fino all’ultimo termine del prossimo 30 giugno 2017. L’ultimo posticipo è collegato a quanto avvenuto nelle zone terremotate, grazie ad un emendamento presentato dal senatore trentino Franco Panizza, a pochi giorni di distanza dalla condanna ai tre medici che soccorsero Piermario Morosini. “Se fosse stato utilizzato il defibrillatore nei primi 4 minuti”, ha sottolineato all’epoca a Il Fatto Quotidiano, “il giocatore avrebbe avuto il 60-70% di possibilità di sopravvivere”. 

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