CHE TEMPO CHE FA/ Pagelle: da Mina ai Maneskin (ventitreesima puntata)

- Rossella Pastore

A Che tempo che fa, tre generazioni musicali: Mina, Suor Cristina e i Maneskin. Tutti e tre hanno un rapporto particolare col successo, così come particolare è il loro modo di apparire.

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Luciana Littizzetto e Fabio Fazio

La voce di Mina dà il la alla puntata di stasera: “Oggi è il suo compleanno”, spiega Fazio. Luciana Littizzetto appare a sorpresa. Ma mica tanto: viene fuori da un uovo… Quanto a sorprese, Fiorello non è affatto da meno. È per Mina il videomessaggio iniziale: “Va festeggiata tutti i giorni, come in Alice nel Paese delle Meraviglie: il non-compleanno“. Mina è realmente senza tempo, e non è solo un espediente retorico. La sua assenza è un paradosso, soprattutto nell’era dei media visivi. Si parla di tv: “Su Rai 1 la trasmettete in continuazione…”. Il tono di Massimiliano Pani tradisce un pizzico di insofferenza. Lo ha ripetuto più volte: “È stufa di vedersi dappertutto”. Nella gara dell’apparire, Mina corre al contrario. E allora pronti, parvenza, via.

I Maneskin, qui, sono maratoneti esperti. Sarà l’età, ma il loro sprint è assolutamente vincente. Dagli spalti il pubblico li incoraggia: “Li volete?”, chiede Fazio. A giudicare dagli applausi, la domanda è superflua. Il loro primo singolo in italiano si chiama Morirò da re, e mai profezia fu più accurata. Ma la deriva italianista non convince del tutto: la loro forza è l’inglese. Voto: 6. Da che mondo è mondo, rock ‘n’ roll fa rima con sesso. Lo sa bene Enrico Brignano, che ne approfitta per un monologo “succinto”: cos’è che doveva pubblicizzare, esattamente? Si salva solo la gag sul “fammi tua”: “A saperlo facevamo il passaggio di proprietà”. Voto: 4. “Le immagini che seguono sono adatte al solo pubblico adulto”. Questo il disclaimer inserito a monte dell’intervento di Saviano, che si nutre a pane e sensazionalismi. Secondo disclaimer, questa volta da parte nostra: è il tono, a risultare pomposo, ma i temi trattati sono certamente rilevanti. Il monologo è sulla questione siriana: “Accogliamoli”, sintetizza, “non possiamo aiutarli a casa loro”. Saviano gioca d’anticipo: “Non sono buonista”. Però non accetta pareri discordanti: basta indottrinare; basta politically correct. Voto: 4.

La discesista Goggia non ama la neve: “Per diletto, due o tre giorni al massimo. Sennò non mi piace”. Cosa la carica? “La musica in vinile, da Fedez a Beethoven. E poi suono la grancassa”. Che rapporto ha, con lo smartphone? “Ne ho due, ma odio il telefono di casa: quando squilla non rispondo”. Scoop da parte di Suor Cristina: “Io non ho il cellulare. Le mie consorelle sì, sono su Facebook e Instagram”. Volo si accende: “Fanno delle foto della madonna!”. Il solito blasfemo. Al contrario, Suor Cristina è da prendere a modello. Proprio come si fa con gli idoli musicali, con la differenza che qui non c’è in ballo “solo” la musica. Voto: 7. Mughini è da sempre un personaggio controverso. O meglio: con personalità. E se tale personalità comprende l’antipatia, tanto meglio. Perciò niente commenti banali: è una garanzia. Voto: 8.

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