Che tempo che fa / Mara Maionchi al centro dello show! (puntata 26)

Grandi ospiti a Che tempo che fa: si comincia con Toto Cutugno, per finire al Presidente (o era Re?) Giorgio Napolitano. Interessante l’analisi politica di Marco Travaglio.

23.04.2018 - Rossella Pastore
che_tempo_che_fa_fabio_fazio_luciana_littizzetto
Luciana Littizzetto e le bufale

Piccolo diverbio al Tavolo di Che tempo che fa. Al centro, Mara Maionchi e Adriano Pappalardo: “È sguaiato, eccede nei rapporti con le persone. Una volta l’ho picchiato”. Salemme: “Secondo me lo fa per farla innervosire”. Lei replica: “Non è così. Il suo modo di cantare mi piace; il problema è che urla anche quando parla”. Il tutto si risolve in una risata collettiva. Poi racconta l’intervento: “Mi sono appena operata di cataratta. Tra l’altro, appena mi sono vista, ho chiesto al chirurgo cosa avesse fatto. Ero meglio prima, quando mi guardavo allo specchio!”. La Maionchi è sempre la solita. Vittorio Marsiglia è un musicista, cantante e attore partenopeo. Tutti lo ricordano per Il pranzo è servito. Il tormentone, ai tempi, era “e le domande son servite”. Come stasera: “Cos’è la macchietta napoletana?”. “È portare all’esasperazione una storiella comica, servendosi spesso di doppi sensi”. In effetti è geniale. Poi fa un accenno al Canto malinconico, e giù di applausi: meritati. [agg. di Rossella Pastore]

IL MEGLIO DELLA SERATA

A Che tempo che fa, Luciana Littizzetto è vestita da regina. E parlando di reali, ecco Re Giorgio. Il pretesto è la ricorrenza del 25 aprile, di cui Napolitano fu testimone diretto. “Avevo 19 anni. Quelli di Cadorna, Amendola e Pertini sono nomi da ricordare. E ricelebrare, in quanto pionieri della nostra democrazia. I diritti – continua – sono l’eredità principale di cui disponiamo”. Inconfutabile. Quanto all’attualità, il Re abdica: “C’è una sola sovranità a cui rispondere, che è quella europea. Non c’è più spazio per i nazionalismi”. E adesso chi glielo spiega, a Cutugno? Il Toto nazionale (e -ista) si presenta visibilmente invecchiato. Lavorare stanca, per Pavese, ma anche viaggiare. Quando poi si viaggia per lavoro… “Ho girato il mondo, mi manca solo il Turkmenistan”. Dopo l’intervista, il medley liturgico: gran finale con L’italiano cantata dal coro multietnico. “Sono un italiano nero”, intona un ragazzo di colore: la deriva jovanottiana è compiuta.

Aut aut di Marco Travaglio: “Chiedere ai leader di partito con chi non vogliono governare: possono segnare una sola preferenza”. E poi si uniscono i puntini, come in un gioco enigmistico. La soluzione, per inciso, è “il contratto alla tedesca”. Con Travaglio si accenna all’Amaca di Michele Serra, “bellissima”, per Fazio. È tutto al contrario: il Centrodestra arringa le masse; il Centrosinistra, l’élite. Serra e Fazio sono due elitari, che sostituiscono il classismo alla lotta di classe. È così che l’elegia di Repubblica denigra gli operai, con buona pace di quanti si proclamano “di sinistra”. Sia chiaro: il parere è legittimo, se non fondato. Spesso l’educazione dipende dal ceto, con le dovute eccezioni. Ma si generalizza, e generalmente  guarda caso  ci si azzecca. Certo è che fa ridere, che tanto Serra quanto Fazio diano addosso ai lavoratori. Promemoria: siete rossi, non rosa; né neri.

E a proposito di rosa, la protesta della Littizzetto: “Ospiti tutti maschi. Non è possibile!”. Cara Luciana, non ti ci mettere anche tu. Basta col femminismo di maniera: si chiama casualità. Tornando alle cose serie (quelle vere), applausi alla battuta sul governo. “Si sta bene, senza. Non piove neanche più!”. E chissà com’è il clima sull’Everest… Chiedilo a Messner, che risponde al domandone fazioso: “Fa un freddo cane”. I Rudimental suonano These Days, “brano stupendo”, se non fosse un plagio. Su Twitter sono svegli: “Ricorda Domani 21/04.09 di Artisti uniti per l’Abruzzo”. E quello sì, che era “stupendo”. Voto: N.C. “Pietro Mennea e Sara Simeoni son rivali alle elezioni”, cantava qualche anno fa Samuele Bersani. Purtroppo (e per fortuna) non è mai avvenuto. Probabilmente, però, dev’esserci qualche falla nel sistema democratico. Perché è vero: la Simeoni ci rappresenta meglio di quanto non lo faccia qualche parlamentare. E – nondimeno – mette d’accordo tutti.


I commenti dei lettori