Claudia, figlia Sergio Endrigo/ Armi in casa, Questura: “Dimostri sua sanità mentale”

- Alessandro Nidi

Sfogo su “Il Corriere della Sera” dell’erede del celebre cantante: “Ho parlato con una funzionaria di polizia e…”

Armi da fuoco
Foto: Pixabay

Claudia, la figlia del noto cantante Sergio Endrigo, si è vista recapitare nei giorni scorsi una lettera dalla Questura di Roma (commissariato Ponte Milvio): lo riporta l’edizione capitolina de “Il Corriere della Sera”, che ha intervistato la donna per fare luce sulle ragioni di quella missiva. “Cosa vogliono? Un certificato che attesti la mia sanità fisica e mentale per tenere in casa cinque ferri vecchi, ormai cementificati, non funzionanti da almeno un secolo? Suvvia! Con quelle pistole potrei girarci la polenta! Molto più pericoloso il coltello del pane! Mah, siamo al teatro dell’assurdo…”. Ferri vecchi? Pistole? Occorre fare un passo indietro per capirne di più. Non molti sanno infatti che Endrigo era un appassionato collezionista di pistole e fucili e amava dilettarsi con alcune sessioni di tiro al poligono e proprio a cavallo del 15 giugno, giorno dell’87° anniversario della nascita del Sergio nazionale, la figlia ha deciso di raccontare l’episodio accadutole e che, in qualche modo, ha portato a galla le passioni di Endrigo.

CLAUDIA, FIGLIA SERGIO ENDRIGO: “HO UN CERTIFICATO”

Ma cosa voleva la Questura dalla figlia di Sergio Endrigo? Una visita medica che attestasse la sua sanità mentale, come previsto dal decreto 104/2018, per consentirle la detenzione dei cimeli bellici. “Quando 15 anni fa papà mi ha lasciata, contattai la Questura, che mi rilasciò un certificato per detenere armi antiche artistiche rare – si legge sulle colonne de “Il Corriere della Sera” –. In quell’occasione, non avendo e non volendo prendere il porto d’armi, feci ritirare la P38 che lui deteneva regolarmente, da me trovata in un cassetto…”. Le armi invece attualmente ancora in suo possesso “mi ricordano mio padre e mi dispiaceva separarmici, ma, letta la raccomandata, d’istinto, ho avuto un rifiuto della burocrazia, e ho scritto su Facebook che non avevo intenzione di accollarmi la rottura di scatole di una visita alla Asl per una questione tanto assurda”. Poi, nei giorni successivi, il dialogo con una funzionaria di polizia e il chiarimento dell’equivoco: trattasi infatti di armi artistiche e da collezione.

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