Come votare in quarantena/ Referendum e regionali con seggi speciali, caos comunali

- Silvana Palazzo

Come si vota in quarantena? Da referendum a elezioni regionali: previsti seggi speciali con le sezioni ospedaliere, ma è caos per le comunali a causa di un “buco” nelle regole del Viminale

diretta Ballottaggio Elezioni Comunali 2020
Immagine di repertorio (laPresse, 2019)

Il voto è garantito anche per chi è in quarantena? E come cambia ai tempi del Covid? Se lo sono chiesti coloro che sono in isolamento per l’infezione da Sars-CoV-2. Votare è un diritto, quindi in vista delle prossime elezioni sono stati istituiti seggi speciali per permettere il voto di chi ha contratto il coronavirus, da casa o negli ospedali. Lo ha deciso il Viminale per garantire appunto il pieno esercizio dei diritti civili e politici, garantendo al tempo stesso le massime condizioni di sicurezza sanitaria per coloro che avranno il compito di raccogliere il voto. Le modalità per il voto per chi è in quarantena sono state precisate nel decreto legge del 14 agosto 2020. Si può votare per tutte le consultazioni: referendum, elezioni regionali e comunali, ma non mancano le eccezioni. Gli elettori in quarantena devono comunque aver mandato al loro Comune una dichiarazione che attesta la volontà di esprimere il voto domiciliare, e un certificato rilasciato all’Asl, che conferma l’esistenza delle condizioni per cui è necessaria la quarantena. Il tutto «in un periodo compreso tra il decimo e il quinto giorno antecedente alla consultazione».

COME SI VOTA IN QUARANTENA: SEGGI SPECIALI E LE “ECCEZIONI”

La raccolta del voto domiciliare è stata affidata alle sezioni ospedaliere per garantire la sicurezza sanitaria anche in fase di scrutinio. Le sezioni ospedaliere, composte da personale appositamente formato, avranno il compito di raccogliere il voto a casa, oltre quello dei ricoverati. Dovranno quindi recarsi presso le abitazioni degli elettori in quarantena. Il decreto legge sopraccitato prevede comunque anche la costituzione di sezioni ospedaliere anche nelle strutture sanitarie più piccole, quelle con almeno 100 posti letto, derogando rispetto al limite ordinario di 200. Fin qui tutto bene. Il problema si pone, però, per le elezioni comunali, in quanto si applicano le disposizioni già vigenti dal 1960 per tutti gli elettori ospedalizzati. Hanno la possibilità di votare dove ha sede la struttura medica, ma non se l’ospedale si trova in un comune diverso da quello di residenza. Un esempio? Gli abitanti di Eraclea che sono in quarantena non potranno votare il nuovo sindaco. Così pure i cittadini in quarantena di Portogruaro e Lonigo. Ma i casi sono diversi. E riguardano tutti i comuni che non sono sedi di ospedali con reparti Covid-19. Difficile stabilire quante persone resterebbe escluse, visto che i numeri cambiano giorno dopo giorno.

VOTO IN QUARANTENA: LEGA INSORGE PER CAOS COMUNALI

Un “buco” nelle regole del Viminale? Lo conferma anche una risposta alle FAQ. «I cittadini in quarantena possono votare per le elezioni comunali se sono elettori del comune in cui è ubicata la struttura sanitaria avente il reparto COVID, da cui parte il seggio speciale per la raccolta del voto a domicilio». Altrimenti niente voto. Il Viminale ha cercato una soluzione, il problema però è rappresentato dalla tutela della segretezza del voto. Come evitare che la preferenza venga riconosciuta da scrutatori e rappresentanti di lista? Pensiamo ai comuni con poche persone in quarantena, anche solo una. La vicenda è stata sollevata politicamente dalla Lega, secondo cui il Ministero dell’Interno se ne è lavato le mani «calpestando addirittura diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione». Il senatore leghista Stefano Candiani, già sottosegretario al Ministero dell’Interno, è stato duro nei giorni scorsi nei confronti del Governo: «Si è dimostrato superficiale e approssimativo nel garantire il diritto allo studio e ora anche su quello di voto. Siamo di fronte alla compressione dei diritti costituzionalmente tutelati. Conte sta esagerando. Non ci sono scusanti».

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