COMMISSIONE DI INCHIESTA COVID/ “Cina, Oms, Conte: ora il parlamento deve indagare”

- int. Paolo Formentini

Sarà istituita una Commissione di inchiesta sulle cause della pandemia e sulle misure adottate dall’Oms. Parla il primo firmatario, Paolo Formentini (Lega)

Oms Ghebreyesus
Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms (LaPresse)

È possibile che dopo 11 mesi di pandemia non si conosca ancora la verità su quanto accaduto a Wuhan? Il Covid viene dalla Cina, ma ciò che si sa del Covid è solo quello che la Cina ha deciso di farci sapere. E quel che è peggio, l’Oms, fortemente influenzata dal regime di Pechino, si è dimostrata compiacente. Non è soltanto un disastro epidemiologico, è anche un caso politico di proporzioni planetarie. È per questo che la Lega ha chiesto – si legge negli atti parlamentari – la “Istituzione di una Commissione d’inchiesta sulle cause dello scoppio della pandemia di Sars-Cov-2 e sulla congruità delle misure adottate dagli Stati e dall’Oms per evitarne la propagazione nel mondo”. Mercoledì scorso è stata incardinata in Commissione esteri della Camera la proposta di legge che istituisce la Commissione, primo firmatario il deputato Paolo Formentini (Lega), vicepresidente della stessa Commissione.

On. Formentini, perché una Commissione di inchiesta?

Tanti virologi in tutto il mondo hanno denunciato l’inefficienza dell’Organizzazione mondiale della sanità e questo punto pare acclarato. Non intendo trarre conclusioni affrettate, ma le voci che si levano in questa direzione sono tante e per questo vanno valutate con estrema attenzione.

Quali sono gli elementi che non tornano?

Il grande ritardo nella comunicazione della pandemia all’Oms da parte della Cina e poi dell’Oms al mondo. Come è stato ampiamente osservato, l’Oms si è dimostrata indulgente nei confronti della Cina. Fattori geopolitici inducono a mettere in relazione questo elemento con la penetrazione della Cina in Africa, compreso il paese – l’Etiopia – di provenienza del direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus.

Nella sua relazione in Commissione lei ha messo in evidenza come sulla pandemia non esista ancora un’indagine dipendente.

Lo confermo. Un’indagine internazionale era stata richiesta a gran voce da più di un centinaio di paesi, si era deciso di farla ma tutto procede a rilento.

Perché?

Perché per coordinarla sono state scelte figure pregiudizialmente favorevoli alla Cina, come l’ex presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf. E i panel di lavoro risultano composti da scienziati graditi alla Cina o scelti direttamente da Pechino. Passano i mesi e su ciò che è accaduto a Wuhan si continua a non sapere niente di più di quanto Pechino ha concesso di sapere.

Quali iniziative ha assunto la Lega prima di arrivare alla Commissione?

Dalla primavera scorsa in poi abbiamo presentato una sfilza infinita di interrogazioni parlamentari su molti aspetti che secondo noi andavano chiariti.

Ad esempio?

Gli oneri finanziari sostenuti dall’Italia per i mezzi di contrasto alla pandemia avuti dalla Cina e le condizionalità alle quali fossero eventualmente sottoposti gli aiuti; se l’Italia, dopo la decisione Usa di interrompere i finanziamenti all’Oms, intendesse fare altrettanto, almeno fino al momento in cui fosse fatta chiarezza; sul perché l’Italia avesse esteso a Taiwan le misure restrittive e le limitazioni dei voli. Alcune interrogazioni hanno ricevuto risposta, altre no.

E sulla genesi del virus?

Durante un’audizione alla Camera ho chiesto a Ranieri Guerra (Oms) se potesse escludere al 100 per cento che il virus possa avere una origine artificiale. Guerra, dopo mille premesse e cautele, mi ha detto che no, in modo assoluto non poteva escluderlo.

Dunque nemmeno i professionisti seri dell’Oms possono escluderlo del tutto.

No, infatti. Senza per questo essere d’accordo con le dichiarazioni della virologa cinese Li-Meng Yan, che ha parlato di produzione del virus in laboratorio. Altri autorevoli virologi, come Giorgio Palù, non lo escludono, ma sospendono il giudizio in attesa di verifiche.

In che modo l’attività della Commissione d’inchiesta riguarda anche la linea politica del governo?

Una premessa. È solo dopo ripetuti richiami, da ultimo quello di Mike Pompeo, che il nostro governo sembra essersi ricollocato in un’ottica filo-atlantica, malgrado la presenza di M5s.

È questo il nodo politico della questione?

È anche questo. Il rapporto di M5s con la Cina è sicuramente un elemento da mettere sul tavolo. In ogni ufficio di presidenza della Commissione esteri chiedo ormai da mesi che il ministro Di Maio venga in audizione e illustri lo stato attuale delle relazioni bilaterali Italia-Cina.

Con quali risultati?

Zero. Non è mai venuto, e questo sta creando imbarazzo in Commissione. Alle tante nostre sollecitazioni non è mai stata data risposta.

Nel marzo 2019 sembraste spiazzati dall’accelerazione politica che ci fu sul memorandum of understanding sulla Nuova Via della Seta. È così?

Accogliemmo la notizia di quel memorandum da subito con grande scetticismo. Occorre ricordarsi come funzionava quel governo: non funzionava. Ognuno dei due partiti cercava di dettare l’agenda politica e si procedeva a scatti con grande difficoltà, tanto è vero che poi è finita come sappiamo. Però Salvini disse subito: commerciamo con tutti, ma senza mettere in pericolo la sicurezza nazionale, questo è il punto di caduta.

Non avete nulla da rimproverarvi nemmeno sul 5G?

Fino a prova contraria siamo tra quelli che si sono spesi più di tutti gli altri contro il 5G di Huawei e Zte. Chiedere a Raffaele Volpi, presidente del Copasir.

La mancanza di trasparenza sul virus da parte di Cina e Oms è l’unico aspetto che attende chiarezza?

No. Nella primavera scorsa c’è stata una vera e propria infodemia: la Cina ha scatenato una guerra dell’informazione e invaso i social con commenti pro-Pechino. Lo ha dichiarato anche l’Unione Europea, con un report uscito il 24 aprile scorso, di cui diede notizia a suo tempo un servizio di Formiche.

Ieri l’Istituto tumori, attraverso gli anticorpi di un campione di pazienti, ha dichiarato che il virus è presente in Italia dall’estate 2019. Come commenta?

Non sono un virologo. Su questo, la Commissione tenterà di fare più luce possibile. A me interessa segnalare il pericolo di una deriva geopolitica del nostro paese verso la Cina. In marzo-aprile scorso il governo e i principali media raccontavano che la Cina stava aiutando e salvando l’Italia. Non è esattamente così.

Come fa a dirlo?

Non lo dico io. Il Copasir ha approvato una relazione in cui documenta che la penetrazione commerciale e finanziaria della Cina in Italia è aumentata in conseguenza del coronavirus.

In marzo e aprile scorso abbiamo assistito a un’overdose informativa sul Covid. Le risulta invece che i due mesi precedenti siano stati una zona grigia sotto il profilo dell’informazione, anche istituzionale?

Se zona grigia c’è stata, e il condizionale è d’obbligo perché la Commissione di inchiesta dovrà valutarlo in modo rigoroso, il pensiero che sorge spontaneo è che sia stata dettata dall’enorme fiducia che il nostro governo aveva nei confronti della Cina, la stessa fiducia che dimostrava verso l’Oms.

A proposito dell’Oms. Che sorte ha avuto l’interrogazione in cui chiedeva di valutare se non fosse il caso di sospendere i contributi del governo italiano?

La risposta è stata un elogio a tutto campo dell’Oms. Ho molti dubbi. L’Oms è il campione e il simbolo di un multilateralismo senza se e senza ma, elevato a religione, che questa pandemia ha messo fortemente in discussione.

La Commissione di inchiesta è sostenuta da tutta l’opposizione?

Lega e FdI sono compatti; Forza Italia non si è espressa, auspichiamo anche da parte dei colleghi di FI la massima convinzione. La maggioranza è contraria.

(Federico Ferraù)

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