Compromesso storico Dc-Pci, cos’è e perché fallì/ Enrico Berlinguer, il delitto Moro e…

- Niccolò Magnani

Cos’è il compromesso storico tra Dc e Pci, quando avvenne e perché fallì (in parte): il lascito di Enrico Berlinguer e Aldo Moro fino ai nostri giorni

Berlinguer e Moro
Enrico Berlinguer e Aldo Moro: il compromesso storico Pci-Dc (LaPresse)

COS’È IL COMPROMESSO STORICO E PERCHÈ FALLÌ (IN PARTE)

Parlare di Enrico Berlinguer senza parlare di compromesso storico è impresa assai ardua: e infatti anche nel docufilm di Walter Veltroni “Quando c’era Berlinguer” una parte importante è dedicata al tentativo avanzato dall’ex segretario del Pci di giungere ad un “dialogo” permanente con i conservatori e la Democrazia Cristiana, ponendo fine alla “conventio ad excludendum” fino agli Settanta del secondo partito del Paese.

Fu la grande scommessa di Enrico Berlinguer e forse, in parte, il suo più grande fallimento: o meglio, i “ponti” gettati tra Dc e Pci permisero comunque al Paese di non sfasciarsi davanti al terrorismo “rosso” (BR e simili) e “nero” (Ordine Nero, Avanguardia Nazionale, Ordine Nero). Ma raggiungere un Governo “di unità nazionale”, un passo in avanti ben più imponente rispetto all’appoggio esterno, ecco quello non si ebbe mai. Gli storici inquadrano la fine di quel progetto con il rapimento e il delitto di Aldo Moro, ma il “contorno” storico attorno alla stagione del compromesso storico è ben più dettagliato. In termini specifici, il “compromesso storico” è la strategia politica avanzata tra il 1973 e il 1979 dal Partito Comunista Italiano, come seguito diretto all’esperienza cilena del Governo di Unidad Popular di Salvator Allende. Secondo l’intuizione di Berlinguer, il progetto di compromesso si fondava sulla necessità della collaborazione e dell’accordo fra le forze popolari di ispirazione comunista e socialista con quelle di ispirazione cattolico-democratica: l’obiettivo, si legge nei manuali di storia, è «il dar vita a uno schieramento politico capace di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della società e dello Stato italiani, sulla base di un consenso di massa tanto ampio da poter resistere ai contraccolpi delle forze più conservatrici».

BERLINGUER, MORO E LA SINISTRA: IL “LASCITO” DEL COMPROMESSO STORICO

Il “compromesso storico” trovò qualche primo accenno di accordo nell’astensione del Pci al Governo Andreotti ’76-’77, così come nell’esperienza dei governi di “solidarietà nazionale” del ’78-79. Il compromesso raggiunto con la Democrazia Cristiana di Aldo Moro proseguì fino al rapimento dello stesso: Berlinguer tentò poi di mantenere aperto il canale di dialogo con la Dc ma alla morte di Moro si può dire che sostanzialmente l’ipotesi di compromesso fallì definitivamente.

«È necessario ricordare sempre le ragioni di fondo che ci hanno portato a elaborare e a seguire quella strategia politica che Togliatti chiamò di ‘avanzata dell’Italia verso il socialismo nella democrazia e nella pace’», scriveva Berlinguer in uno dei tre articoli prodotti dall’ex segretario all’interno del saggio Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile”, pubblicato nel 1973 sulla rivista “Rinascita”. Un “lascito” di quel compromesso storico è stato poi trovato in alter forme di collaborazioni tra centrosinistra e centrodestra, non da ultimo anche le esperienze delle ultime Legislature attuali. «Il senso più profondo della svolta stava nella necessità e nella volontà del partito comunista di fare i conti con tutta la storia italiana, e quindi anche con tutte le forze storiche (d’ispirazione socialista, cattolica e di altre ispirazioni democratiche) che erano presenti sulla scena del paese e che si battevano insieme a noi per la democrazia, per l’indipendenza del paese e per la sua unità». Per rinnovare la nazione, condividevano tanto Berlinguer quanto Moro, è necessario «giungere ad un compromesso storico tra tutte le principali forze rappresentative del popolo italiano», ricordano lo spirito dei padri costituenti. L’evoluzione della politica, la crisi dei grandi partiti e il crollo delle superpotenze negli anni a venire hanno messo in seria difficoltà – non solo in Italia – i compromessi tra opposti partiti. Oggi in Europa, dove si assiste in molti Paesi a Governi “di unità nazionale”, lo spartito finale non sembra molto cambiato: questo porterebbe a pensare che al di là dei “compromessi” servono come il pane i politici e le idee da poter proporre.







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