CONCESSIONI BALNEARI/ Il caso Jesolo che può diventare modello per l’Italia

- Alberto Beggiolini

Grazie alla legge regionale veneta sulle concessioni balneari, a Jesolo partirà un'iniziativa imprenditoriale destinata a diventare modello

Jesolo rendering1280 640x300.jpeg Il rendering del progetto

Lo scorso febbraio, in un Veneto sempre più a vocazione turistica, gli operatori balneari surrogando un pericoloso vuoto legislativo nazionale avevano già anticipato l’applicazione della Bolkestein (la pronuncia europea sulla trasparenza, che vuole in gara tutte le concessioni sui demani pubblici), basandosi sulla legge regionale 33 del 2002, condivisa dagli imprenditori e dal sistema sindacale veneto. Il risultato era stato che tre concessioni nel divertimentificio d’Italia, Jesolo, erano finite all’asta, una gara vinta da una società nella cui compagine figurano il patròn di Geox, Mario Moretti Polegato, e il presidente di Unionmare Veneto, Alessandro Berton, balneare di vecchia data ma anche guida della rappresentanza sindacale regionale, costola del sindacato nazionale, il Sib. Rappresentanza che ufficialmente a livello nazionale aveva bocciato quella che ha considerato una fuga in avanti, in assenza di una regolamentazione nazionale, manovra al contrario benedetta dai presidenti regionali di Confcommercio e Federalberghi quale “modello innovativo che porterà consistenti investimenti, strategici per il rilancio dell’intero settore per la riassegnazione delle spiagge”.

Va detto che il Veneto è la sola regione che ha saputo dotarsi di una legge, appunto la 33, che ha disciplinato la questione, prevedendo procedure a evidenza pubblica e bandi di gara per l’assegnazione delle concessioni. È uno strumento normativo che risponde a una consapevole volontà espressa dagli imprenditori stessi e che le associazioni sindacali hanno il dovere di rappresentare. Non solo: “Gli aggiudicatari di queste prime gare non sono multinazionali o grandi gruppi, ma aggregazioni di imprenditori locali”.

A un mese dal primo annuncio, arrivano adesso le precisazioni degli aggiudicatari di quella gara. “Il percorso tracciato ha avuto la sua naturale e concreta realizzazione – sostengono -: è stata costituita la public company per il coinvolgimento degli imprenditori che operano nel tratto di concessione compresa tra le piazze Brescia e Mazzini, tecnicamente conosciuta come Umg5. È un passaggio, formale e sostanziale, di assoluta importanza, quello compiuto negli ultimi giorni e che conferma, nei fatti, la volontà da sempre espressa dagli imprenditori che si erano aggiudicati con il punteggio di 100/100 la gestione della concessione stessa. Cbc srl (la società nata per le gestioni balneari, ndr) è sempre stata pensata come una piattaforma aperta alla condivisione di tutti i soggetti economici che agiscono nella Umg5 e che hanno nella spiaggia il fondamento del loro core business. Un modo di agire e progettare inteso a utilizzare quello che viene considerato come l’unico strumento legislativo utilizzabile in questo momento delicato delle concessioni a scadenza, la Legge 33. L’azione intrapresa aveva due obiettivi: da una parte l’ottenimento del titolo certo, ventennale, sul quale poter elaborare una programmazione pluriennale; dall’altra mettere in atto un progetto, ambizioso e visionario, per un importo complessivo che arriva a sfiorare gli 8 milioni di euro, di fatto il progetto più importante mai visto in ambito demaniale a livello nazionale, anche dal punto di vista finanziario”.

“Finalmente – ha detto Berton – anche a Jesolo siamo riusciti a superare una fase di stallo e a mettere in campo un approccio proattivo e imprenditoriale in risposta alla necessità di salvaguardare il comparto economico balneare. D’altra parte la costa veneta ha sempre avuto una visione differente rispetto ad altri territori e, anche come Unionmare Veneto, ha sempre ritenuto che, a causa di un evidente vuoto normativo dato dall’inerzia della politica, la Legge 33 potesse dare un’opportunità importante. In questi ultimi mesi Jesolo e il Veneto sono stati spesso criticati per questo tipo di approccio: da parte nostra non abbiamo mai voluto alimentare le polemiche, stile che non ci appartiene, ritenendo che la migliore risposta sia quella dei fatti. E i fatti ci dicono che i soci di Cbc srl oggi hanno la certezza di avere un titolo concessorio ventennale. Siamo certi che questo progetto, come già avvenuto in passato, potrà ribadire ancora una volta, la leadership della costa veneta a livello nazionale”.

Sembra dunque dimostrata la dichiarata disponibilità, ribadita più volte da Cbc, all’apertura agli imprenditori che avessero voluto condividere progettualità e filosofia. Una disponibilità compresa e condivisa dalle strutture ricettive del territorio, attraverso la costituzione di una public company (società per azioni la cui proprietà è raggruppata fra molti piccoli azionisti, con funzioni di controllo e d’indirizzo demandate al management), alla quale ha aderito quasi la totalità delle attività.

“Il nostro principale obiettivo – precisano alla Cbc – è riqualificare il tratto più iconico dell’arenile di Jesolo, che comprende decine di strutture ricettive, tra cui lo storico hotel Casa Bianca al Mare di proprietà della famiglia Moretti Polegato, impegnata in una rilevante opera di ristrutturazione per restituirlo al suo antico splendore, e le attività dalla famiglia Menazza, importanti albergatori jesolani. Un gioco di squadra che ha portato alla costituzione della Cbc srl, con il coinvolgimento tecnico di Alessandro Berton, che, con la società Jesolmare, è da oltre 30 anni lo storico gestore dei servizi di spiaggia dello stabilimento Casabianca e, come imprenditore, si è distinto anche in altri contesti per l’utilizzo dello strumento della Legge 33 per il rilancio di alcune concessioni demaniali, come a Eraclea Mare e al Lido di Venezia”.

Una parte importante dei lavori previsti a Jesolo sarà avviato a ottobre 2024, con conclusione prevista entro il 2026, ma già per la stagione alle porte saranno realizzati alcuni interventi di riqualificazione, in particolare su arredi ed attrezzature. Il 40% dell’investimento complessivo (oltre 3 milioni di euro) diventerà “contributo solidale” e devoluto al Comune di Jesolo con lo scopo specifico di finanziare interventi di manutenzione e ripristino della zona Pineta, da anni soggetta a importanti problemi di erosione. Tutto questo in sinergia con la Conferenza dei Sindaci della costa e la regione del Veneto.

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