CONFINDUSTRIA/ Grassi: c’è un piano per portare l’Europa nel Mediterraneo

- int. Vito Grassi

Vito Grassi (vice-presidente nazionale di Confindustria) sta preparando un documento strategico unitario su cui aprire un tavolo di confronto con il governo

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LaPresse

Vito Grassi è vice-presidente nazionale di Confindustria e presidente del consiglio delle rappresentanze regionali, e da qualche mese sta lavorando con tutte le organizzazioni regionali di Confindustria ad un documento strategico unitario, di supporto “dal basso” alla visione strategica dell’organizzazione, su cui aprire un tavolo di confronto con governo e parti sociali. Intanto bisogna registrare un impegno nuovo tra gli imprenditori meridionali a camminare uniti. Ma il documento Costruire il Mediterraneo è anche una proposta che prova a mettere proprio il mare al centro dello sviluppo immaginato per i prossimi anni.

L’occasione ovviamente è data dalla complessa fase di recupero e rilancio che attraversiamo, e del miglior modo di utilizzare gli ingenti  fondi europei destinati al nostro paese. Non solo Recovery Plan, dunque. In realtà Grassi si è mosso lungo questa direzione già prima dell’inizio della pandemia, appena il governo rese pubblico – nel mese di agosto dello scorso anno – il “Piano per il Sud”.

Oggi le priorità emerse con la pandemia – sanità, scuola, trasformazione ecologica e digitale – riguardano indistintamente ogni zona del paese, ma certamente chi stava già più indietro ne ha pagato anche il prezzo più caro. Lo sforzo deve prevedere che, in antitesi ad ogni schema di proposte precedenti, tutte le forze produttive che operano nel Sud e per il Sud siano tutte insieme disposte a ragionare senza pregiudizi, provando  davvero  a fare un salto di qualità e convinti che il rilancio del Paese nella sua interezza passo per la valorizzazione dei territori meridionali.

Grassi ha di recente sostenuto, a proposito del tema delle infrastrutture e della logistica, che nelle precedenti bozze del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) fatte circolare dal governo, c’era pochissima attenzione ai porti del Sud. “Una prospettiva inverosimile rispetto alla forte valorizzazione dei porti mediterranei concorrenti e alla nostra straordinaria posizione strategica”. Il documento a cui stanno lavorando le otto Confindustria meridionali parte proprio dalla necessità di valorizzare le “zone economiche speciali” (Zes), la realtà più concreta e positiva avviata in questi ultimi anni, immaginando uno sviluppo infrastrutturale di connessione e collegamento di tutto il Mezzogiorno con il resto del paese e l’Europa. Aggiunge Grassi: “il nostro destino non è solo quello di muovere le persone e accogliere navi crociera, ma partecipare alla grande opera di rilancio del nostro apparato produttivo, costruire sbocchi al mercato per le nostre aziende e per la nostra creatività”.

Per il vice-presidente di Confindustria i 20 miliardi del fondo per la coesione sociale (aggiuntivi al Recovery Fund e riferiti all’intervento ordinario dell’Europa per il 2021-27) vanno destinati ad un progetto unico per il Mezzogiorno. Costruire il Mediterraneo è un piano di sviluppo incentrato sulla messe in rete dei porti e delle Zes, con l’obiettivo di attrarre nuovi investimenti e nuove tecnologie, per dotare il Sud di una infrastruttura materiale e immateriale in grado di promuovere sviluppo e benessere”.

In particolare l’esperimento rappresentato dalle Zes dovrebbero indicare un percorso su cui poi far convergere ogni attività di programmazione e sviluppo. “È una sfida che necessariamente – conclude Grassi – ci rimanda ad una riforma vera della pubblica amministrazione, all’adozione di procedure speciali riservate a chi vuole investire, ad una più agile e moderna governance dei processi amministrativi e realizzativi”.

Il documento è ancora in divenire come detto in apertura, e sta ancora raccogliendo  i contributi che arrivano in Confindustria. L’avvio di un tavolo per illustrare la proposta richiede anche un governo politicamente stabile e che ci si metta alle spalle la crisi di questi giorni. “Ci si augura che presto si ritorni a discutere del merito delle questioni e delle cose da fare, così come ci auguriamo che entro l’anno con i vaccini il virus sarà sconfitto. Quello che la pandemia ci lascerà sarà comunque un paese in grande difficoltà, dove l’imperativo di “ricostruire“ deve essere allo stesso tempo sinonimo di ripartire ma anche di migliorare”.

(Antonio Napoli)

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