CONTE vs DRAGHI/ Dietro il no a M5S, l’ultimo avvertimento del Premier al suo Governo

- int. Guido Gentili

Tenendo il punto rispetto alle richieste di Conte, Draghi ha fatto intendere che c’è una linea oltre la quale le tensioni nella maggioranza non possono andare

Draghi
Mario Draghi, Presidente del Consiglio (LaPresse, 2022)

Mario Draghi ha ribadito a Giuseppe Conte l’intenzione del Governo di rispettare gli accordi internazionali e gli impegni presi in sede Nato. È molto probabile, quindi, che, nonostante le prese di posizione del leader del Movimento 5 Stelle, nel Documento di economia e finanza (la cui approvazione, inizialmente prevista per oggi, è stata rinviata alla prossima settimana) ci sarà un riferimento all’aumento delle spese militari.

«Non mi meraviglia – è il commento dell’ex direttore del Sole 24 Ore, Guido Gentili – che, in questo momento, con una guerra in corso in Europa, il Premier abbia ribadito un punto fermo che era stato già fissato negli anni scorsi da altri Governi. Draghi ha insomma fatto capire che politica estera e difesa sono temi che possiamo definire non negoziabili in termini politici per un esecutivo. E ha colto l’occasione per trasmettere un altro messaggio importante». 

Quale?

Ha implicitamente ribadito che esistono dei limiti ai temi che possono essere dibattuti e che ci sono quindi dei punti fermi che vanno mantenuti. In questo modo ha fatto intendere che c’è una linea oltre la quale le tensioni esistenti all’interno della maggioranza su svariati provvedimenti non possono andare.

Anche per questo, dopo aver incontrato Conte, si è recato al Quirinale?

L’incontro con Mattarella ha avuto un duplice scopo: aggiornare il presidente della Repubblica dopo i colloqui che Biden ha avuto con i leader di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia; e anche, ovviamente, condividere la linea ferma che è stata adottata nei confronti di Conte e del Movimento 5 Stelle.

È difficile pensare che Conte sperasse davvero che Draghi facesse retromarcia. Quale poteva essere allora il suo obiettivo?

Innanzitutto non si può non notare la coincidenza con il voto online relativo alla sua leadership nel Movimento. Quindi, voleva rafforzarsi andando anche a intercettare gli umori della pancia dei pentastellati sul tema delle spese militari. Inoltre, Conte deve cercare di posizionarsi bene in vista delle amministrative, dove, a differenza di quelle dello scorso anno, dovrà rispondere in prima persona dei risultati di M5s. Probabilmente ha cercato di fare in modo che venisse messa in campo quella che è stata un po’ la sua strategia quando è stato Premier.

Ovvero?

La strategia basata sul provare in qualche modo a rinviare le decisioni più spinose, in questo modo cercando di fatto di condizionare Draghi. Il gioco si è poi un po’ complicato perché sono entrati in campo altri fattori, come l’approvazione al Senato dell’ordine del giorno di Fratelli d’Italia che impegna proprio il Governo a raggiungere il 2% del Pil nelle spese militari. 

La mossa di Conte non è stata affatto apprezzata da Letta. Pensando alle amministrative diventa a questo punto ancora più difficile costruire un asse Pd-M5s.

Certo, il Segretario del Pd è un atlantista di ferro e si è schierato senza se e senza ma per l’aumento delle spese militari. Da quando Letta è subentrato a Zingaretti il rapporto tra Pd e M5s si è fatto sempre più altalenante, con ombre e sospetti reciproci. Non mi meraviglia, quindi, che l’alleanza tra i due partiti si faccia sempre più difficile.

A questo punto, sull’aumento delle spese militari, si arriverà alla conta in aula?

Sì, è molto probabile. Conte sperava di poter far fare una sorta di marcia indietro, magari parziale, a Draghi. Nel momento in cui il Premier ha deciso di tenere fermo il punto non può che esserci la conta in aula. I 5 Stelle, però, in questo momento appaiono isolati, a parte qualche frangia di LeU e di fuoriusciti. 

Il Def, la cui approvazione è stata rinviata, non potrebbe essere terreno di mediazione tra la posizione di Draghi e quella di Conte, prevedendo più sostegni contro il caro bollette come chiesto dal leader dei 5 Stelle?

Mi sembra difficile che il Def possa ignorare totalmente il tema della spesa militare. Ci potrebbero però essere stanziamenti in più per contrastare il caro bollette o anche aggiustamenti sul superbonus al 110%, provvedimento diventato bandiera M5s. Conte potrebbe a quel punto dire di aver sollevato il problema e di aver ottenuto qualcosa. Potrebbe essere una sorta di 1-1, ma mi sembra una soluzione un po’ tirata e penso che già fosse chiaro che qualcosa in più per sostenere l’economia va fatto, anche se non si sa ancora se si arriverà allo scostamento di bilancio. 

A cosa si deve il rinvio all’ultimo dell’approvazione del Def che sembrava certa per giovedì?

Ci sono incognite pesanti sia sul terreno della guerra in quanto tale che su quello dell’energia. Il fatto che la Russia voglia essere pagata in rubli e che la Germania abbia attivato l’allerta preventiva del piano di emergenza sul gas devono portare a far riflettere sulle possibili conseguenze di un taglio delle forniture, che avrebbe ricadute immediate su tutte le prospettive economiche. È molto complicato, quindi, per il Mef dare le stime più accurate su Pil, deficit e debito pubblico. È chiaro poi che se l’Europa dovesse mettere in campo strumenti simili a quelli che si sono visti dopo la pandemia, allora potrebbe cambiare tutto.

In questo senso i tempi del Governo italiano, che ancora non sa se procedere o meno a uno scostamento di bilancio, e quelli dell’Ue per le sue decisioni possono collimare bene?

Ci sono oggettive difficoltà, per interessi divergenti – pensiamo a chi dipende più o meno dal gas russo, a chi ha più o meno ricadute dalle sanzioni alla Russia -, che rallentano l’Europa. Ma credo che se messa con le spalle al muro possa arrivare a una decisione. E Draghi è uno dei più interessati a che l’Ue si ponga il problema e agisca di conseguenza, così come ha fatto con la pandemia. Lo schema del Recovery fund può essere ripetuto oggi e non escluderei che ciò possa avvenire abbastanza rapidamente. E questo, indirettamente, risolverebbe molti problemi anche in Italia.

Pensando alle tensioni nella maggioranza, il prossimo snodo critico sarà quello della riforma fiscale, visto che l’approdo in Aula a Montecitorio della legge delega è stato ancora rinviato?

Riforma fiscale, riforma della giustizia e legge sulla concorrenza rimangono gli snodi critici, con la loro carica di incognite. E c’è da dire che ogni giorno che passa non fa che renderli temi da campagna elettorale. Purtroppo, tra un rinvio e un ritocco restano comunque ancora lì: si sta girando a vuoto intorno a problemi divisivi che ancora non hanno trovato una soluzione. E, come detto, Draghi ha fatto capire qual è la sua posizione su temi così cruciali.

(Lorenzo Torrisi)

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