Coronavirus, accusa di un’infermiera/ “Mia coinquilina positiva, non me l’ha detto”

- Claudio Franceschini

Coronavirus, il racconto di un’infermiera che ha rivelato come una conquilina, lei pure operatrice sanitaria, sia risultata positiva al Covid-19 ma non si sia preoccupata di dirglielo-

Ospedale Salerno
Coronavirus, il racconto di un'infermiera (dal web)
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Su Nurse Times è comparsa la lettera, ricevuta e pubblicata, di un’infermiera – Marianna – che ha raccontato la sua esperienza lavorativa nell’epoca del Coronavirus e, soprattutto, ha raccontato come la sua compagna di stanza abbia contratto il Covid-19 e non l’abbia avvisata. “Pensi di essere al sicuro” ha scritto la venticinquenne, che poi appunto non ha mai saputo niente. “Sono in attesa di refertazione del tampone, sono asintomatica ma questo non ti immunizza”. La sua potrebbe essere la storia di tante altre persone, vista da entrambi i lati: ovvero essere positivi al Coronavirus ma non saperlo (i cosiddetti asintomatici, per i quali purtroppo non ci sono dati certi) ma anche la poca accortezza di chi invece è consapevole di essere infetto ma, magari in totale buona volontà, non pensa a chi gli sta accanto. “Sono dispiaciuta perché ci sono ancora operatori sanitari che in questo mestiere e nella vita non saranno mai pronti” ha raccontato: come dice lei, i primi untori sono proprio loro.

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CORONAVIRUS, L’ACCUSA DELL’INFERMIERA

Nella sua lettera, Marianna ha voluto dunque invitare a non essere egoisti: bisogna comunicare a tutti se si è infetti e si sta male. “Di Covid-19 si muore, ma con questo atteggiamento muoiono anche tutta la professionalità e la legalità”. E proprio gli operatori sanitari dovrebbero essere i primi a sapere quali siano i rischi del Coronavirus, e dunque a stare assolutamente attenti a chi li circonda; per questo l’infermiera chiude la sua lettera con un “vergognati”, che magari è un po’ forte ma ben racconta la frustrazione della ragazza. “Turni massacranti, pazienti spaventati che ti chiedono se potranno riaccompagnare i nipoti a scuola”: così Marianna ha raccontato la sua quotidianità del periodo, parlando anche di saturazioni scadenti e, appunto, il ritorno a casa con una OSS di un’altra azienda in una stanza “che hai trovato per fortuna. Ti butti sul letto e sprofondi lì, insieme a tutti i pensieri e alle preoccupazioni”. Scoprendo poi di stare a stretto contatto con una persona contagiata dal Coronavirus, e che per giunta lo sapeva: effettivamente, non deve essere stato bello né facile.

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