Coronavirus Brasile, 28mila morti, 498mila casi/ Le associazioni “Indigeni a rischio”

- Davide Giancristofaro Alberti

Coronavirus Brasile, con quasi 29mila morti e 498mila infetti, la nazione verdeoro sale al quarto posto per vittime dietro a Usa, Regno Unito e Italia

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Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro (LaPresse)

Il Brasile è ancora una volta il paese che desta maggiore preoccupazione in quanto ad epidemia di coronavirus. Gli ultimi numeri sono da brividi, con gli infetti che sono saliti a quota 498.440 nelle ultime 24 ore, secondo paese al mondo per casi dietro solamente agli Stati Uniti. Le vittime, invece, sono salite a quota 28.834, il che significa che nell’ultima rilevazione sono stati aggiunti altri 956, ennesimo nuovo record giornaliero. Nuovi dati che pongono il gigante sudamericano da 210 milioni di abitanti, al quarto posto al mondo come numero di decessi, dietro solamente a Stati Uniti, Regno Unito e Italia, e davanti alla Francia. Un impatto devastante quello del covid sulla popolazione, a cominciare dai numerosi gruppi etnici presenti, ben 305, di cui fanno parte circa 900.000 indigeni. Un patrimonio culturale indescrivibile, che rischia però di sgretolarsi sotto i colpi del covid.

CORONAVIRUS BRASILE, APPELLO ISTITUZIONI PRO-INDIGENI

La pandemia ha fino ad oggi colpito 71 popoli indigeni e stando all’Articulação dos povos Índigenas, l’organismo che riunisce i popoli indigeni (APIB), il 27 maggio scorso i morti fra le popolazioni erano 147, con l’aggiunta di 1.350 infetti. Minoranze che non hanno le possibilità di curarsi come si deve, ed è per questo che sono stati lanciati numerosi appelli negli ultimi giorni, a tutela proprio degli stessi indigeni. Il centro della pandemia si trova presso lo stato di Amazonas, dove vi sono al momento 28 sanitari infetti, e dove le vittime sono salite a 42. Caos anche a Manaus, dove numerosi indigenti infetti avrebbero lasciato le strutture ospedaliere per tornare nei loro villaggi, con il rischio di diffondere in maniera incontrollata il virus. Gli ospedali in città sono al massimo delle loro capacità, e vi è un solo nosocomio con terapia intensiva nella regione di Amazonas, distante più di 500 chilometri da Manaus. Sonia Guajajara, presidente dell’APIB, ha spiegato: “i numeri trovati dal movimento indigeno, se confrontati con quelli del Segretariato della salute indigena (Sesai) rivelano un’assurda discrepanza. Oltre alla negligenza dello Stato brasiliano, c’è un razzismo istituzionalizzato”.

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