CORONAVIRUS, ISOLATO CEPPO ITALIANO AL SACCO/ Galli: “Virus circolava da ottobre”

- Niccolò Magnani

Ceppo italiano Coronavirus isolato all’ospedale Luigi Sacco di Milano, Massimo Galli conferma: “Virus circolava già da settimane”. Le ultime notizie.

Ospedale Sacco
Ospedale Luigi Sacco di Milano (LaPresse)

«L’origine dell’epidemia da Sars-CoV-2 può essere collocata tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019, quindi alcune settimane prima rispetto ai primi casi di polmonite identificati»: così lo studio italiano che ha isolato il ceppo italiano di coronavirus ai microfoni di Adnkronos. Lo stesso Massimo Galli ha confermato ai microfoni di Rai News 24 che è «da un bel po’ di tempo in qua, qualche settimana, è sotto traccia». Il primario del reparto di malattie infettive del Sacco ha tenuto a precisare che «l’isolamento del ceppo italiano del coronavirus non è ‘sta gran scoperta, abbiamo fatto quello che dovevamo fare, cioè arrivare all’isolamento del ceppo in circolazione nella cosiddetta zona rossa o comunque in circolazione in questo momento in Italia». Galli ha poi aggiunto: «E’ uno degli aspetti per andare a cercare di capire come si è mosso il virus in questo paese». (Aggiornamento di MB)

CORONAVIRUS, ISOLATO CEPPO ITALIANO AL SACCO DI MILANO

Importante annuncio fatto questo pomeriggio dall’Ospedale Sacco di Milano dopo aver finalmente isolato il ceppo italiano del Coronavirus in modo da poter cominciare al più presto l’iter verso un vaccino stabile e funzionante sul temibile Covid-19 che sta ancora bloccando mezza Italia. Massimo Galli, direttore dell’Istituto di Scienze Biomediche, ha spiegato all’Ansa dell’importantissima scoperta fatta dal proficuo istituto di ricerca che da domenica scorsa lavora senza sosta per raggiungere tale risultato: il passo successivo infatti sarà studiare lo sviluppo di anticorpi che potranno portare a futuri vaccini e cure da parte di laboratori farmaceutici. Il risultato raggiunto oggi dall’Istituto Sacco, che ospita la maggiorparte dei ricoverati per Coronavirus del Milanese, servirà a capire come funziona il virus e come dovranno essere gli anticorpi in grado di fronteggiare il complesso e nuovo Covid-19. Allo Spallanzani di Roma un mese fa ormai erano riusciti a isolare il ceppo cinese di Wuhan mentre ora è completo e pronto allo studio il “ceppo” italiano, locale e autoctono e di fatto diverso dal campione asiatico. «Abbiamo isolato il virus di 4 pazienti di Codogno – ha spiegato ancora il professor Galli -. Siamo riusciti a isolare virus autoctoni, molto simili tra loro ma con le differenze legate allo sviluppo in ogni singolo paziente».

CEPPO ISOLATO A MILANO: MA PER IL VACCINO I TEMPI SONO LUNGHI

La scoperta del ceppo italiano di Coronavirus consentirà ora ai ricercatori di seguire le sequenze molecolari, «tracciare ogni singolo virus per capire cos’è successo, come ha fatto a circolare e in quanto tempo». Fanno parte del team di ricercatori del Sacco le ricercatrici Alessia Loi, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli, precarie, insieme al collega polacco Maciej Tarkowski e al professor Gianguglielmo Zehender. Sul fronte vaccino, è sempre italiano il progetto lanciato per iniziare l’iter di antibiotico anti-Covid-19: come spiega l’Agenzia Ansa, «prima sperimentazione sarà effettuata sugli animali, per poi passare al test sull’uomo ma i tempi rischiano di essere lunghi a causa della burocrazia». A spiegare il perché ci pensa Luigi Aurisicchio, amministratore delegato dell’azienda di biotecnologie Takis e coordinatore del consorzio Europeo EUImmunCoV che si occuperà del progetto: «Abbiamo realizzato il progetto molecolare del vaccino. e saremmo pronti a testarlo negli animali per metà marzo, ma la normativa italiana sulla sperimentazione animale è più restrittiva rispetto a quella di altri Paesi europei». Negli scorsi giorni Australia e Usa avevano lanciato l’annuncio dell’inizio iter vaccino ma per l’Italia i tempi rischiano di essere assai più lunghi, se non cambierà qualcosa nei prossimi mesi a livello legislativo: «sarebbe possibile avere i primi risultati sugli animali dopo circa un mese, dopodiché in collaborazione con l’Istituto Spallanzani potremmo passare ai test cellulari per verificare se il vaccino è in grado di neutralizzare il coronavirus», spiega ancora Aurisicchio lamentando il rallentamento dovuto alla legislazione italiana.

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