CORONAVIRUS/ L’Oms: ecco la situazione, l’allarmismo degli Stati “aiuta” il contagio

- Amedeo Capetti, Elisabetta Corsi

Cronaca dell’ultimo Consiglio esecutivo dell’Oms: i ultimi aggiornati sull’epidemia, i consigli agli Stati e le richieste del governo cinese

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Con le mascherine a Hong Kong (LaPresse)

Alle 17.30 del 4 febbraio, durante il Consiglio esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è stato presentato un aggiornamento tecnico sull’epidemia di Nuovo Coronavirus (2019-nCoV) volto a illustrare le azioni intraprese dall’Oms, le indicazioni di comportamento fornite agli Stati membri e a rispondere a domande tecniche e organizzative.

Il Direttore generale dell’Oms, Adhanom Ghebreyesus Tedros, ha presentato le cifre: 20.704 casi, di cui solo 196 fuori dalla Cina. L’Oms è impegnato su diversi fronti, tra cui il controllo dei dati dell’epidemia, l’invio a proprie spese di test di laboratorio (250mila) presso i laboratori di riferimento delle diverse regioni del mondo, l’invio di personale qualificato per l’assistenza tecnica e di ricerca (vaccino) e il miglioramento della capacità comunicativa per controbattere la disinformazione. Il direttore generale ha richiesto agli Stati:

– di condividere quotidianamente le informazioni con la sede centrale dell’Oms, come da richiesta del Regolamento sanitario internazionale (Rsi). L’Oms ha ricevuto dati completi solo per il 34% dei 196 casi verificatesi fuori dalla Cina;

– di non imporre restrizioni superiori a quanto richiesto dal Rsi, aumentando localmente la paura tra la popolazione e mettendo a rischio la capacità di controllo sanitario. Ventidue paesi ricadono in questa casistica. Il problema è ancora cinese, non mondiale, perciò Tedros ha sollecitato i Governi a rassicurare le popolazioni e a contribuire alla solidarietà internazionale verso la Cina per un migliore controllo dell’epidemia.

La delegazione cinese ha ricordato che il 97% delle morti per 2019-nCoV si è verificato nella provincia di Hubei, e tra questi l’80% aveva più di 60 anni. Wuhan rimane in assoluto l’epicentro e pertanto lo sforzo è concentrato a fermare l’epidemia localmente, rintracciando i contatti stretti dei soggetti infettati e cercando di riconoscere precocemente l’infezione. Le misure del Governo cinese si sono dimostrate efficaci nel contenere la diffusione nelle altre province del paese, l’informazione è stata trasparente e il sequenziamento del genoma virale tempestivo. La gente in Cina è tornata a lavorare. La delegazione cinese ha ringraziato la comunità internazionale per il sostegno e ha sottolineato la necessità che questo continui nei prossimi mesi. Alcuni Stati, tuttavia, hanno proibito l’ingresso ai cittadini che hanno visitato la Cina negli ultimi 14 giorni e sono stati bloccati alcuni voli dalla Cina, in contraddizione con il Rsi. La delegazione ha chiesto agli Stati di seguire le indicazioni dell’Oms, evitando e correggendo le reazioni esagerate.

Gli esperti dell’Oms hanno poi mostrato la storia dell’epidemia, evidenziando l’eccezionale velocità della risposta e della capacità diagnostica e sottolineando il fatto che la diffusione nelle province cinesi e all’estero è sempre partita dalla provincia di Hubei. La trasmissione interumana è stata riconosciuta in alcuni casi, in Vietnam, in Giappone e in Germania. La definizione di caso grave è stata applicata a 2.788 casi, il 14% di tutte le infezioni diagnosticate in Cina. La fonte animale non è stata finora identificata, sono state solo formulate ipotesi. L’incubazione inizialmente estrapolata da altre malattie respiratorie simili sembra confermata non superiore a 14 giorni.

Curva epidemiologica dei casi di 2019-nCoV identificati fuori dalla Cina, per data di insorgenza dei sintomi e storia di provenienza (entro 14 giorni), 4 febbraio 2020. WHO, https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/situation-reports/20200204-sitrep-15-ncov.pdf?sfvrsn=88fe8ad6_2, p.4.

È essenziale che gli Stati conducano una seria analisi epidemiologica e che i laboratori abilitati a riconoscere il virus ne misurino anche la quantità nel sangue per poterla correlare alla gravità della malattia, in quanto ciò potrebbe costituire un utile strumento predittivo. Con l’aiuto dei tecnici dell’Oms, Senegal e Sudafrica sono riusciti a sviluppare la capacità di sequenziare il 2019-nCoV a partire già dalla settimana successiva al suo riconoscimento.

L’Oms nelle ultime due settimane ha lavorato intensamente con diversi Stati per elaborare un piano strategico di prevenzione e risposta volto a guidare gli Stati membri.

La sessione si è chiusa con la disponibilità degli esperti a rispondere a specifiche domande delle delegazioni (per praticità, queste sono riportate qui di seguito insieme ad alcune FAQs già pubblicate sul sito dell’Oms).

Cosa sono i coronavirus?

I coronavirus sono una famiglia di virus a Rna, che possono causare malattie sia negli animali che nell’uomo. Negli animali i coronavirus possono causare gravi patologie, soprattutto a carico dei sistemi nervoso, gastro-intestinale e respiratorio. Negli esseri umani causano malattie di varia gravità, che variano dal banale raffreddore comune fino alle recenti epidemie di malattie respiratorie acute gravi quali la Severe acute respiratory syndrome (Sars) o la Middle East respiratory syndrome (Mers).

Che cos’è questo nuovo coronavirus?

Il 31 dicembre 2019 la Cina riportava all’Organizzazione mondiale della sanità casi di sindrome febbrile associata a polmonite identificati a Wuhan, nella provincia di Hubei, causati da un nuovo coronavirus. Il 7 gennaio 2020 veniva reso noto l’isolamento, da uno dei pazienti, del virus, successivamente classificato come 2019-nCoV, appartenente a questo focolaio, e la sua sequenza genetica veniva resa pubblica il 12 gennaio. Nelle settimane successive i casi confermati di infezione da 2019-nCoV sono progressivamente aumentati, interessando in misura molto inferiore le altre province cinesi e con casi sporadici anche paesi oltre confine. I decessi sono stati registrati quasi tutti nella provincia di origine, Hubei, 12 nel resto della Cina e uno nelle Filippine.

Sars, Mers, ora 2019-nCoV: perché ogni tanto compare qualche nuovo virus?

Le zoonosi sono infezioni o malattie che possono essere trasmesse direttamente o indirettamente tra gli animali e l’uomo, per esempio attraverso il consumo di alimenti contaminati o il contatto con animali infetti. Molti virus riconoscono come serbatoi naturali alcune specie animali; a volte alcuni animali (anche domestici) possono risultare ospiti intermedi, favorendo fenomeni di ricombinazione e/o mutazione con possibile successivo passaggio all’uomo.

Come si trasmette il virus da uomo a uomo?

Per quanto è stato possibile rilevare finora la trasmissione avverrebbe prevalentemente attraverso un aerosol di goccioline di saliva da pazienti sintomatici.

Qual è il quadro clinico tipico?

La sintomatologia presentata dai pazienti nella città di Wuhan è stata caratterizzata principalmente da malessere generale, febbre (90% dei casi), tosse secca (80%), dispnea (20%) e insufficienza respiratoria (15%). Il quadro radiologico presentava prevalentemente infiltrati polmonari bilaterali. Gli esami di laboratorio evidenziavano bassi globuli bianchi come in molte malattie di origine virale. Il quadro clinico in genere si è mostrato più complicato nei soggetti anziani o in quelli con concomitanti malattie gravi (diabete, insufficienza cardiaca o renale).

Esiste oggi un trattamento specifico per l’infezione da 2019-nCoV?

No. La terapia risulta essere quella di supporto. Generalmente ai pazienti gravi vengono somministrati antibiotici e altri antivirali nel sospetto che la patologia abbia una origine diversa. In queste epidemie l’assistenza rianimatoria si è dimostrata molto efficace nel ridurre la mortalità.

È stato presentato un periodo di incubazione di 14 giorni, ma sulla pagina FAQs dell’Oms è riportato che il periodo corrisponde a 11 giorni. A quale dato ci si deve attenere?

Il dato dei 14 giorni è stato inizialmente desunto dall’esperienza di altre infezioni respiratorie simili. Il monitoraggio dell’epidemia ha finora confermato che il periodo non è superiore, tuttavia è possibile che nel prossimo futuro questo dato venga ridotto. In tal caso, tale notifica sarà aggiornata.

È possibile che soggetti asintomatici siano contagiosi?

A oggi non è stato registrato nessun caso di contagio da soggetti asintomatici. Tuttavia, per quanto improbabile, non è possibile escludere questa evenienza. Occorre, infatti, considerare che le malattie respiratorie in genere sono diffuse per via aerea da particelle infettanti provenienti da soggetti asintomatici.

Le soluzioni alcoliche sono in grado di uccidere il virus?

Certo, e sono infatti consigliate per il personale sanitario e per i contatti stretti obbligati. In caso di contatto stretto obbligato con un paziente affetto da 2019-nCoV sintomatico, il paziente dovrebbe portare una semplice mascherina chirurgica, mentre il contatto dovrebbe proteggersi con mascherina FFP2 (le versioni più complesse non sono appropriate). In ogni caso la distanza superiore a un metro è protettiva.

P.S. Alla data del 5 febbraio, i casi di infezione nel mondo sono saliti a 24.516, di cui 213 fuori dalla Cina. I morti sono saliti a 493, di cui 479 nella provincia di Hubei, 12 nel resto della Cina, uno nelle Filippine e uno a Hong Kong.

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