Coronavirus Spagna: 163mila casi, 16mila morti/ Frontiere chiuse fino al 25 aprile

- Davide Giancristofaro Alberti

Coronavirus Spagna: 163mila casi, 16mila morti. Si sta diffondendo in maniera meno capillare l’epidemia da covid-19 nella nazione iberica

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In Spagna l’epidemia da coronavirus sembra aver leggermente rallentato negli ultimi giorni, anche se i dati restano drammatici. Con 163 mila e 27 infetti, la nazione iberica continua ad essere la seconda al mondo per numero di casi di positività, nonché la prima in Europa (Italia insegue a 152.271). Terzo piazzamento invece in quanto a vittime, visto che in Spagna si sono registrati 16.606 decessi, dietro agli Stati Uniti con 20.100, e all’Italia. Fermo restando questi numeri che fotografano una situazione drammatica, come detto in apertura, sembra intravedersi la luce in fondo al tunnel anche in Spagna. Nelle ultime 24 ore, infatti, i morti sono stati 510, la cifra più bassa dal 24 marzo in quanto a vittime, e terzo giorno di calo. Stando ai dati comunicati dal ministero della sanità, inoltre, sono saliti a quota 59.109 i pazienti guariti da coronavirus da inizio epidemia. Intanto il governo presieduto dal premier Pedro Sanchez ha deciso di prorogate fino al 25 aprile la chiusura delle frontiere con Francia e Portogallo.

CORONAVIRUS SPAGNA: ALCUNE CATEGORIE PRONTE A TORNARE AL LAVORO

Si potrà accedere al territorio spagnolo solamente se si è appunto spagnoli, oppure, se si risiede in Spagna. Inoltre, potranno passare le due frontiere i lavoratori nonchè chi è autorizzato per motivi di forza maggiore o situazioni di necessità. Nel contempo il governo Sanchez dovrebbe incontrarsi con i presidenti autonomi anche nella giornata di oggi, Pasqua 2020. La riunione, rigorosamente per via telematica, è prevista attorno alle ore 10:00 di stamattina, come specificato dai colleghi di Marca, e durante la videoconferenza verranno analizzate le misure restrittive che entreranno in vigore a partire da domani, lunedì 13 aprile. Fra 24/48 ore dovrebbero tornare a lavoro alcune delle categorie precedentemente messe in lockdown, fermo restando che sui luoghi di lavoro si possano rispettare le misure di sicurezza.

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