COVID/ Obbligo vaccinale vs. libertà di cura: è ora di finire la “guerra civile”

- Anna Maria Bellesia

Anche chi si è sottoposto alla terza dose ha contratto il Covid. E la coercizione in nome della "scienza" si è dimostrata un abuso

americani scettici vaccino anticovid (LaPresse)

La presidente Meloni aveva annunciato al Parlamento di non voler replicare un modello coercitivo, aveva sottolineato giustamente che la scienza non può essere una religione. Nel programma elettorale della coalizione di centrodestra è scritto chiaramente che il contrasto alla pandemia da Covid-19 deve avvenire “attraverso la promozione di comportamenti virtuosi e adeguamenti senza compressione delle libertà individuali”. Lo stesso Berlusconi, nel suo discorso al Senato, ha ribadito più volte il concetto di libertà e rimarcato che “Non abbiamo mai approvato una norma, una legge, un provvedimento, che potessero ridurre gli spazi di libertà dei cittadini”.

Ebbene perché allora non affermare claris verbis che si vuole fin da subito intraprendere una conseguente politica che non fa più uso della coercizione e di misure pesantemente limitative delle fondamentali libertà personali? E perché non esprimersi in modo unitario visto che quello era il patto elettorale?

E che dire di quelli del “Ce lo dice la Scienza”? Perché tanto fanatismo ideologico quando la scienza è per definizione antidogmatica e in continua evoluzione? Oggi è evidente che anche i “tridosati” si sono contagiati quasi tutti e che il vaccino proposto a inizio 2021 non è stato efficace nel prevenire il contagio e, forse, anche sulla sicurezza bisognerebbe approfondire. È accaduto molte volte che un farmaco ritenuto valido in un primo momento sia stato addirittura ritirato in seguito perché risultato nocivo. Si chiama progresso scientifico, ogni passo non è mai quello definitivo. Perché quelli del “Ce lo dice la Scienza” non hanno l’onestà intellettuale di ammetterlo?

E che dire infine di quelli che fanno di tutte le libertà possibili o immaginabili la propria bandiera, per poi negare il diritto alla libertà di cura già formalmente riconosciuto? Oggi in certi ambienti va di moda rivendicare tenacemente la libertà di assumere droghe, la libertà di abortire, la libertà di avere figli a qualunque costo in qualsiasi modo, la libertà di decidere il proprio fine vita, la libertà di svegliarsi una mattina e sentirsi donna, la libertà di svegliarsi il giorno dopo e sentirsi maschio. Poi però si nega all’individuo il diritto alla libertà di rifiutare di inocularsi un siero di cui non è convinto. Dov’è la coerenza?

Ritorniamo al rispetto dei diritti

Basta con le stucchevoli polemiche da social o da talk show e con le guerre di religione che hanno motivazioni tutte politiche. Ritorniamo a un sano pragmatismo e a un vero rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà individuali. A cominciare da quelli già scritti e riconosciuti.

La legislazione Ue, nella Carta dei diritti fondamentali, stabilisce che “Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica” e che “Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata”, consenso libero dunque, e non solo informato. Durante l’apice della pandemia, tutti presi dalla totale fiducia nei nuovi vaccini proposti dall’industria farmaceutica, che in quel momento parevano sicuri ed efficaci, i governi europei e quello italiano in particolare hanno scelto di comprimere le libertà per spingere sulla vaccinazione di massa fino a introdurre l’obbligo vaccinale, basandosi sul principio costituzionale che la salute è non soltanto diritto individuale ma anche interesse collettivo.

Una scelta politica, basata sulle evidenze di quel momento, pur essendo ben chiaro che era comunque una forzatura.

Infatti, lo stesso Consiglio d’Europa, all’inizio del 2021 e della campagna vaccinale di massa, pur riconoscendo agli scienziati il merito di aver predisposto in tempi record un vaccino anti-Covid considerato “un bene pubblico globale”, ha ricordato però ai governi di garantire ai cittadini il diritto di essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria, che nessuno deve essere sottoposto “a pressioni politiche, sociali o di altro tipo per essere vaccinato, se non desidera farlo personalmente”, e che nessuno deve essere  “discriminato” per non essere vaccinato. Ha ammonito anche a “istituire sistemi efficaci per il controllo dei vaccini e la loro sicurezza dopo la loro diffusione nella popolazione generale, anche per monitorarne gli effetti a lungo termine”. Ecco, adesso è il momento di puntare esattamente su questo e non di continuare con guerre ideologiche. Anche a questo dovrebbe servire una Commissione parlamentare d’inchiesta.

In attesa della Corte Costituzionale

Dalla sentenza della Corte Costituzionale, attesa per fine novembre, è logico aspettarsi che le misure coercitive, prese nel pieno dell’emergenza pandemica, saranno giudicate legittime, pur con qualche paletto, perché la Corte non potrà smentire se stessa.

Per esempio i danneggiati da vaccino dovranno essere presi in carico dallo Stato e risarciti, mentre finora anche parlarne è quasi un tabù. Su questo punto c’è una lunga e consolidata giurisprudenza.

Al tempo stesso, è certo che sarà riconosciuta la legittimità dell’obbligo vaccinale, ove l’interesse della collettività lo richieda. La Corte ammette anche le sanzioni amministrative, ma è difficile immaginare che perdere il diritto al lavoro e al sostentamento sia in qualche modo giustificabile.

Inoltre, come già scritto in sentenze precedenti, per qualificare come obbligatorio un determinato trattamento sanitario bisogna tenere conto dei dati e delle conoscenze medico-scientifiche disponibili, secondo una “dinamica evolutiva” che deve guidare le scelte. La discrezionalità del legislatore fra obbligo o raccomandazione “deve essere esercitata alla luce delle diverse condizioni sanitarie ed epidemiologiche, accertate dalle autorità preposte, e delle acquisizioni, sempre in evoluzione, della ricerca medica” (Sentenza 5/2018).

In parole povere vale sempre il criterio di proporzionalità, adeguatezza e ragionevolezza. Quella ragionevolezza che certi commentatori facinorosi sembrano aver perso del tutto.

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