Covid, “pazienti legati e accompagnati alla morte”/ Infermieri choc: vaccini scaduti…

- Sabrina Maestri

Gravi dettagli emergono ancora intorno alla pandemia Covid. A portarli alla ribalta sono ex sanitari che hanno visto da vicino negli ospedali i trattamenti riservati ai pazienti, e non solo

fiaso Terapia intensiva Covid in Italia: Ospedale Maggiore di Bologna (LaPresse, 2022)

Ogni giorno emergono elementi sempre più inquietanti sulla pandemia Covid. Non è stato solo un problema di mala gestione o di protocolli sanitari dalla dubbia efficacia. È proprio chi si è ritrovato a lavorare tra le corsie degli ospedali a rivelare aspetti che fanno rabbrividire: anziani lasciati soli in reparto e perfino somministrazione di vaccini scaduti. E tutto questo nella totale omertà.

Panorama ha voluto raccogliere la testimonianza di infermiere che ormai non svolgono più questo lavoro perchè rimaste scosse dalle modalità di trattamento dei pazienti all’interno degli ospedali. C’è chi ha raccontato che durante la pandemia i pazienti anziani ammalati venivano legati ai letti e lasciati soli, abbandonati al loro destino. Al personale sanitario veniva vietato di entrare nelle stanze occupate da malati Covid, lasciandoli morire in modo disumano. Se la situazione si aggravava veniva applicato un protocollo che accompagnasse alla morte. Testimonianze come queste stanno fioccando, e compaiono giorno dopo giorno sui media, dopo l’importante ‘la’ dato dal programma di approfondimento giornalistico Fuori dal Coro di Mario Giordano.

Somministrazione di vaccini scaduti e terapie Covid sbagliate

Le infermiere che hanno deciso di parlare hanno anche rivelato molto altro: “ L’ordine era di fare più dosi di vaccino possibile. Anche quando erano scadute”. E questo avveniva non solo dentro agli ospedali, ma anche nei centri vaccinali. Queste testimonianze, essendo arrivate in un momento successivo, non compaiono nelle indagini della Procura di Bergamo ma, data la gravità delle affermazioni, non è escluso che possano dare il via all’apertura di nuove ulteriori indagini. Dalle parole trapelano poi anche ulteriori aspetti: i protocolli sanitari previsti, come sappiamo, prevedevano paracetamolo e vigile attesa presso il proprio domicilio in caso di contagio da Covid. Però se il decorso della malattia peggiorava al punto da prevedere il ricovero in ospedale, lì la terapia cambiava, somministrando antibiotici, cortisone ed eparina. Quindi perchè queste cure non venivano applicate tempestivamente con l’emergere dei primi sintomi? Interrogativo, questo, tra i tanti, che merita una risposta, soprattutto per tutte quelle famiglie che hanno avuto almeno un parente morto di Covid e che su più fronti hanno avvalorato le testimonianze del personale sanitario.





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