Covid, Richeldi: “Variante Kraken non preoccupa”/ “Fragili facciano quinta dose”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il professor Luca Richeldi è stato intervistato stamane dal programma di Rai Uno, Uno Mattina, per parlare di covid: ecco che cosa ha dichiarato

richeldi 640x300 Il professor Luca Richeldi a Uno Mattina

Il professor Luca Richeldi, direttore unità Operativa Complessa Pneumologia del Policlinico Gemelli e medico chirurgo, è stato intervistato stamane dal programma di Rai Uno, Uno Mattina, per parlare di covid: “Ciò che sta succedendo in Cina era atteso, ha scelto una strategia di controllare con il lockdown un virus molto contagioso e quando hanno ceduto su quella strategia il contagio si è diffuso in maniera straordinaria veloce, Omicron è uno dei virus più contagiosi di sempre. La popolazione – ha proseguito Richeldi – non era stata vaccinata in maniera efficace. Ovviamente è un problema di riflesso per noi perchè si possono creare varianti nuove, è una possibilità concreta e da qui il nostro controllo a livello europeo per vedere se ci sono nuove varianti”.

Sulla quarta dose Richeldi ha spiegato: “L’immunità più protettiva è quella ibrida, le persone che hanno avuto il vaccino e l’infezione, e molte in Italia hanno questa copertura. C’è però una parte di popolazione fragile che sono gli over 80 e quelli con la comorbità, e in queste persone è importante che venga rafforzata l’immunità. L’efficienza del vaccino cala con l’età invecchia il sistema immunitario ed ha bisogno di più dosi per avere la stessa risposta. E’ importante che queste persone facciano anche la quinta dose ormai”.

RICHELDI: “NEL 2020 UNA SITUAZIONE COVID DIVERSA DA OGGI”

Sulla nuova variante del Nord America, Kraken, Richeldi ha aggiunto: “Sono tutte varianti di Omicron, quindi dobbiamo essere poco preoccupati, il nostro vaccino risponde bene. Vengono dati questi nomi di fantasia per colpire, nomi spaventosi ma dobbiamo essere tranquilli perchè fino ad ora non sono arrivate varianti uscite dalla famiglia Omicron”.

Poi Richeldi ha concluso: “Nel 2020 c’era una situazione completamente diversa da oggi. I tamponi non sono mirati ad impedire che le persone vengano in Italia ma solo ad una sorveglianza per individuare eventuali nuove varianti. I dati che arrivano dalla Cina sono incompleti e difficili da capire. Inoltre ogni Paese ha il diritto e quasi il dovere di proteggere la propria popolazione”.







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