Cremazioni multiple a Biella/ Video Le Iene, testimone “corpi in bare di cartone”

- Emanuela Longo

Cremazioni multiple a Biella: il dramma di 600 famiglie e il servizio di Andrea Agresti a Le Iene. Parla il testimone che accusa i responsabili

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Cremazioni multiple a Biella, Le Iene
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Andrea Agresti per Le Iene ci ha condotti ieri sera in un vero e proprio orrore, quello avvenuto a Biella dove in un anno sarebbero stati cremati oltre 3500 corpi. Secondo l’accusa di alcuni dipendenti, ciò sarebbe stato il frutto di cremazioni multiple eseguiti su ordine dei dirigenti, al fine di ridurre i tempi e raddoppiare i guadagni. Per questo i fratelli Ravetti sono stati rinviati a giudizio, mentre Agresti ha dato voce ad oltre 600 famiglie coinvolte. Secondo quanto emerso, per oltre due anni l’azienda avrebbe continuato ad eseguire cremazioni multiple consegnando poi ai parenti ceneri di persone sconosciute. “Bisogna rispettare i defunti, quello che è stato fatto è vergognoso”, ha tuonato un uomo, che in quel forno crematorio è finito il corpo della compianta moglie ma le ceneri ora in suo possesso non sa di chi siano. E storie simili ce ne sono purtroppo a centinaia. Artefice della loro disperazione sarebbe Alessandro Ravetti, titolare della società che si occupa delle cremazioni di Biella. Secondo i dipendenti, pur di guadagnare non avrebbe avuto alcuno scrupolo a bruciare più corpi insieme contemporaneamente. Gli orrori sarebbero stati documentati dagli stessi proprio con i telefonini facendo scattare le indagini. “Ci veniva chiesto per accontentare il continuo incremento delle cremazioni di aumentare le bare all’interno del forno. Gli ordini arrivavano da Alessandro Ravetti”, ha dichiarato un dipendente ai microfoni de Le Iene.

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CREMAZIONI MULTIPLE A BIELLA: PARLA UN TESTIMONE

Secondo le testimonianze del dipendente, i fratelli Ravetti avevano imposto la regola che bisognava andare il più veloce possibile per consegnare il prima possibile le ceneri. Con le cremazioni multiple, dunque, venivano dimezzati i costi del forno e raddoppiare la produzione al solo fine di guadagnare di più. Sempre secondo il testimone, per aumentare i guadagni i Ravetti avrebbero dettato delle regole specifiche anche sui tempi di combustione. Se il tempo di combustione in media doveva durare 2-3 ore, loro lo facevano durare 60 minuti. Se in quel tempo non veniva completamente cremato il corpo, le direttive interne indicavano di “interrompere la cremazione e fare entrare un’altra cassa”. E per le bare rivestite di zinco? I Ravetti avrebbero pensato anche a questo: “Tagliavi lo zinco con un’accetta o un’ascia ed estraevi la persona, metterlo all’interno di una cassa di cartone e poi nel forno insieme agli altri”, ha dichiarato il testimone. Oltre a questo, veniva loro detto anche di togliere maniglie, croci, viti e i fiori quando arrivavano freschi per poi rivenderli, essendo la famiglia proprietaria di una ditta funebre. La cosa più assurda è che è impossibile avere la certezza che la cenere consegnata possa appartenere proprio a persone diverse. “E’ disumano quello che hanno fatto, disumano! Mio figlio non è più in quel corpo ma tu non puoi permetterti di mancare di rispetto al corpo di mio figlio!”, commenta una vittima. Ovviamente nessuno dei Ravetti ha voluto parlare con la iena.

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